Gamestop cambia pelle e punta sui Bitcoin: svolta cripto o azzardo di marketing?
di Alessandro CicognaniGame Stop si prepara a fare irruzione sul pianeta Bitcoin. E dietro la mossa comincia a intravedersi il disegno di una realtà che non vuole solo sopravvivere, ma che punta a trasformarsi, sotto il segno di una nuova narrazione. È la parafrasi dell’ultima manovra firmata Ryan Cohen, sfacciato amministratore delegato dell’aziende taxana che, dopo aver lasciato a casa due anni fa l’ex ceo Matt Furlong, ha scelto di affidarsi alle mani del giovane miliardario idolatrato dalla comunità dei meme-stock.
Nessun annuncio teatrale o comunicato roboante. La svolta cripto è arrivata con una “semplice” modifica di policy approvata all’unanimità dal board; e d’ora in poi la società potrà allocare parte della sua liquidità – attualmente quantificata in 4,76 miliardi di dollari – in bitcoin e stablecoin denominate in dollari americani. Poche parole, ma che hanno in sé il peso specifico del piombo e nessuno se ne è accorto meglio dei trader di tutto il mondo, che mercoledì hanno assistito al titolo di…
Game Stop si prepara a fare irruzione sul pianeta Bitcoin. E dietro la mossa comincia a intravedersi il disegno di una realtà che non vuole solo sopravvivere, ma che punta a trasformarsi, sotto il segno di una nuova narrazione. È la parafrasi dell’ultima manovra firmata Ryan Cohen, sfacciato amministratore delegato dell’aziende taxana che, dopo aver lasciato a casa due anni fa l’ex ceo Matt Furlong, ha scelto di affidarsi alle mani del giovane miliardario idolatrato dalla comunità dei meme-stock.
Nessun annuncio teatrale o comunicato roboante. La svolta cripto è arrivata con una “semplice” modifica di policy approvata all’unanimità dal board; e d’ora in poi la società potrà allocare parte della sua liquidità – attualmente quantificata in 4,76 miliardi di dollari – in bitcoin e stablecoin denominate in dollari americani. Poche parole, ma che hanno in sé il peso specifico del piombo e nessuno se ne è accorto meglio dei trader di tutto il mondo, che mercoledì hanno assistito al titolo di GameStop salire del 12% fino a 28,36 dollari. Salvo poi crollare dell’8% quando la stessa società ha reso pubblico un piano da 1,3 miliardi in obbligazioni convertibili a 5 anni per finanziare gli asset digitali.
Al di là dei movimenti di borsa, la decisione di far entrare il re delle criptovalute in bilancio fa venire a galla diversi interrogativi su quale sarà il “dopo” di GameStop. Il metodo richiama le strategie di Strategy, ma senza gli eccessi del co-fondatore Michael Saylor (con cui Ryan Cohen un mese fa si fece una foto insieme – premonitrice? – poi postata sul social X), al punto da far pensare a un riposizionamento ormai radicale dell’azienda produttrice (sempre meno) di videogiochi.
Secondo Gabriel Debach di eToro “il messaggio è chiaro: GameStop vuole parlare a una nuova generazione di investitori, gamer, nativi digitali, community crypto-native. Il Bitcoin, più che un asset, diventa un linguaggio. Un ponte tra mondo finanziario e universo digitale. Una leva reputazionale prima ancora che patrimoniale”. L’azzardo potrebbe però anche rivelarsi rischioso. La volatilità di questi strumenti rimane strutturale (dopo il boom dell’anno scorso, da inizio anno Bitcoin sta perdendo il sei e mezzo percento, ampiamente sotto i 90 mila dollari) e le incertezze normative sono tutto tranne che risolte. “Ma è proprio qui che si gioca la differenza tra visione e improvvisazione” sostiene Debach.
Certo il 2024 per l’impresa è stato un anno di marcati cambiamenti. I ricavi delle vendite sono scesi oltre il 27%, ma nell’ultimo trimestre l’utile netto è raddoppiato a 131,3 milioni di dollari. Sono cifre frutto degli aggressivi tagli ai costi applicati dal rivenditore di videogiochi, inclusa la chiusura di centinaia di punti vendita e la conseguente spinta dell’e-commerce. È il racconto imprenditoriale che cambia e l’operazione cripto ne è solo un altro capitolo, oltre che spunto per fare delle riflessioni. Gli analisti iniziano infatti a chiedersi: GameStop potrebbe essere l’apripista di una generazione di quotate che scelgono di integrare asset digitali nella tesoreria?
La società con sede a Grapevine non è la prima che si lancia sugli asset digitali. Nel mondo sono già noti i casi estremi di Strategy, che detiene 40 miliardi di dollari in Bitcoin e le cui azioni, stando a un’analisi di Bloomberg, sono aumentate di oltre il 2.600% da quando Saylor ha iniziato a investire i contanti dell’azienda nella cripto come copertura contro l’inflazione, nel 2020. Ancora più rumore fece Tesla, che nel 2021 investì 1,5 miliardi nella criptovaluta di Satoshi Nakamoto e che ancora oggi ne detiene 11.500, acquistati a un prezzo medio di 33 mila dollari. Tuttavia, questa volta la cosa potrebbe essere diversa. Perché è il tempismo ad essere differente. Dopo l’approvazione degli Etf su Bitcoin negli Stati Uniti, il mercato ha visto affacciarsi alla finestra gli investitori istituzionali. La moneta virtuale ha dunque preso a spostarsi dalla sfera retail e così il dibattito.