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Unicredit: “Avanti su Bpm solo se conviene”. Banco: “Anima resta strategica” anche dopo l’Eba

PIER CARLO PADOAN PRESIDENTE UNICREDIT RITA IZZO HEAD LEGAL UNICREDIT ANDREA ORCEL CEO UNICREDIT 

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Il gruppo guidato da Orcel incassa l’ok all’aumento di capitale e al maxi compenso dell’ad. L’Autorità bancaria europea non concede a Piazza Meda lo sconto sul capitale
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MILANO – Sono 4.484, con oltre 1 miliardo di azioni pari al 67,4% del capitale complessivo, i soci di Unicredit che, in presenza o per delega, prendono parte all’assemblea che concede all’ad Andrea Orcel il benestare per l’acquisizione di Banco Bpm. Quasi tutti, con una maggioranza bulgara del 99,9%, dicono sì all’aumento di capitale che serve per finanziare l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Piazza Meda, mentre i voti favorevoli scendono quando si tratta di approvare gli stipendi.

I compensi corrisposti nel 2024, tra cui la maxi retribuzione complessiva da 13,2 milioni di Orcel, passano infatti con il 65,5% del capitale presente. Poco prima, prendendo la parola sul punto all’ordine del giorno, un piccolo socio aveva invitato l’ad ad accontentarsi di uno stipendio un po’ più basso, come altri banchieri tipo Carlo Messina.

MILANO – Sono 4.484, con oltre 1 miliardo di azioni pari al 67,4% del capitale complessivo, i soci di Unicredit che, in presenza o per delega, prendono parte all’assemblea che concede all’ad Andrea Orcel il benestare per l’acquisizione di Banco Bpm. Quasi tutti, con una maggioranza bulgara del 99,9%, dicono sì all’aumento di capitale che serve per finanziare l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Piazza Meda, mentre i voti favorevoli scendono quando si tratta di approvare gli stipendi.

I compensi corrisposti nel 2024, tra cui la maxi retribuzione complessiva da 13,2 milioni di Orcel, passano infatti con il 65,5% del capitale presente. Poco prima, prendendo la parola sul punto all’ordine del giorno, un piccolo socio aveva invitato l’ad ad accontentarsi di uno stipendio un po’ più basso, come altri banchieri tipo Carlo Messina.

Non sono certo bastati questi mugugni a rovinare a Orcel una giornata in cui non solo ha incassato l’ok all’operazione su Banco Bpm, ma ha anche registrato un altro punto a proprio favore nella vicenda dello “sconto danese” o Danish compromise che la ex Popolare milanese contava di sfruttare per l’acquisizione di Anima. Dopo che già due giorni fa la Bce aveva emesso un parere negativo sulla possibilità di ricorrere al beneficio, ieri è stata la volta dell’Eba. L’Autorità bancaria europea ha respinto la richiesta di chiarimenti di Banco Bpm e ha fatto sapere che non si esprimerà perché «la questione tocca profili ed elementi che richiedono una valutazione più approfondita e ampia».

Da qui la decisione del gruppo guidato da Giuseppe Castagna di andare comunque avanti su Anima, anche se senza sconto l’offerta pubblica (Opa) in corso, con scadenza il 4 aprile, diventa più onerosa in termini di capitale. Ieri il cda di Banco Bpm ha ribadito all’unanimità che l’operazione resta «strategica».

«Avevamo ragione noi - ha cantato vittoria Orcel - a considerare» l’operazione su Banco Bpm «escludendo Anima, vista l’incertezza che questo doveva comportare e oggi lo vediamo. Come noto tale offerta ha caratteristiche che potrebbero aumentare, mantenere inalterato o diminuire il valore di Bpm e che ci riserviamo di valutare una volta che l’Opa su Anima sarà conclusa». «La decisione recentemente annunciata da Bpm di procedere a prescindere» sulla società del risparmio gestito «è motivo di preoccupazione» dice una nota di Unicredit diffusa in serata.

Orcel ha ribadito che l’unione con Banco Bpm «deve aver senso da un punto di vista di creazione di valore o non la faremo». Insomma, Orcel si riserva di aspettare un altro po’ per decidere come muoversi su Piazza Meda. Il tutto mentre ai prezzi di Borsa di ieri lo sconto implicito dell’Ops su Banco Bpm si è leggermente riallargato a 370 milioni (280 milioni il giorno prima ma era stato molto più ampio in precedenza) .

Quanto all’altra operazione in corso, quella sulla tedesca Commerzbank, Orcel ha spiegato che «la quota è totalmente coperta. Nel momento in cui volessimo uscire, ci porteremmo a casa il capitale investito più un guadagno». Nessun commento invece sulla questione delle Generali, nonostante qualche piccolo socio tiri in ballo il Leone ipotizzando addirittura un’offerta da parte di Unicredit. Quest’ultima, nei mesi scorsi, ha rilevato un pacchetto di azioni Generali, il 5,23% ufficialmente, che occorrerà capire come sarà schierato in occasione dell’assemblea per il rinnovo del cda triestino, dove la lista di maggioranza di Mediobanca sfiderà quelle di minoranza del gruppo Caltagirone e di Assogestioni.

Le ultime indiscrezioni non escludono che Unicredit possa sostenere la lista di Caltagirone, magari in cambio di un aiuto a convincere Crédit Agricole a consegnare all’Ops le azioni Banco Bpm.

A proposito di grandi soci del Leone, a quanto risulta, all’assemblea di Unicredit ha preso parte anche la Delfin della famiglia Del Vecchio, con il 2,7% delle azioni di Piazza Gae Aulenti, votando a favore di tutti i punti all’ordine del giorno. Presenti ieri con quote oltre il 3% anche i fondi internazionali Blackrock, Capital Research e Fmr.

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