La Cgil chiama i sindaci: “Il riarmo taglierà il welfare dei Comuni”
di Valentina ConteIl segretario generale della Cgil Maurizio Landini
ROMA – «Da soli, come Cgil, non ce la possiamo fare». Maurizio Landini si appella alle quasi cento associazioni e ai tre Comuni — Roma, Bologna, Perugia — presenti ieri all’assemblea convocata dal sindacato per discutere di “Pace, lavoro, ambiente, diritti”.
Un seguito ideale al 15 marzo di Piazza del Popolo, la chiamata di Michele Serra per l’Europa. L’appello del segretario generale è «contro il riarmo, contro il governo autoritario e antisociale di Meloni, per l’Europa dei diritti e del lavoro». Ma anche un richiamo forte «alla democrazia, alla partecipazione perché la metà dei cittadini non vota più». Di qui la proposta.
Un movimento per i diritti
Saldare un movimento. Per la pace, senz’altro. Ma anche per la cittadinanza e contro il lavoro precario, i temi dei refer…
ROMA – «Da soli, come Cgil, non ce la possiamo fare». Maurizio Landini si appella alle quasi cento associazioni e ai tre Comuni — Roma, Bologna, Perugia — presenti ieri all’assemblea convocata dal sindacato per discutere di “Pace, lavoro, ambiente, diritti”.
Un seguito ideale al 15 marzo di Piazza del Popolo, la chiamata di Michele Serra per l’Europa. L’appello del segretario generale è «contro il riarmo, contro il governo autoritario e antisociale di Meloni, per l’Europa dei diritti e del lavoro». Ma anche un richiamo forte «alla democrazia, alla partecipazione perché la metà dei cittadini non vota più». Di qui la proposta.
Un movimento per i diritti
Saldare un movimento. Per la pace, senz’altro. Ma anche per la cittadinanza e contro il lavoro precario, i temi dei referendum dell’8-9 giugno.
Ragiona Landini: «La battaglia per i salari non è solo un problema sindacale. La riconversione militare taglierà la spesa sociale dei Comuni. Interi settori economici saranno stravolti dai dazi e dai nuovi assetti globali: auto, chimica di base, acciaio, energia. Mobilitiamoci con i sindaci, insieme. Per contestare il riarmo. Ma anche per costruire un modello sociale europeo».
La grande manifestazione per la pace
L’atmosfera è carica. Ci sono anche quelli che il 15 marzo avevano scelto di non esserci, come Arci che chiede «una grande manifestazione per la pace».
In molti dicono di sì. Si parla del 9 maggio, la festa dell’Europa. Ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, la resa della Germania nazista che «ora si riarma e non è una bella notizia», osserva Gianfranco Pagliarulo, presidente Anpi.
Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia e delegata Anci per la pace, va dritta al punto: «Il 15 marzo noi sindaci eravamo lì per dire che c’è bisogno di Europa. Non una qualsiasi. Quella che abbiamo è un vuoto da riempire. Torniamo a ripensare la pace, a partire dalle scuole».
Il problema culturale
Sconcertano le parole di Flavio Lotti, presidente della Fondazione Perugia-Assisi: «Ho chiesto agli studenti di un istituto tecnico cosa farebbero se ricevessero la cartolina. Mi hanno risposto: partiremmo. Qui c’è un problema culturale. Non sanno neanche cos’è la guerra. Facciamo una mobilitazione straordinaria di quindici giorni: dal 25 aprile al 9 maggio».
Prosegue Giorgio Airaudo, Cgil Piemonte: «Da noi le aziende metalmeccaniche sono già due anni che fanno caricatori per le armi automatiche anziché serrature. E l’azienda che fa le cerniere ora produce anche grilletti».
Riporta tutti con i piedi per terra l’ex ministra Rosy Bindi: «Siamo alla guerra perché non abbiamo dato risposte. La guerra è la negazione della politica. E in questa assemblea ci voleva più politica. Distinguiamoci dai pacifisti finti: Meloni per far piacere a Trump, Salvini per compiacere Putin. Cerchiamo di portare la nostra idea di difesa comune».
Presidio per Gaza
Cinque ore di dibattito. Molti non riescono a parlare. Ci sono Acli, S.Egidio, Amnesty, Libera, Emergency («La guerra la vediamo tutti i giorni nelle sale operatorie», dice Rossella Miccio). Appuntamento già per il 2 aprile. Al presidio per Gaza della Cgil a Roma.