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Istat, un italiano su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale

Dall’indagine “Condizioni di vita e reddito delle famiglie” emerge anche che un lavoratore su dieci è a rischio indigenza. Peggiore la situazione di chi ha figli a carico. Si riducono le entrate in termini reali
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ROMA – Quasi un italiano su quattro, il 23,1% della popolazione (circa 13 milioni e 525mila persone) è a rischio di povertà o esclusione sociale, un dato in aumento rispetto al 2023 (era il 22,8%). Significa che non può permettersi un pasto caldo, non può far fronte a una spesa imprevista, oppure guadagna troppo poco per considerarsi al riparo dal rischio di indigenza. In particolare, rileva l’Istat nell’indagine “Condizioni di vita e reddito delle famiglie”, nel 2024 ad aumentare è la percentuale di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (9,2% rispetto all’8,9% dell’anno precedente), una ulteriore riprova del fatto che l’aumento degli occupati si fonda sul lavoro precario, discontinuo e mal retribuito.

Continua a colpire l’inflazione: nel 2023 il reddito annuale medio delle famiglie (37.511 euro) è aumentato in termini nominali (+4,2%) ma si è ridotto in termini reali (-1,6%). E quindi sono aumentate le disuguaglianze: nel 2023, l’ammontare di reddito percepito d…

ROMA – Quasi un italiano su quattro, il 23,1% della popolazione (circa 13 milioni e 525mila persone) è a rischio di povertà o esclusione sociale, un dato in aumento rispetto al 2023 (era il 22,8%). Significa che non può permettersi un pasto caldo, non può far fronte a una spesa imprevista, oppure guadagna troppo poco per considerarsi al riparo dal rischio di indigenza. In particolare, rileva l’Istat nell’indagine “Condizioni di vita e reddito delle famiglie”, nel 2024 ad aumentare è la percentuale di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (9,2% rispetto all’8,9% dell’anno precedente), una ulteriore riprova del fatto che l’aumento degli occupati si fonda sul lavoro precario, discontinuo e mal retribuito.

Continua a colpire l’inflazione: nel 2023 il reddito annuale medio delle famiglie (37.511 euro) è aumentato in termini nominali (+4,2%) ma si è ridotto in termini reali (-1,6%). E quindi sono aumentate le disuguaglianze: nel 2023, l’ammontare di reddito percepito dalle famiglie più abbienti è stato 5,5 volte quello percepito dalle famiglie più povere (in aumento dal 5,3 del 2022).

Nel confronto europeo (che, spiega l’Istat, è valido al momento solo per il 2023, perché per il 2024 non tutti i Paesi Ue hanno comunicato i loro dati) l’Italia è al quinto posto per rischio di povertà ed esclusione sociale. Ci precedono solo Bulgaria, Romania, Spagna e Lettonia.

Peggiorano i pensionati, i giovani e i “monogenitori”

A fronte di una stabilità della condizione di povertà o di grave deprivazione, aumenta la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro: in particolare si trovano in questa condizione le persone sole con meno di 35 anni (15,9% rispetto al 14,1% del 2023) e, soprattutto, i monogenitori, che presentano una percentuale più che doppia rispetto alla media nazionale (19,5% contro il 15,2% del 2023).

Peggiora anche la condizione dei pensionati: a rischio di povertà o esclusione sociale il 33,1% (era il 31,6% nel 2023) di coloro che possono contare principalmente sul reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici. A livello territoriale, nel 2024, il Nord-est si conferma la ripartizione con la minore incidenza di rischio di povertà o esclusione sociale (11,2%, era 11,0% nel 2023) e il Mezzogiorno come l’area del paese con la percentuale più alta (39,2%, era 39,0% nel 2023).

Calano i redditi reali

Nel 2023, si stima che le famiglie residenti in Italia abbiano percepito un reddito netto pari in media a 37.511 euro, circa 3.125 euro lordi al mese. Alla crescita dei redditi familiari in termini nominali (+4,2% rispetto al 2022) corrisponde, a causa dell’inflazione, un calo in termini reali (-1,6%) per il secondo anno consecutivo. La diminuzione dei redditi in termini reali è particolarmente intensa nel Nord-est (-4,6%) e nel Centro (-2,7%), a fronte di una lieve riduzione osservata nel Mezzogiorno (-0,6%) e di una debole crescita nel Nord-ovest (+0,6%).

Rispetto al 2007, la contrazione complessiva dei redditi familiari in termini reali è pari, in media, a -8,7% (-13,2% nel Centro, -11,0% nel Mezzogiorno, -7,3% nel Nord-est e -4,4% nel Nord-ovest). Inoltre, la flessione dei redditi è stata particolarmente intensa per le famiglie la cui fonte di reddito principale è il lavoro autonomo (-17,5%) o dipendente (-11,0%).

Un lavoratore su cinque è a basso reddito

Se un lavoratore su dieci è povero, nonostante percepisca un reddito, uno su cinque è a basso reddito. Significa, spiega l’Istat, che ha lavorato almeno un mese nell’anno e ha percepito un reddito netto da lavoro inferiore al 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito netto da lavoro relativa al 2023. Il rischio di essere un lavoratore a basso reddito è decisamente più alto per le donne rispetto agli uomini (26,6% contro 16,8%), per gli occupati appartenenti alle classi di età più giovani (29,5% per i lavoratori con meno di 35 anni contro un valore minimo pari al 17,7% per quelli nella classe 55-64), per gli stranieri rispetto agli italiani (35,2% contro 19,3%). La condizione di basso reddito è associata anche a bassi livelli di istruzione, passando dal 40,7% per gli occupati con istruzione primaria al 12,3% per quelli con istruzione terziaria.

Landini: “Sui salari Confindustria sbaglia”

"I rinnovi dei contratti devono aumentare e tutelare davvero il potere d'acquisto, cosa che il governo non vuole fare e anche Confindustria sta andando in questa direzione", osserva il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. "In Italia si è precari e si è poveri. Il governo continua a non tassare la rendita, i profitti, non prende i soldi dove ci sono", ha aggiunto, sottolineando come "la questione salariale sia fondamentale: abbiamo 100mila giovani, diplomati e laureati, che lasciano il nostro Paese ogni anno”.

"Nel favoloso mondo di Meloni la realtà è distante anni luce dalla propaganda governativa: i dati pubblicati oggi da Istat ci dicono che nel 2023 il reddito delle famiglie italiane è diminuito in termini reali e che le disuguaglianze di reddito si stanno allargando. È La certificazione del fallimento delle politiche economiche e sociali della destra e della necessità di ripensarle profondamente", dichiara Antonio Misiani, responsabile economico del Pd.

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