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Le aziende alla frontiera dell’innovazione

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Il sistema Ict italiano cresce, ma vive i problemi storici delle nostre imprese: frammentazione e Sud arretrato. Il nodo delle competenze
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Le aziende dell’Italia digitale generano innovazione e occupazione. Sarebbe naïf, però, chiamarla «isola felice». Il settore continua a crescere, si interessa sempre più anche di intelligenza artificiale, ma vive i tipici mali dell’economia italiana: un’eccessiva frammentazione delle aziende, un Sud arretrato e l’eterno ritardo sulle competenze. Con una differenza importante rispetto agli altri settori: il digitale può fare da traino al resto del Paese. E già qualche segnale in tal senso lo si intravede.

la fotografia della filiera ict e i maggiori settori di attività

L’Osservatorio Trimestrale del settore Ict frutto della collaborazione tra Anitec-Assinform (l’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’Ict in Italia) e InfoCamere (la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale), offre per la prima volta una fotografia dell’intero settore Ict italiano. Alla fine del …

Le aziende dell’Italia digitale generano innovazione e occupazione. Sarebbe naïf, però, chiamarla «isola felice». Il settore continua a crescere, si interessa sempre più anche di intelligenza artificiale, ma vive i tipici mali dell’economia italiana: un’eccessiva frammentazione delle aziende, un Sud arretrato e l’eterno ritardo sulle competenze. Con una differenza importante rispetto agli altri settori: il digitale può fare da traino al resto del Paese. E già qualche segnale in tal senso lo si intravede.

la fotografia della filiera ict e i maggiori settori di attività

L’Osservatorio Trimestrale del settore Ict frutto della collaborazione tra Anitec-Assinform (l’associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’Ict in Italia) e InfoCamere (la società delle Camere di Commercio italiane per l’innovazione digitale), offre per la prima volta una fotografia dell’intero settore Ict italiano. Alla fine del 2024, conta 132.400 imprese, con una crescita del 2,1% sull’anno precedente. Impiega 631.500 addetti, in aumento del 3,4% rispetto al 2023. Dominano Lombardia e Lazio, seguite da Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Spicca però anche la sorpresa Emilia-Romagna, come centro vitale per l’innovazione, con 737 startup e pmi innovative Ict registrate.

la demografia delle imprese tengono meglio quelle medio-grandi

Le aziende ict italiane

Che fanno le aziende Ict italiane? Soprattutto software e consulenza It, con 56.707 imprese e 379.607 addetti, seguiti dai servizi It, che contano 55.292 imprese e 125.430 addetti. In calo invece le telecomunicazioni. «I numeri riflettono la struttura di un sistema imprenditoriale fatto di piccole e piccolissime imprese che esprimono soprattutto una domanda di consulenza e di servizi ritagliati sulle proprie esigenze, dall’outsourcing ai servizi in cloud», spiega Paolo Ghezzi, direttore generale InfoCamere. «I dati certificano che il sistema delle imprese sta rispondendo positivamente a questa domanda con la crescita di società di software e consulenza It, per loro natura molto vicine alle esigenze specifiche di filiere fatte di aziende piccole e medie presenti in larga maggioranza nel nostro Paese», continua. «La lieve contrazione del numero di operatori di telecomunicazioni, invece, riflette lo stato di un settore maturo e con elevati costi di ingresso, la cui vitalità è comunque confermata dalla forte dinamica positiva degli addetti». Sono invece 1428 le startup e pmi sulla frontiera dell’innovazione: 527 si occupano di IA, 178 di big data e data science, 148 di blockchain. «I dati sottolineano l’importanza vitale dell’Ict per l’economia italiana. Non solo supporta la trasformazione digitale delle imprese ma agisce anche come un motore per l’economia e per l’occupazione, specialmente in aree ad alta qualificazione», aggiunge Daniele Lombardo, consigliere Anitec-Assinform con delega alle pmi. La conferma anche nei recenti dati Terna sul boom di domanda di energia elettrica in Italia – 40 volte in più nel 2024 rispetto al 2021 – per via della crescita dei datacenter ossia della domanda di servizi digitali (cloud e IA) delle nostre imprese. «Mentre altri settori importanti della nostra economia devono affrontare problemi importanti come le prossime sfide nel commercio internazionale o la crisi della domanda interna - continua Lombardo - il settore ict è nel pieno di una trasformazione che permetterà la creazione di nuovi mercati nell’ambito dell’IA, nuove opportunità competitive e nuova occupazione».

La necessità di cure

Bene: ma resta, questo, un fermento fragile. Bisognoso di supporto e cure. «Dobbiamo avere una politica industriale che sia fortemente orientata all’innovazione», dice Lombardo. «Oggi ci concentriamo molto sulla domanda di tecnologia, ma anche l’offerta deve essere supportata per esprimere i talenti e le capacità più promettenti». La ricetta? Secondo l’associazione, abbiamo bisogno di politiche regolatorie e fiscali stabili nel tempo e basate su un approccio di sistema. «Penso al credito di imposta ricerca e sviluppo ma anche a Transizione 4.0 e ai diversi finanziamenti mirati per la ricerca e lo sviluppo, per promuovere la ricerca applicata e la brevettazione», dice Lombardo, che non cita Transizione 5.0, programma poco amato dalle aziende italiane per via dei ritardi nei decreti attuativi e di vincoli eccessivi. «L’adozione di nuove tecnologie come IA, cloud, blockchain e internet delle cose può essere accelerata attraverso partnership strategiche tra università, centri di ricerca e aziende private», continua. L’idea è supportare questi programmi con collaborazioni tra il settore pubblico, enti di formazione e le aziende del nostro settore. Ma non basta, bisogna investire di più nella ricerca pubblica e privata, per arrivare a livelli competitivi almeno con Germania, Francia e Svezia, nota l’associazione.

I temi competenze e frammentazioni territoriali

«Poi c’è il grande tema delle competenze. Che deve diventare una vera priorità per l’agenda politica», dice Lombardo. «Abbiamo bisogno di adottare programmi di formazione specifici per sviluppare competenze avanzate in Ict, con un focus non solo su nuovi modelli di sviluppo del software, ma anche su IA, data science, e sicurezza informatica». Insomma: collaborazione a tutto campo per una formazione Ict diffusa e orientata con la vera domanda del mercato; aumentare la disponibilità di corsi a tutti i livelli. Infine il problema forse più rognoso, quello di scala e frammentazione territoriale. L’Ict soffre di nanismo come altri settori e di un Sud che resta indietro. «L’Italia non è tutta uguale, ce lo dicono i dati, e le imprese sono spesso piccole o piccolissime», dice Lombardo. Che fare? «Dobbiamo stimolare la crescita del settore Ict in tutti i territori e non solo nelle aree metropolitane, promuovendo i cluster tecnologici regionali per attrarre talenti e investimenti». Come mostrano i dati, i vantaggi che vengono dal settore Ict sono ampi per un territorio. A maggior ragione si pone ora la sfida dell’equità. Ossia quella di «distribuire i benefici economici e occupazionali del settore in tutto il territorio nazionale», dice Lombardo.

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