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Inps, frena l’occupazione. Nel 2024 calano i nuovi contratti: -28%

Il presidente dell'Inps Gabriele Fava 

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Solo 375 mila in più dai 519 mila dell’anno prima. Pesano i mancati rinnovi dei bonus Sud, giovani e donne
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ROMA – Rallenta l’occupazione nel 2024. I dati Inps riferiscono che l’anno scorso i nuovi contratti attivati, comprensivi delle trasformazioni e al netto delle cessazioni, sono stati 375 mila. Il 28% in meno del 2023 quando l’Istituto di previdenza ne registrava più di mezzo milione: 519.381. A pesare soprattutto lo stop a tre bonus: Sud, giovani e donne.

Il crollo dei bonus

L’attivazione dei contratti incentivati sono crollati del 35% l’anno scorso a quota 1,5 milioni dai 2,3 milioni del 2023 e del 2022. In particolare, le misure di esonero contributivo per giovani e donne «hanno subito cali significativi: -64% e -21% rispettivamente». La decontribuzione Sud è stata fermata al 30 giugno 2024. Dopo quella data, lo sgravio si applica solo ai contratti già esistenti, non alle nuove ass…

ROMA – Rallenta l’occupazione nel 2024. I dati Inps riferiscono che l’anno scorso i nuovi contratti attivati, comprensivi delle trasformazioni e al netto delle cessazioni, sono stati 375 mila. Il 28% in meno del 2023 quando l’Istituto di previdenza ne registrava più di mezzo milione: 519.381. A pesare soprattutto lo stop a tre bonus: Sud, giovani e donne.

Il crollo dei bonus

L’attivazione dei contratti incentivati sono crollati del 35% l’anno scorso a quota 1,5 milioni dai 2,3 milioni del 2023 e del 2022. In particolare, le misure di esonero contributivo per giovani e donne «hanno subito cali significativi: -64% e -21% rispettivamente». La decontribuzione Sud è stata fermata al 30 giugno 2024. Dopo quella data, lo sgravio si applica solo ai contratti già esistenti, non alle nuove assunzioni. Si spiega così: -43%.

Come cambia il lavoro

Nel 2024 quindi Inps registra 375 mila nuovi contratti. Di questi l’84% pari a 315 mila sono a tempo indeterminato (-21%). Il 5,5% pari a 20.446 sono a termine (-61%). E il resto tra contratti di apprendistato, stagionali, in somministrazione e intermittenti: 39 mila contro i 70 mila (-44%). Al calo dei somministrati e al crollo degli apprendisti, si affianca un’impennata degli stagionali (+66%) e una salita degli intermittenti (+4%).

L’ultimo quinquennio

Negli ultimi cinque anni – tra 2019 e 2024 – i nuovi contratti di lavoro attivati, comprensivi delle trasformazioni e al netto delle cessazioni – sono stati circa 2 milioni. Di questi, un milione e 431 mila a tempo indeterminato (il 73%). E 529 mila di altro tipo (27%). I 2 milioni di contratti erano così distribuiti: 911 mila al Nord (46%), 431 mila al Centro (22%) e 619 mila al Sud (32%).

L’aumento dei contratti è stato trainato soprattutto dalle costruzioni (371.383 il saldo positivo sul 2019), dal commercio (292.366) e dal settore dell’alloggio e la ristorazione con 247.120 unità in più in cinque anni. In questi tre settori si concentra oltre il 46% della crescita complessiva.

Licenziamenti, dimissioni e Cig

Dopo sei anni, tornano a crescere i licenziamenti economici: 366.534 (+3% sul 2023). Calano quelli di natura disciplinare: 103.554 (-4%). Giù anche le dimissioni: 1 milione e 238 mila (-3%). Salgono i beneficiari di cassa integrazione: +18%, da 274 mila medi mensili a 322 mila.

Il commento del governo

“I dati Inps di oggi confermano il quadro del mondo del lavoro in grande crescita negli ultimi anni e anche con una forte prevalenza dei contratti a tempo indeterminato, pari a quasi il 75% del totale”, dice Marina Calderone, ministra del Lavoro. “La propaganda sul precariato che sarebbe stato creato da questo governo è smentita dai fatti, dai dati e dalle nuove dinamiche del lavoro”.

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