Roma – Nel giorno in cui l’Eurocommissione adotta l’emendamento per dare più flessibilità ai produttori di veicoli rispetto ai limiti previsti delle emissioni di CO2 per auto e furgoni, sulle casse di 15 costruttori si abbatte una maximulta da 458 milioni. L’accusa? Aver messo in piedi un cartello sulla gestione del fine vita delle vetture. Sanzione che viene annunciata quando in Italia, a marzo, il mercato segna una ripresa dopo sette mesi consecutivi in rosso: vendute 172.223 macchine, il 6,22% in più di un anno fa. Crescono le elettriche (+77,7%) con una quota di mercato al 5,4%, dal 3,2 del marzo 2024. Il trimestre chiude però in rosso: -1,64%. I dati di Stellantis sono in linea con quelli dello scorso marzo, mentre per il Centro Studi Promotor «non si può parlare di ripresa, ma di rimbalzo».
Sul fronte multe si è al paradosso. Da una parte Bruxelles, grazie alla mediazione della presidente Ursula von der Leyen, calcolerà la conformità delle emissioni – limite a 93,6 grammi di CO2 per chilometro percorso – su una media di tre anni (2025-2027) e non più su uno. Modifica che, dopo il via libera degli Stati e del Parlamento, assicurerà alle case di non rischiare sanzioni che secondo l’Acea, il club dei costruttori europei, si aggirerebbero intorno ai 16-17 miliardi. Dall’altra, però, i produttori dovranno fare fronte alle multe decise per punire il cartello sul fine vita dei veicoli. L’indagine della Commissione – d’intesa con l’autorità britannica per la concorrenza – ha rivelato che per oltre 15 anni, 16 produttori tra cui Mercedes, che non è stata multata perché ha svelato come funzionava il sistema, e l’associazione Acea che faceva da facilitatore, hanno stipulato accordi anti-concorrenza e hanno adottato pratiche concordate sul riciclo dei mezzi a fine vita. L’attenzione si è concentrata su alcuni aspetti del regolamento del 2000. Primo: il mancato pagamento dei demolitori per il trattamento dei veicoli. E poi c’è il nodo della mancata promozione e trasparenza sulla percentuale di materiale delle vetture che può essere riciclata e su quanto materiale riciclato viene utilizzato nelle auto nuove.
I marchi coinvolti sono Bmw, Ford, Honda, Hyundai-Kia, Jaguar Land Rover, Mazda, Mercedes Benz, Mitsubishi, Opel, Renault/Nissan, Stellantis, Suzuki, Toyota, Volkswagen, Volvo. Stellantis «riconosce la decisione» e sostiene di «aver collaborato pienamente durante le indagini. La collaborazione ha portato ad accordi con sanzioni ridotte, per un totale di 99,5 milioni di euro e 10,4 milioni di sterline». Cifre accantonate e riflesse sui risultati 2024.