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Salvataggio Coin, con Invitalia arriva anche Generalfinance

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Servono 50 milioni: la società presieduta da Dallocchio potrebbe versarne 15
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MILANO – Tra i candidati al salvataggio di Coin SpA, impegnato in una rilevante ristrutturazione con il tribunale delle Imprese di Venezia, spunta anche Generalfinance, boutique finanziaria quotata a Piazza Affari con una capitalizzazione di 200 milioni, che si sarebbe proposto come partner finanziario, al fianco di Invitalia e della cordata di azionisti già presenti nella società. Gli attuali soci, e in particolare la Mia srl del proprietario di Liu Jo Marco Marchi, Sagitta sgr (veicolo di Europa Investimenti), l’ex ceo Stefano Beraldo attraverso Red Navy e Enzo de Gasperi attraverso Hi Dec, si sono impegnati a sottoscrivere un aumento di capitale da 21,2 milioni, l’obiettivo è di trovare almeno 50 milioni di risorse di cui 15 milioni sarebbero la quota parte di Invitalia, e il resto potrebbero essere iniettati da Generalfinance, il gruppo che è presieduto da Maurizio Dallocchio.

Tagliare i negozi per salvare i dipendenti

L’aumento di capitale, che dovrebbe essere perfezionato a ca…

MILANO – