Dazi Usa verso tutti i Paesi, Borse a picco: l’Europa brucia 245 miliardi
di Tommaso Ciriaco , Massimo FerraroTariffe su tutti i beni importati, da tutti i Paesi. Poi, eventualmente, si inizierà a trattare. Donald Trump sui dazi tira dritto, alza la posta alla vigilia di quello che definisce il «giorno della liberazione» per l’America e fa tremare le Borse. Nella seduta di lunedì le europee bruciano 245 miliardi di euro. Male Francoforte, Parigi, Londra. Malissimo Milano, la peggiore, a -1,77%: in fumo 16,4 miliardi. Wall Street, che archivia il peggior trimestre dal 2022, prende fiducia e chiude contrastata, con Dow Jones e S&P in positivo. Ma l’Fmi, che pure non vede una recessione all’orizzonte, avverte: «Maggior incertezza frenerà la crescita».
I dazi in vigore
Da domani, 2 aprile, le barriere doganali si alzano verso «tutti i Paesi», assicura Trump, non solo la sporca quindicina evocata dal suo segretario al Tesoro. «I dazi saranno molto più generosi di quelli che sono stati imposti a noi nel corso dei decenni - spiega il presidente - ci hanno fregato, noi saremo molto più gentili c…
Tariffe su tutti i beni importati, da tutti i Paesi. Poi, eventualmente, si inizierà a trattare. Donald Trump sui dazi tira dritto, alza la posta alla vigilia di quello che definisce il «giorno della liberazione» per l’America e fa tremare le Borse. Nella seduta di lunedì le europee bruciano 245 miliardi di euro. Male Francoforte, Parigi, Londra. Malissimo Milano, la peggiore, a -1,77%: in fumo 16,4 miliardi. Wall Street, che archivia il peggior trimestre dal 2022, prende fiducia e chiude contrastata, con Dow Jones e S&P in positivo. Ma l’Fmi, che pure non vede una recessione all’orizzonte, avverte: «Maggior incertezza frenerà la crescita».
I dazi in vigore
Da domani, 2 aprile, le barriere doganali si alzano verso «tutti i Paesi», assicura Trump, non solo la sporca quindicina evocata dal suo segretario al Tesoro. «I dazi saranno molto più generosi di quelli che sono stati imposti a noi nel corso dei decenni - spiega il presidente - ci hanno fregato, noi saremo molto più gentili con loro di quanto loro siano stati con noi». La guerra commerciale entra così nel vivo.
Dopo lo scudo del 25% su acciaio e alluminio, le misure al rialzo con la Cina e la stretta contro il Venezuela - con l’Eni che si è vista cancellare le autorizzazioni agli scambi con Caracas - è il turno dei dazi reciproci. Barriere doganali pari a quelle che i partner commerciali applicano sulle merci statunitensi, tariffarie e non: dai requisiti sulle emissioni di Co2 ai vincoli sui prodotti alimentari fino all’Iva. Il timore è che si inneschi un effetto a spirale di aumenti incrociati. Il 3 aprile tocca alle automobili, 25% su quelle finite o con componenti realizzate all’estero. E poi?
La risposta dell’Ue
Per il Wall Street Journal, almeno inizialmente, verranno imposte tariffe universali al 20% verso tutti i partner. Le principali cancellerie sono state già avvertite dalla diplomazia di Bruxelles: Trump potrebbe fare addirittura peggio di quanto annunciato. Se così fosse, risulta a Repubblica, la Commissione europea potrebbe accelerare la reazione, colpendo Washington prima del previsto. L’idea originaria, infatti, era stata quella di congelare la ritorsione per tredici giorni, dal 2 al 15 aprile, spendendo quel tempo per trattare. E cercando di evitare una battaglia commerciale senza ritorno.
Adesso, però, Ursula von der Leyen – così sanno anche a Palazzo Chigi, dove il messaggio è stato recapitato – potrebbe imporre contro-dazi immediati, nel giro di qualche ora o comunque di pochissimi giorni. “Scongelando” un pacchetto già pronto, chiuso in cassaforte e in attesa soltanto di essere ufficializzato.
La misura anti-coercizione
Che il clima sia quello che precede la battaglia lo si intuisce anche da altre indiscrezioni. Una, pubblicata ieri da El Pais, sostiene che l’Unione stia preparando una risposta «senza linee rosse nel catalogo europeo di rappresaglie». Secondo il quotidiano spagnolo, la Commissione starebbe valutando di applicare il cosiddetto strumento anti-coercizione per la sicurezza economica, che consente di chiudere il mercato Ue a determinati beni e servizi, impedendo alle aziende statunitensi di partecipare a concorsi di licitazione pubblica o a progetti finanziati con il bilancio comunitario.
Brutte notizie per l’Italia
Non è una buona notizia per l’Italia, che da tempo lavora per provare a scongiurare un’escalation che penalizzerebbe pesantemente Roma, esposta con gli Stati Uniti e seconda nella scala del rischio soltanto a Berlino. Antonio Tajani ha lavorato a lungo al dossier, incontrando due volte il commissario al Commercio Maroš Šef?ovi?. Anche Meloni sperava di strappare qualcosa da Trump, per proteggere alcuni settori chiave: auto, vini e farmaceutico. Adesso, però, prevale il pessimismo.