ROMA – Ariston Thermo Rus Llc torna sotto il controllo italiano. A 11 mesi dalla decisione del Cremlino di trasferire in via temporanea la gestione della controllata russa del Gruppo Ariston a Gazprom Bytovie Sistemy, il presidente Putin ha firmato un altro decreto in cui interrompe la nazionalizzazione dell’azienda.
La controllata russa di Ariston
"Accogliamo con grande favore la decisione delle autorità russe, che ci consente di tornare a gestire direttamente la nostra controllata”. Lo ha dichiarato il presidente esecutivo di Ariston Group, Paolo Merloni, interpretando la decisione presidenziale come “un segnale di riconoscimento per i decenni di investimenti e gestione responsabile nel Paese, per il nostro impegno verso oltre 300 collaboratori russi e per …
ROMA – Ariston Thermo Rus Llc torna sotto il controllo italiano. A 11 mesi dalla decisione del Cremlino di trasferire in via temporanea la gestione della controllata russa del Gruppo Ariston a Gazprom Bytovie Sistemy, il presidente Putin ha firmato un altro decreto in cui interrompe la nazionalizzazione dell’azienda.
La controllata russa di Ariston
"Accogliamo con grande favore la decisione delle autorità russe, che ci consente di tornare a gestire direttamente la nostra controllata”. Lo ha dichiarato il presidente esecutivo di Ariston Group, Paolo Merloni, interpretando la decisione presidenziale come “un segnale di riconoscimento per i decenni di investimenti e gestione responsabile nel Paese, per il nostro impegno verso oltre 300 collaboratori russi e per la continuità del business locale”. “Riprenderemo – ha aggiunto nel comunicato – le attività insieme alla nostra leadership locale, nel pieno rispetto delle normative e delle sanzioni vigenti, con l’obiettivo di proseguire il nostro percorso in Russia”.
Per questo, il cda del Gruppo riesaminerà la decisione di deconsolidare l’Ariston Thermo Rus e contabilizzare le perdite. Ariston è presente in Russia da oltre 50 anni, con una sede a Mosca che gestisce uno stabilimento produttivo alle porte di San Pietroburgo.
Le nazionalizzazioni di Putin
Nell’aprile 2024 era finita nella stretta di Mosca anche la tedesca Bosch, una strategia resa possibile da un altro decreto presidenziale della primavera 2023 che permette all’Agenzia federale per la gestione della proprietà di gestire temporaneamente e nazionalizzare i beni delle società straniere in Russia.
Così era toccato anche alla sussidiaria in Russia della francese Danone e della danese Carlsberg, ma secondo Novaja Gazeta e Transparency International Russia ai tribunali russi erano arrivate almeno 40 richieste di nazionalizzazione di oltre 180 aziende private.