ROMA – Il nuovo Def non mette d’accordo governo e opposizioni. Non c’è intesa sull’assetto del più importante documento di programmazione economica che l’esecutivo dovrà trasmettere alle Camere entro il 10 aprile. E ora la maggioranza è pronta a fare da sola.
La fumata nera prende forma a Montecitorio: la riunione del gruppo di lavoro per la revisione delle regole contabili si trasforma in un muro contro muro tra i partiti che sostengono il governo e Pd, M5s, Azione e Liberaldemocratici. Sul tavolo finisce la risoluzione con cui le commissioni Bilancio di Camera e Senato devono autorizzare il governo a operare in un regime transitorio dato che la legge di contabilità nazionale non è stata ancora allineata al nuovo Patto di stabilità.
Le modifiche al documento
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ROMA – Il nuovo Def non mette d’accordo governo e opposizioni. Non c’è intesa sull’assetto del più importante documento di programmazione economica che l’esecutivo dovrà trasmettere alle Camere entro il 10 aprile. E ora la maggioranza è pronta a fare da sola.
La fumata nera prende forma a Montecitorio: la riunione del gruppo di lavoro per la revisione delle regole contabili si trasforma in un muro contro muro tra i partiti che sostengono il governo e Pd, M5s, Azione e Liberaldemocratici. Sul tavolo finisce la risoluzione con cui le commissioni Bilancio di Camera e Senato devono autorizzare il governo a operare in un regime transitorio dato che la legge di contabilità nazionale non è stata ancora allineata al nuovo Patto di stabilità.
Le modifiche al documento
Le prime bozze non sono piaciute alle opposizioni, che hanno chiesto al ministero dell’Economia di modificare alcuni punti. Due in particolare: l’orizzonte di riferimento per le informazioni sul quadro economico e di finanza pubblica, oltre al superamento del criterio della legislazione vigente, che non tiene conto delle politiche programmatiche.
L’incontro a Montecitorio si focalizza proprio sul documento preparato dal Mef. Il testo, che Repubblica ha potuto visionare, si intitola “Osservazioni relative alle modifiche richieste alla proposta di risoluzione”. Sull’orizzonte di riferimento, che per le opposizioni deve essere il 2025-2028, il Tesoro specifica che sarà fornito un aggiornamento delle previsioni per il triennio 2025-2027 e, "tenendo conto delle richieste”, anche per il 2028, anche se “entrerà a far parte del triennio di manovra solo in autunno”.
Sulla possibilità di inserire il criterio delle politiche invariate per superare il quadro a legislazione vigente, il documento ricorda che l’ultima manovra ha già disposto una serie di finanziamenti riferiti proprio a questa tipologia, dalle missioni internazionali all’accorpamento delle aliquote Irpef, insieme ai rinnovi contrattuali.
Lo scontro con le opposizioni
Le osservazioni del governo non bastano però a convincere la controparte. «Per noi - dice la deputata del Pd, Cecilia Guerra - è imprescindibile che non si vada sotto il triennio 2026-2028». Critiche anche da Luigi Marattin (Liberaldemocratici): «Hanno fatto forzature non necessarie e incongruenti». La maggioranza tira dritto. Presenterà una sua risoluzione in commissione Bilancio, alla Camera, forse già giovedì.
L’annuncio arriva dalla capogruppo di FdI in commissione, Ylenja Lucaselli: «Le nuove regole della governance europea impongono una riflessione sul futuro: chi si ostina, come le opposizioni, a parlare di Def, che non esiste più, guarda al passato». Di fronte a questa mossa, le opposizioni valutano una risposta. Pd e Azione sono contrarie a una risoluzione alternativa a quella di maggioranza: per i due partiti serve un accordo all’unanimità per agire in deroga alla legge attuale.