Sara Rachello: “Dal mugnaio all’intelligenza artificiale, così è cambiato il nostro mulino”
di Patrizia CapuaLa danza contemporanea in cui si è esercitata dai quattro ai 32 anni è l’arte che le ha insegnato la sincronia, accordare al gruppo i passi e i ritmi del ballo. Nello stesso modo Sara Rachello vede il lavoro di squadra e le sinergie nei reparti dell’azienda di famiglia, il Molino Rachello. Fondato nel 1901 dal trisavolo Andrea, valori radicati nella tradizione mugnaia del grano tenero e delle farine destinate al pane, alla pasticceria e alla pasta fresca, il mulino tecnologico risiede nel Parco naturale regionale del fiume Sile, un’area protetta di oltre 4mila ettari nelle provincie di Padova, Treviso e Venezia, che copre 11 territori comunali, con boschi di pioppi, salici e ontani e due grandi laghi artificiali.
Sara Rachello, 34 anni, manager da due, siede nel board dell’azienda diretta dal papà Gabriele e dallo zio Gianni, e nel suo ruolo di marketing communication director guida la strategia della transizione ecologica verso la piena sostenibilità. “È una progettualità che non ha f…
La danza contemporanea in cui si è esercitata dai quattro ai 32 anni è l’arte che le ha insegnato la sincronia, accordare al gruppo i passi e i ritmi del ballo. Nello stesso modo Sara Rachello vede il lavoro di squadra e le sinergie nei reparti dell’azienda di famiglia, il Molino Rachello. Fondato nel 1901 dal trisavolo Andrea, valori radicati nella tradizione mugnaia del grano tenero e delle farine destinate al pane, alla pasticceria e alla pasta fresca, il mulino tecnologico risiede nel Parco naturale regionale del fiume Sile, un’area protetta di oltre 4mila ettari nelle provincie di Padova, Treviso e Venezia, che copre 11 territori comunali, con boschi di pioppi, salici e ontani e due grandi laghi artificiali.
Sara Rachello, 34 anni, manager da due, siede nel board dell’azienda diretta dal papà Gabriele e dallo zio Gianni, e nel suo ruolo di marketing communication director guida la strategia della transizione ecologica verso la piena sostenibilità. “È una progettualità che non ha fine, un punto di vista diverso nel programmare un ciclo produttivo. Coinvolgere i lavoratori in questo cambiamento che parte dalle piccole cose aiuta l’impresa a crescere”.
In questa direzione è andato anche il fatturato 2024 chiuso con ricavi per 27,5 milioni di euro. Con 47 collaboratori, 58mila tonnellate di grano macinato e 44mila di farina prodotta e venduta. Il campo di frumento è un’oasi, e così si chiamano gli ettari di terra dove crescono i cereali lavorati dal Molino Rachello. “Le Oasi non sono di nostra proprietà diretta, siamo in partnership, in certi casi anche da più decenni, con una filiera di oltre 30 tra le migliori aziende agricole del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e della Toscana perché per particolari tipologie di grano ci siamo spostati verso zone più adatte, specie per la varietà Senatore Cappelli, in Toscana, che cresce bene in collina”. Sara e suo cugino Abramo, addetto allo sviluppo, portano la bandiera della sesta generazione. Filiera italiana e principi di un’economia etica sono le parole d’ordine. “Abbiamo trovato dei fornitori che lavorano molto bene in biologico, che è una nostra eccellenza da oltre 20 anni. Partner selezionati per condivisione di valori, sosteniamo un manifesto di prodotti e tecniche agronomiche suggerite da utilizzare”.
Dalla semina, tra ottobre e novembre e dopo nove mesi la raccolta tra giugno e luglio, nelle Oasi venete, friulane e toscane; dipende dalle zone e dalla varietà di cereali seminati, si decide insieme, c’è un capitolato. La cura e la salute della pianta sono il primo passo per la crescita di un prodotto sicuro. “Cerchiamo con i nostri due agronomi di utilizzare prodotti di difesa e nutrizione che supportino e non siano di sintesi chimica, facendo trattamenti non a calendario ma solo quando serve. Per avere una farina più sana possibile e nel modo più sostenibile, per preservare la biodiversità all’interno del terreno valorizzando il lavoro degli agricoltori”.
Dal mugnaio della tradizione all’intelligenza artificiale, un lavoro antico con un’altissima tecnologia. “Nell’immaginario comune il mulino sembra manuale. In realtà è uno dei settori più digitalizzati dell’azienda. Il mulino è l’unico reparto che può andare da solo, si può governare anche da remoto, con una persona per turno più il capo mugnaio. Stiamo iniziando ad implementare l’intelligenza artificiale in alcuni aspetti aziendali e anche nel campo agricolo, abbiamo stretto una partnership con XFarm, azienda di software agricoli che permette di realizzare tabelle previsionali per monitorare la pianta e quel che avviene in campo, un assistente digitale che supporta l’agricoltore, digitalizzando anche la documentazione dei Quaderni di campagna e diventa per noi fondamentale per calcolare tutte le emissioni il monitoraggio continuo nel ciclo produttivo della farina. Più si è sostenibili in campo, che è il 90 per cento dell’intero processo, più abbiamo un beneficio diffuso”.
