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Efficienza energetica, per centrare i target al 2030 l’Italia deve investire 16 miliardi l’anno

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Secondo lo studio di Agici, basato sugli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima messo a punto dal governo, gli sforzi fatti fino a oggi non sono sufficienti
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MILANO – Per centrare gli obiettivi di efficienza energetica fissati al 2030, come un risparmio del 16% dei consumi degli edifici residenziali rispetto al 2020, l’Italia avrebbe bisogno di investire almeno 16 miliardi di euro all’anno. Di questi, 13 annui servono al settore residenziale per realizzare un totale di 2,2 milioni interventi integrati, ovvero edili e di sostituzione dell’impianto termico, 2,5 miliardi agli edifici pubblici e 0,7 al settore industriale. Una cifra inferiore per le imprese perché meno ambizioso è l’obiettivo a loro dedicato all’interno del Pniec, il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima messo a punto dal governo.

A delineare questo scenario è lo studio condotto da Agici, società di consulenza in tema energia, in partnership con Cva, presentato oggi a Milano nel corso dell’undicesimo convegno annuale dell’Osservatorio sull’Efficienza Energetica (Cesef). Gli esperti sostengono che interventi di efficienza energetica, uniti alla scelta di fonti d…

MILANO – Per centrare gli obiettivi di efficienza energetica fissati al 2030, come un risparmio del 16% dei consumi degli edifici residenziali rispetto al 2020, l’Italia avrebbe bisogno di investire almeno 16 miliardi di euro all’anno. Di questi, 13 annui servono al settore residenziale per realizzare un totale di 2,2 milioni interventi integrati, ovvero edili e di sostituzione dell’impianto termico, 2,5 miliardi agli edifici pubblici e 0,7 al settore industriale. Una cifra inferiore per le imprese perché meno ambizioso è l’obiettivo a loro dedicato all’interno del Pniec, il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima messo a punto dal governo.

A delineare questo scenario è lo studio condotto da Agici, società di consulenza in tema energia, in partnership con Cva, presentato oggi a Milano nel corso dell’undicesimo convegno annuale dell’Osservatorio sull’Efficienza Energetica (Cesef). Gli esperti sostengono che interventi di efficienza energetica, uniti alla scelta di fonti di energia rinnovabile, possono contribuire largamente alla decarbonizzazione del mattone italiano.

Risparmi ingenti per il residenziale, minori per gli edifici pubblici

Per il settore residenziale unifamiliare, ad esempio, la combinazione integrata di isolamento termico, fotovoltaico, pompa di calore e accumulo (batteria) consente, sul singolo edificio, una riduzione delle emissioni fino al 94%. Per i condomini, l’integrazione tra coibentazione dell’involucro e teleriscaldamento è la soluzione più efficace, in grado di abbattere l’89% delle emissioni. Effetti più contenuti, invece, per gli edifici pubblici, dove le scelte sono vincolate alla capacità di spesa delle amministrazioni locali. Chiude il cerchio l’industria, dove un modello che comporti efficientamento energetico e fonti green permetterebbe di dimezzare le emissioni.

“Servono regole pluriennali stabili”

La macchina però rischia di incepparsi, perché a detta degli esperti gli investimenti attuali non sarebbero sufficienti a sostenere il processo. “Occorre dare continuità pluriennale alle regole del gioco, e riconoscere la centralità degli attori specializzati, in grado di apportare risorse economiche e competenze”, commenta Stefano Clerici, consigliere delegato della società di ricerca. A suo avviso, urge supporto pubblico più chiaro e stabile, capace di coinvolgere in modo efficace il settore della finanza privata, tra cui banche di sviluppo, fondi di private equity e istituti bancari.

“La sfida odierna è quella di rendere anche economicamente sostenibili progetti di efficientamento e decarbonizzazione profondi”, gli fa eco Michele Perotti, direttore dell’Osservatorio Cesef di Agici. “Una leva fondamentale sono le forme contrattuali che permettono di contenere gli investimenti a carico dei consumatori, famiglie, imprese, amministrazioni. Due modalità sempre più diffuse sono gli Energy Performance Contract e i Power Purchase Agreement (Ppa), che in modi diversi permettono agli utenti di ridurre e stabilizzare i costi dell’energia, oltre che ridurre il proprio footprint ambientale. Il riconoscimento della centralità di questi meccanismi a livello normativo potrà essere un acceleratore notevole di investimenti in efficienza e transizione energetica”.

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