ROMA – Tupperware come l’Araba Fenice. Lo storico marchio dei contenitori ermetici che dagli Usa è arrivato sulle tavole di tutto il mondo dal 1946 potrebbe rinascere dalle sue ceneri. Dopo il crac annunciato dall’amministratrice delegata Laurie Ann Goldman a metà settembre, e un accordo con i creditori che un mese dopo ha aperto uno spiraglio per la società di Orlando, è l’imprenditore francese Cédric Meston a farsi avanti per rilanciare il brand in cinque mercati: Francia, Belgio, Germania, Italia e Polonia. A partire da aprile, almeno secondo quanto riporta il quotidiano Le Figaro.
Meston, 32 anni a dicembre, è il cofondatore e amministratore delegato di HappyVore, startup specializzata nei prodotti sostitutivi della carne oltre le Alpi. E …
ROMA – Tupperware come l’Araba Fenice. Lo storico marchio dei contenitori ermetici che dagli Usa è arrivato sulle tavole di tutto il mondo dal 1946 potrebbe rinascere dalle sue ceneri. Dopo il crac annunciato dall’amministratrice delegata Laurie Ann Goldman a metà settembre, e un accordo con i creditori che un mese dopo ha aperto uno spiraglio per la società di Orlando, è l’imprenditore francese Cédric Meston a farsi avanti per rilanciare il brand in cinque mercati: Francia, Belgio, Germania, Italia e Polonia. A partire da aprile, almeno secondo quanto riporta il quotidiano Le Figaro.
Meston, 32 anni a dicembre, è il cofondatore e amministratore delegato di HappyVore, startup specializzata nei prodotti sostitutivi della carne oltre le Alpi. E ha le idee chiare: “Salvare uno dei simboli delle nostre cucine”. Che ha rischiato di affondare sotto un debito da quasi un miliardo di dollari (818, stando ai numeri diffusi dalla Reuters nell’ottobre scorso). L'azienda è "sana" e la "sfida promette di essere eccitante", ragiona l'imprenditore. L’obiettivo è chiudere il 2025 con un fatturato a quota “100 milioni di euro”.
La cordata
Per farlo, lo stesso Meston – che ha "acquistato il 100% di Tupperware France da una società belga, oggi in amministrazione controllata” – dovrà presentare un piano per la continuazione dell'attività al tribunale. Con lui, nella cordata che promette una nuova vita ai contenitori ermetici per antonomasia, ci sono gli imprenditori Augustin Rudigoz e Aymeric Porte, che lavoreranno in collaborazione con l’attuale management guidato da Geoffroy Destexhe. Il team spera di risalire la china delle vendite puntando su “nuovi modelli di consumo” e su una “distribuzione multicanale”, tra le vendite porta a porta, l’e-commerce e “partnership strategiche” con i marchi della distribuzione.
La storia
E’ il 1946, la Seconda guerra mondiale è alle spalle e il boom economico a portata di mano, quando Earl Tupper "ebbe una scintilla di ispirazione mentre creava stampi in una fabbrica di materie plastiche”, si legge sul sito web di Tupperware. "Se fosse riuscito a progettare una chiusura ermetica per contenitori di plastica, come quelli di una lattina di vernice, avrebbe potuto aiutare le famiglie stanche della guerra a risparmiare denaro sui costosi sprechi alimentari".
Negli anni quei contenitori in plastica ermeticamente sigillati diventano l’attrazione dei Tupperware party, riunioni casalinghe con cibo e bevande in tavola e un rappresentante dell'azienda che mostra e mette alla prova le plastiche made in Usa. Nel 2017 l'azienda contava ancora oltre tre milioni di questi 'ambasciatori' in tutto il mondo. Ora qell’era si è chiusa. La promessa dei francesi è che il marchio torni a spiccare il volo. Come l’Araba Fenice, appunto.