Pur non avendone l’obbligo, nel 2022 il Molino Rachello ha redatto il primo bilancio di sostenibilità, condiviso con lavoratori, fornitori e clienti. “Sono entrata in azienda per mia libera scelta. A scuola avevo poche e confuse ambizioni. Mi piacevano le lingue e ho avuto la libertà di decidere, ho seguito il corso di mediazione linguistico-culturale a Ca’ Foscari, dopo il liceo psicopedagogico, ho studiato spagnolo e inglese, sono andata per un semestre universitario in Spagna, a Saragozza e dopo la laurea, sempre a Ca’ Foscari mi sono innamorata quasi per sbaglio del marketing grazie a un master sulla cultura del cibo e del vino. Mi ritengo fortunata di far parte del Molino Rachello, nonostante i pro e i contro di lavorare in un’azienda familiare. Poter dare il mio contributo, aggiungendo pezzi di valore a una storia, e avere una visione di continuità a lungo termine dell’impresa. D’altra parte guadagnarsi la fiducia e il rispetto dei colleghi spesso è più complesso, in quanto le proprie competenze sono precedute dallo stigma dell’essere figlia del capo”. Non sarà quello a muovere l’imprenditrice. “È ovvio che abbia delle aspirazioni ma senza arrivismo da parte mia. È funzionale mettere le persone giuste al posto giusto. Il principio base dell’azienda è la meritocrazia”.
Prima con uno stage e poi col tirocinio, Sara Rachello ha aperto l’ufficio marketing e comunicazione, mentre prima ci si affidava a qualche agenzia. “È nato con me. Era il 2015 al termine del master avevo 24 anni. Negli ultimi 10 anni certi processi manageriali hanno preso un altro passo. Apertura al mercato, gestione delle persone che da quando sono entrata sono quasi raddoppiate. Prima non c’erano dei manager esterni, ora abbiamo il direttore mercati e il direttore commerciale Italia, l’operation manager e la cfo Monica Cirivello che segue anche il personale. Sono stati definiti ruoli, gerarchie, flussi di processi, compartecipazione alle decisioni, lavori di rebranding, riposizionamento: siamo tutti cresciuti molto. È proprio un’altra azienda”. Macinare farina per il pane e per la pasticceria che finiscono sulle tavole, e farlo in un certo modo diventa imprescindibile per renderla più stabile e affidabile. “Siamo sotto il cielo, nel bene e nel male, la qualità del raccolto è imprevedibile, la concorrenza sulla quantità è impossibile per limiti strutturali, proprio perché lo stabilimento Rachello è all’interno di un parco naturale. Ci siamo specializzati sulle cose difficili che altri concorrenti non riescono a realizzare; certi tipi di integrali, il farro per esempio che ha un processo più complesso e non è da tutti. Abbiamo dei fermi obbligati perché produciamo anche biologico, quindi ibrido, siamo abituati a lavorare non a regime fisso e questo ci permette di essere più attenti”.
Un lavoro di precisione, fatto dagli esperti di ricerca e sviluppo e poi dal mugnaio: miscelare in maniera puntuale una materia prima che è sempre diversa, quasi mai standard. “Il nostro è un settore dove è difficile fare innovazione spinta, il segreto è un ascolto attento del mercato e migliorare nel dettaglio: rivedere una miscelazione, capire le caratteristiche che il cliente ricerca. Le Oasi incidono per il 15-20 per cento sui 100 mila ettari tra Italia e Europa da cui proviene il grano, ancora poco purtroppo perché il nostro paese non può soddisfare il fabbisogno, ma l’obiettivo è aumentarlo cercando altri partners che condividano i nostri principi”.
L’offerta si compone di una vasta tipologia di prodotti. “Abbiamo più di ottanta tipi di farine in produzione, perché ogni miscela di grano ha caratteristiche diverse che rispondono a esigenze diverse dei produttori. Ci rivolgiamo all’estero, Ungheria per alcune tipologie e Austria dove compriamo il grano di forza che è la qualità migliore, ha una quantità di proteine maggiore e la farina può sopportare meglio lievitazioni più lunghe come per i panettoni. È frumento selezionato da fornitori affidabili che ci permettono la verifica e il controllo qualità”. Le tempeste climatiche sono un incubo per l’economia dell’agricoltura. In particolare quella dei cereali. “Il mercato del grano che per 40 anni è stato molto prevedibile, negli ultimi quattro è diventato schizofrenico. Gli agricoltori cambiano produzioni alla ricerca di soluzioni che ciclicamente sono più redditizie, e noi cerchiamo di incentivarli con premialità importanti. Perché qualunque evento può cambiare il prezzo della materia prima e ribaltare tutto il mercato, tenendo presente che il grano pesa il 70 per cento sui nostri costi fissi”.
Le farine delle Oasi Rachello sono presenti in tutta Italia, nell’area nord est arrivano alle industrie e anche al piccolo artigiano, al sud con i distributori. “In questo ultimo anno abbiamo aperto un po’ all’estero. Ci piacerebbe offrire un prodotto diverso sui mercati tradizionali già abbastanza saturi e esplorare piazze nuove come il Sud est asiatico, che ho visitato più volte nei miei viaggi, e il Middle East dove c’è spazio e curiosità per prodotti di alta qualità”. Vice presidente dei giovani imprenditori della provincia di Treviso e delegata alla sostenibilità, Sara Rachello si impegna anche in Confindustria. “Sto imparando molto, tanta formazione”. Ha un compagno, passa molto tempo al lavoro. “Leggo romanzi e libri di crescita, gli ultimi sono stati ‘La portalettere’ di Francesca Giannone e ‘Future Makers’ di Gianluigi Contin e Morena Marinoni. Negli ultimi anni mi sono appassionata alla bicicletta e al trekking, cerco di stare all’aria aperta, mi piace camminare in montagna, nella natura. Poche settimane fa sono stata in Costarica, pieno di parchi naturali, bellissimo”.