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Landini: “Il riarmo taglia lo stato sociale e pagano i lavoratori”

MAURIZIO LANDINI CGIL 

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Il segretario Cgil guarda alla piazza per l’Europa e lancia l’assemblea per la pace e i diritti del 29 marzo. “L’iniziativa è aperta, i partiti vengano se vogliono”
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ROMA – La sicurezza non la porta il riarmo, ma il lavoro, i diritti e lo stato sociale». Per questo Maurizio Landini, per non “perdere di vista” la piazza del Popolo del 15 marzo ispirata da Michele Serra, guarda all’assemblea «per l’Europa, la pace, l’ambiente, i diritti» convocata sabato 29 marzo in casa Cgil come a un «momento politico», ma senza i partiti. «Le forze politiche se vogliono possono esserci, l’assemblea è aperta. Ma la piazza la fanno le forze sociali».

Segretario, perché l’assemblea? Aperta a chi?

«Aperta ad associazioni laiche e cattoliche, ai sindaci e a tutti quelli che vogliono partecipare. Ci saranno, solo per citare alcuni, Anpi, Acli, Arci, Libera, la comunità di Sant’Egidio, il Forum disuguaglianze e diversità, Sbilanciamoci, la Rete pace e disarmo. Poi Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e presidente di Ali, le Autonomie locali italiane. La sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, delegata alla pace per Anci. E tanti altri».

Ma l’invito a Schlein e Conte no…

ROMA – La sicurezza non la porta il riarmo, ma il lavoro, i diritti e lo stato sociale». Per questo Maurizio Landini, per non “perdere di vista” la piazza del Popolo del 15 marzo ispirata da Michele Serra, guarda all’assemblea «per l’Europa, la pace, l’ambiente, i diritti» convocata sabato 29 marzo in casa Cgil come a un «momento politico», ma senza i partiti. «Le forze politiche se vogliono possono esserci, l’assemblea è aperta. Ma la piazza la fanno le forze sociali».

Segretario, perché l’assemblea? Aperta a chi?

«Aperta ad associazioni laiche e cattoliche, ai sindaci e a tutti quelli che vogliono partecipare. Ci saranno, solo per citare alcuni, Anpi, Acli, Arci, Libera, la comunità di Sant’Egidio, il Forum disuguaglianze e diversità, Sbilanciamoci, la Rete pace e disarmo. Poi Roberto Gualtieri, sindaco di Roma e presidente di Ali, le Autonomie locali italiane. La sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, delegata alla pace per Anci. E tanti altri».

Ma l’invito a Schlein e Conte non è partito? Molti già la dipingevano come il federatore. O il paciere.

«Non è una scelta di esclusione, ma di continuità con il cammino di questi anni. La Cgil è stata tra i primi a schierarsi contro l’invasione della Russia e per la pace in Ucraina. Per noi oggi valgono ancora le rivendicazioni di Europe for Peace del 5 novembre 2022, la più grande manifestazione di cittadini e associazioni in Europa che riempì piazza San Giovanni per chiedere il cessate il fuoco, di aprire negoziati, di non aumentare le spese in armi, di bloccare la corsa agli armamenti nucleari, per spingere l’Italia e l’Europa alla diplomazia».

Con quali esiti?

«Non quelli che speravamo, lo diciamo con realismo e rammarico. La logica della guerra sta prevalendo dentro a un quadro inedito e spaventoso. L’esistenza stessa dell’Europa è a rischio. Il silenzio sul massacro in Palestina, rotto solo dalle parole di denuncia del Papa, è inaccettabile. Ecco perché sentiamo la necessità dell’assemblea per confrontarci sulle ragioni della crisi che viviamo. Per chiedere con forza di bloccare la corsa al riarmo che estende e non ferma la guerra».

Cosa c’entra con il sindacato?

«La Cgil da sempre è schierata per lavoro, pace, democrazia e difesa dello stato sociale. Servono politiche europee comuni su difesa, economia, fisco, politiche industriali, tutela dell’occupazione. Perché la guerra poi la pagano i lavoratori e i cittadini. Ecco perché chiamiamo anche i sindaci. Perché temiamo, come loro, che il riarmo tagli la spesa sociale e i servizi. Per noi è inaccettabile. La sicurezza non la fanno le armi, ma il lavoro e i diritti. Soprattutto senza un disegno di difesa comune a livello europeo».

C’è un’altra guerra che fa morti ogni giorno in Italia. Ieri è toccato a tre giovani operai. Come sindacati avete deciso di dedicare la Festa dei lavoratori alla sicurezza sul lavoro. Perché si continua a morire?

«Per il modello di fare impresa fondato sulla precarietà e sull’insicurezza. I provvedimenti di questo governo sono finti. Non si investe né in formazione e neppure nei controlli. Siamo all’assurdo che un’azienda viene avvisata dieci giorni prima di essere ispezionata. E intanto la strage continua».

Possibile che un tema così forte tenga ancora separati Cgil, Cisl e Uil nei comizi del Primo Maggio?

«Abbiamo scelto di andare nei luoghi dove ci sono stati morti e infortuni. Pierpaolo Bombardieri sarà a Prato, dov’è morta Luana. Daniela Fumarola sarà a Casteldaccia, vicino a Palermo, luogo della strage degli operai dell’impianto fognario. Io a Roma per ricordare che l’anno scorso solo nel Lazio ci sono stati 100 morti. Non è una scelta di divisione. Ma per richiamare la responsabilità di tutti: territori, istituzioni, imprese».

Italia ultima per salari nel G20. Una battaglia persa del sindacato?

«Lo dice l’Oil, noi lo diciamo da 10-15 anni. Da quando in questo Paese sono state fatte leggi balorde per affermare un preciso modello di economia basato su precarietà, bassi salari, sfruttamento. Si pensava che così avremmo attirato frotte di multinazionali. E invece le imprese hanno smesso di innovare. I giovani sono emigrati. L’Italia si è indebolita. Dov’era il sindacato? Sempre qui. Ma non in Parlamento a fare le leggi. Per questo chiediamo agli italiani di votare i nostri referendum».

Pensate di farcela con il quorum?

«Assolutamente sì. Anche se c’è un problema di informazione. Una parte del Paese non sa ancora che si vota l’8-9 giugno. E che il giorno dopo il voto può cambiare tutto per 2,5 milioni di persone che non hanno diritti di cittadinanza, 4 milioni di lavoratori senza articolo 18, altri 4 milioni in piccole imprese con poche tutele, 3 milioni di precari sfruttati, per le aziende madri chiamate a responsabilità contro le morti sul lavoro per tutto il sistema di appalti. Si vota non per un partito. Ma per i diritti della maggioranza del Paese non ascoltata e che non vota da anni. È il momento di riprendere la parola, di praticare la democrazia».

Perché venerdì i metalmeccanici scioperano?

«Per riaprire le trattative e rinnovare il contratto nazionale. In questi anni il settore ha avuto profitti senza precedenti. E sono stati distribuiti dividendi, mentre i salari non aumentano e sta ripartendo la cassa integrazione».

Il governo ha fatto retromarcia sull’acconto Irpef. Una vostra vittoria.

«Sì, abbiamo smascherato un inganno. I lavoratori rischiavano di restituire i soldi. È arrivato il momento di una vera riforma fiscale che prenda i soldi dove sono, dalle rendite e dai profitti».

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