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Bruxelles spinge il vino senza alcol: “Chiamatelo 0,0”

A calare soprattutto i consumi dei vini rossi. I bianchi, in particolare spumante e prosecco, vanno molto meglio

 
Il piano della Ue rilancia le bottiglie a “zero gradi” Le etichette saranno innovative e con i valori nutrizionali
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ROMA – Fresco, leggero, dolce, innovativo, sostenibile. Sono gli aggettivi che esprimono l’idea che i giovani hanno dei vini, secondo l’Osservatorio Ue di settore. I Paesi europei, e principalmente Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Germania, rappresentano ancora il 60% della produzione mondiale vinicola e il 60% dell’export globale. Ma i consumi negli ultimi vent’anni sono calati a ritmo sostenuto, soprattutto per il vino rosso, e tra i giovani, che dalle indagini più recenti mostrano un’idea del bere molto diversa da quella dei loro genitori e dei loro nonni. Un’idea alla quale adesso la Commissione Europea cerca di avvicinarsi con un pacchetto di misure che sostengono in modo flessibile le riconversioni aziendali, gettano le basi per un’etichetta elettronica europea, favoriscono l’enoturismo e la produzione dei vini dealcolati. Anzi, come spiega un funzionario europeo, i vini “alcol free”, o a bassa gradazione alcolica, a seconda che siano sopra o sotto il tasso dello 0,5%: «I v…

ROMA – Fresco, leggero, dolce, innovativo, sostenibile. Sono gli aggettivi che esprimono l’idea che i giovani hanno dei vini, secondo l’Osservatorio Ue di settore. I Paesi europei, e principalmente Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Germania, rappresentano ancora il 60% della produzione mondiale vinicola e il 60% dell’export globale. Ma i consumi negli ultimi vent’anni sono calati a ritmo sostenuto, soprattutto per il vino rosso, e tra i giovani, che dalle indagini più recenti mostrano un’idea del bere molto diversa da quella dei loro genitori e dei loro nonni. Un’idea alla quale adesso la Commissione Europea cerca di avvicinarsi con un pacchetto di misure che sostengono in modo flessibile le riconversioni aziendali, gettano le basi per un’etichetta elettronica europea, favoriscono l’enoturismo e la produzione dei vini dealcolati. Anzi, come spiega un funzionario europeo, i vini “alcol free”, o a bassa gradazione alcolica, a seconda che siano sopra o sotto il tasso dello 0,5%: «I vini dealcolati sono già stati introdotti con un regolamento Ue del 2021 - ricorda - ma ci si è resi conto che le regole di produzione erano eccessivamente rigide. Inoltre si è pensato di usare denominazioni più accattivanti, meglio dire “vini senz’alcol”. E per i Paesi Arabi, o del Nord Africa, si può anche aggiungere “gradazione alcolica 0.0”».

A fronte dei nuovi dazi di Trump, infatti, l’idea è quella di spingersi in nuovi mercati, che però richiedono nuovi prodotti, che, a giudizio degli analisti Ue, «hanno un grande potenziale». E infatti anche l’Italia, con un certo ritardo, dovuto a una certa resistenza legata alle nostre radicate tradizioni vinicole, si è decisa dallo scorso dicembre ad autorizzare la produzione dei dealcolati. Del resto a valorizzare le tradizioni c’è l’enoturismo, che dalle nuove misure Ue viene incentivato attraverso l’estensione delle misure di sostegno ai consorzi di tutela. Le nuove norme, che nei prossimi mesi verranno esaminate anche dal Parlamento e dal Consiglio Europeo, prevedono l’armonizzazione delle regole sull’etichetta elettronica (QR code), e maggiore flessibilità sulle autorizzazioni dei nuovi impianti di viti, estendendo a otto anni la durata per i reimpianti e sospendendo le penali per chi non le utilizza. Il pacchetto propone misure di controllo sull’eccesso di produzione, tra le quali un iter accelerato per l’applicazione della cosiddetta “vendemmia verde”: la distruzione totale o l’eliminazione dei grappoli non ancora giunti a maturazione.

«Sono convinto che le nostre proposte contribuiranno a stabilizzare il mercato e consentiranno ai produttori di cogliere nuove opportunità e rispondere all’evoluzione delle aspettative dei consumatori», afferma Christophe Hansen, Commissario per l’Agricoltura e l’alimentazione. Le misure hanno avuto una buona accoglienza dal settore: per Copa-Cogeca, la maggiore organizzazione agricola Ue, si tratta di «un pacchetto solido», anche se emergono «incertezze sugli aspetti finanziari», e non si prevede «una maggiore flessibilità su più anni nell’utilizzo dei fondi settoriali».

«Riteniamo che questa proposta rappresenti oggi un buon punto di partenza», conferma il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti. «Tutte proposte giuste e condivisibili» anche per Denis Pantini, economista di Nomisma e responsabile di Wine Monitor: «Se non si diversificano maggiormente gli sbocchi di mercato e il tipo di prodotto - osserva - saremo sempre in balia dei rischi geopolitici che, visto il trend, diventeranno sempre più frequenti».

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