Economia

Garibaldi “Il calo dei consumi si combatte con i winetour a casa dei produttori”

Roberta Garibaldi
Roberta Garibaldi 

Intervista alla presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico

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ROMA – La vacanza enoturistica come «occasione di arricchimento personale». È così che la percepisce il 73,7% degli enoturisti italiani. Una proposta culturale che piace anche ai giovani e agli stranieri, e che ha il pregio di «sviluppare la vendita diretta anche per le aziende più piccole, che fanno fatica a esportare», spiega Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, che presenterà il 1 aprile a Vinitaly un report con le ultime analisi di settore.

Estendere fondi e agevolazioni ai consorzi di tutela, come prevedono le nuove misure Ue, può essere un aiuto concreto al settore vinicolo?

«Sì, la possibilità di investire anche utilizzando risorse pubbliche favorisce nuove iniziative. A fronte del calo dei consumi di vino, le ricerche su google per i “wine tour” sono in costante crescita».

Un interesse che si traduce in spesa?

«Negli anni l’interesse verso i luoghi di produzione è cresciuto: i turisti italiani che hanno visitato queste realtà nel corso dei viaggi è passato dal 60% del 2021 al 77% del 2025».

E gli stranieri?

«Il turismo extraeuropeo che vuole vivere esperienze enogastronomiche in Europa è cresciuto del 7% solo negli ultimi sei mesi, ed è al secondo posto dopo l’interesse alle visite culturali. Abbiamo avviato un’indagine per capire quanto l’enoturismo pesa sul fatturato complessivo: non abbiamo ancora i dati definitivi, ma se diverse aziende soffrono di un calo delle vendite, stiamo riscontrando aumenti significativi delle entrate da attività turistiche. Si tratta di entrate sempre più importanti: ormai il winelover non è più un turista di nicchia».

Quali aree ne beneficiano di più?

«L’interesse è diffuso. Le più gradite per gli italiani sono le tradizionali: le Langhe, il Chianti, la zona di Montalcino. Ma riscontriamo un forte interesse di inglesi e americani per la Sicilia, in particolare per le zone dell’Etna».

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