ROMA – Poste italiane vive la sua nuova avventura nelle telecomunicazioni, stavolta insieme a Tim, in una condizione di spensieratezza.
Il risultato del bilancio 2024, da ieri ufficiale dopo l’approvazione del Cda, assegna a Poste un utile netto superiore ai 2 miliardi. Un risultato che, inevitabilmente, alimenta le voci di una ulteriore mossa di Poste nel risiko delle tlc, proprio perché così solvente.
Dopo aver comprato il 9,81% di Tim da Cdp (a metà febbraio), l’ultima ipotesi è che Poste bussi ora alla porta di Vivendi. Il suo obiettivo sarebbe acquistare - proprio dai francesi di Vivendi - un’ulteriore quota dell’ex monopolista delle telecomunicazioni (Tim), pari stavolta al 10%.
Il secondo acquisto
In questo modo, Poste si attesterebbe - con la duplice acquisizione - a ridosso del 20%. Se davvero Poste farà il secondo acquisto, Vivendi scenderebbe di molto nel capitale di Tim.
ROMA – Poste italiane vive la sua nuova avventura nelle telecomunicazioni, stavolta insieme a Tim, in una condizione di spensieratezza.
Il risultato del bilancio 2024, da ieri ufficiale dopo l’approvazione del Cda, assegna a Poste un utile netto superiore ai 2 miliardi. Un risultato che, inevitabilmente, alimenta le voci di una ulteriore mossa di Poste nel risiko delle tlc, proprio perché così solvente.
Dopo aver comprato il 9,81% di Tim da Cdp (a metà febbraio), l’ultima ipotesi è che Poste bussi ora alla porta di Vivendi. Il suo obiettivo sarebbe acquistare - proprio dai francesi di Vivendi - un’ulteriore quota dell’ex monopolista delle telecomunicazioni (Tim), pari stavolta al 10%.
Il secondo acquisto
In questo modo, Poste si attesterebbe - con la duplice acquisizione - a ridosso del 20%. Se davvero Poste farà il secondo acquisto, Vivendi scenderebbe di molto nel capitale di Tim.
La partecipazione originaria del 23,75% è già erosa dal collocamento sul mercato di un 5% di azioni (il 21 marzo). L’eventuale vendita di un ulteriore 10% a Poste porterebbe Vivendi, a sua volta, sotto il 10%.
In questo scenario, prenderebbe corpo un paradosso. Vivendi - che non partecipava al governo di Tim quando era al 23,75% - sarebbe ammessa nella stanza dei bottoni con una quota inferiore al 10.
Risparmi poderosi
Al di là di queste alchimie, la madre di tutte le domande è se Iliad entrerà alla fine in questa partita. Mentre le sinergie tra Tim e Poste (ora alleate) sono limitate, quelle tra Tim e Iliad sarebbero poderose.
Uno studio di Exane Bnp Paribas le stima in 860 milioni di euro. Risparmi strutturali che regalerebbero ossigeno non solo a Iliad e Tim, ma all’intero comparto delle tlc italiane, in vistosa sofferenza. Ora, il governo Meloni non è certo ostile a Iliad (investitore assai rispettabile). Lo vorrebbe però in minoranza nella futura Tim.
Il tavolo di Urso
Le idee del governo saranno ancora più chiare il 24 aprile quando il ministro Urso (Made in Italy) riunirà tutte le aziende del settore tlc per ascoltarne le richieste. In quella occasione, le nostre aziende segnaleranno a Urso la mossa della Germania.
Per aiutare i propri operatori (Deutsche Telekom, Vodafone e O2 Telefonica), i tedeschi hanno regalato loro l’uso delle frequenze in 800, 1.800 e 2.600 MHz, per i prossimi 5 anni. Una proroga gratuita, senza aste e senza chiedere altri soldi a imprese anch’esse in affanno.