In pensione 3 mesi dopo. La conferma dell’Istat. Durigon: “Cambieremo”
di Valentina ConteROMA – Tre mesi in più per andare in pensione. Scatteranno dal primo gennaio 2027. E così fino al 31 dicembre 2028 ci vorranno 67 anni e 3 mesi di età oppure 43 anni e 1 mese di contributi (uno in meno delle donne) per lasciare il lavoro. Questo dice la demografia: viviamo di più. Questo ha ufficializzato ieri Istat: la speranza di vita dopo i 65 anni si è allungata a 21,2 anni in media (ma 19,8 per gli uomini e 22,6 per le donne).
"Bloccheremo e sterilizzeremo”
Ma cosa dice il governo? «Bloccheremo l’aumento dell’età: nel 2027 si andrà ancora in pensione a 67 anni», promette Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro. L’aveva già fatto a gennaio. Allorquando la Cgil aveva scoperto che Inps si era portata avanti. Aggiungendo i tre me…
ROMA – Tre mesi in più per andare in pensione. Scatteranno dal primo gennaio 2027. E così fino al 31 dicembre 2028 ci vorranno 67 anni e 3 mesi di età oppure 43 anni e 1 mese di contributi (uno in meno delle donne) per lasciare il lavoro. Questo dice la demografia: viviamo di più. Questo ha ufficializzato ieri Istat: la speranza di vita dopo i 65 anni si è allungata a 21,2 anni in media (ma 19,8 per gli uomini e 22,6 per le donne).
"Bloccheremo e sterilizzeremo”
Ma cosa dice il governo? «Bloccheremo l’aumento dell’età: nel 2027 si andrà ancora in pensione a 67 anni», promette Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro. L’aveva già fatto a gennaio. Allorquando la Cgil aveva scoperto che Inps si era portata avanti. Aggiungendo i tre mesi ai suoi applicativi, prima che fossero ufficiali. Non solo il simulatore “La mia pensione” che si basa su stime a lungo termine, riprese da quelle della Ragioneria. Ma anche firmando le certificazioni del diritto a pensione di chi ha chiuso accordi di anticipo con le aziende. Scivolone che ha portato Inps a correggere database e via libera.
Verso i 68 anni per la pensione di vecchiaia
Ma ora Istat ha confermato i 3 mesi. Che in realtà sono 7 in più. Se non fosse che a cavallo della pandemia l’accentuata mortalità ce ne ha fatti guadagnare 4 di bonus che ora andiamo a scalare. Il futuro non è roseo, almeno non in termini previdenziali. Guardando proprio alle previsioni della Ragioneria, nei prossimi 4 bienni potremmo avere rialzi di 3 mesi ciascuno. Per dirla in un altro modo: nel giro dei prossimi 8 anni (dal primo gennaio 2035) i requisiti di vecchiaia e anticipata potrebbero alzarsi di un anno tondo. Proiettando l’età d’uscita a 68 anni. E i contributi a 44 anni e oltre.
Le promesse di Durigon e Giorgetti
Traguardi importanti. Durigon promette, a nome del governo, di «sterilizzare» almeno il primo di questi aumenti. Nei calcoli della Cgil, costerebbe 4 miliardi. Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a metà gennaio assicurava: «Aspettiamo i dati definitivi Istat di marzo. Ho dato indicazione alla Ragioneria di attendere con i decreti direttoriali perché la politica giustamente avrà tutto il tempo per fare le sue riflessioni e sterilizzare eventuali aumenti. Non c’è e non ci sarà nessun decreto direttoriale finché la politica non si esprimerà e deciderà come comportarsi».
Ieri Durigon, anche vicesegretario della Lega, partito di Giorgetti, si è espresso: «Confermo quanto detto da me e Giorgetti a gennaio. Bloccheremo e sterilizzeremo». Come e quando non si sa. Si sa invece che entro l’anno deve essere approvato dal ministero dell’Economia e del Lavoro il decreto direttoriale di cui parlava Giorgetti in cui scrivere che dal 2027 – anno elettorale – non ci saranno adeguamenti dei requisiti previdenziali.
Cosa succede dopo?
Ma cosa succederà nel biennio successivo, quando scatterà l’altro rialzo di 3 mesi? Sarà “sterilizzati” anche questo oppure si andrà a recuperare quello del 2027, portando il totale avanti di 6 mesi? Nessuno lo sa. I sindacati da tempo chiedono di far ripartire il tavolo sulle pensioni. La ministra del Lavoro Marina Calderone dice che «non esiste un tavolo delle pensioni, ma io sono pronta al dialogo». La Lega dal canto suo si gioca moltissimo perché aveva promesso l’abolizione della legge Fornero. E invece, grazie alle strette di Giorgetti su tutte le uscite anticipate (dalle Quote a Opzione donna) e ai tagli dell’indicizzazione è riuscito sia a far cassa. Sia a migliorare le statistiche dell’occupazione che volano per gli over 50.