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Il treno che cura i binari con gli algoritmi predittivi

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Fs intensifica i viaggi del suo treno Diamante 2.0 che fa la diagnostica della rete. Sensori, telecamere ed algoritmi per prevenire le avarie
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ROMA – C’è un treno dai colori insoliti e allegri, tutto giallo e blu, che viaggia lungo i binari italiani in particolare dell’alta velocità, ma senza trasportare passeggeri comuni.

È un convoglio di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) - dunque del Gruppo Fs - che monta a bordo computer sofisticati, oltre 200 sensori e adesso anche delle telecamere, piazzate soprattutto lungo la sua pancia.

Telecamere avanzate che osservano come occhi il binario, metro dopo metro, intanto che il treno lo percorre. Il convoglio si chiama Diamante 2.0 ed ha un compito delicato, in questi tempi incerti.

Le telecamere osservano il binario 

I cantieri

Ora che la rete ferroviaria ospita centinaia di cantieri, indispensabili alla sua riqualificazione e manutenzione, il Diamante 2.0 viaggia per individuare i guasti potenziali, di quelli che rallentano o addirittura interrompono la circolazione dei convogli normali (con le persone a bordo).

In sostanza, il Diamante 2.0 - che è parte di una flotta specializzata di 5 treni di Rfi - fa una diagnosi della infrastruttura ferroviaria. Una diagnosi in mobilità.

Durante le missioni, i suoi sensori e le telecamere valutano, ad esempio, se il binario mostra primi segni di usura; se la ruota del treno interagisce correttamente con il binario; se il pietrisco intorno alle rotaie - utile alla loro tenuta - è ancora distribuito in modo bilanciato; se si sono formate infiltrazioni di acqua, potenzialmente insidiose.

Il monitoraggio della linea elettrica 

Il ragno metallico

Diamante 2.0 controlla anche il funzionamento del pantografo. Questo “ragno” metallico - che è sul tetto - si aggancia alla rete elettrica (la “catenaria”) da cui ricava l’energia che muove il treno.

Sempre il Diamante 2.0 verifica che funzionino al meglio i sistemi di comunicazione (anche in Gsm e 4G), indispensabili al personale di bordo per dialogare con le sale operative a terra durante il viaggio in particolare in casi di emergenza.

Infine il Diamante 2.0 analizza le sofisticate tecnologie che ad esempio permettono a due treni di viaggiare ad alta velocità - uno davanti all’altro, incolonnati a distanze ravvicinate - senza rischio di contatto. L’intera segnaletica entra nel radar delle sue valutazioni.

La segnalazione di un'anomalia 

I ritardi

Dall’estate del 2024, la rete italiana ha mostrato delle allarmanti fragilità, con avarie ricorrenti, ritardi e cancellazioni dei treni.

Per recuperare posizioni, il Gruppo Fs - con Rfi - ha messo in campo una strategia articolata che passa anche dalla sua flotta di treni diagnostici.

Fs intensificherà i viaggi, soprattutto lungo i binari veloci. L’aumento prenderà forma nel 2026 quando il Diamante 2.0 - in esercizio dal giugno dell’anno scorso - sarà affiancato da un secondo convoglio di ultima generazione, l’Aiace 2.0.

Paola Conti (Rfi) 

Da 22 milioni

Intanto che arriverà il gemello Aiace, il Diamante 2.0 insisterà lungo la strada delle analisi predittive, forte di tecnologie da 22 milioni di euro fornite dalla Mermec e dalla Viavi.

«Dobbiamo entrare sempre più nel territorio predittivo», spiega l’ingegner Paola Conti, responsabile della Diagnostica di Rfi, «perché è molto promettente in termini di risultati, ed è nuovo oltre che appassionante».

Il territorio appassiona perché è governato dall’intelligenza artificiale. Ad ogni viaggio, il Diamante 2.0 acquisisce migliaia di informazioni grazie ai sensori e alle telecamere (lineari e matriciali).

I server di bordo

Le informazioni sono poi immagazzinate dai potenti server di bordo (nelle carrozze 1 e 8).

E se a volte il Diamante 2.0 si accorge in tempo reale di una anomalia lungo la rete, al momento la sua missione fondamentale è prevenire i possibili guasti futuri.

La lampada di Aladino - che permette di capire oggi che potrà esserci un’avaria domani - è proprio l’intelligenza artificiale.

Roberto Lasta (Rfi) 

Il sospetto avvallamento

Nell’enormità di dati raccolti, metro dopo metro durante il viaggio, gli algoritmi leggono il rischio che un piccolo tratto di binario, ad esempio, possa funzionare male di lì a poco per un improvviso sospetto avvallamento, per l’erosione progressiva della rotaia, per una pozza di acqua piovana.

Il Diamante 2.0 percorre sia le linee veloci e sia le principali ordinarie, dette di “prima classe”, lungo 1.600 chilometri di binario.

L’ingegner Roberto Lasta, altra figura chiave della Diagnostica di Rfi, fa un esempio sull’intensità del suo impiego: «Se il Diamante 2.0 ha viaggiato sulla linea veloce da Firenze a Napoli, può stazionare una settimana in Campania per poi tornare verso Roma, lungo il binario ordinario. A quel punto, in pochi giorni sarà pronto per una nuova missione verso sud, di nuovo lungo la rete veloce».

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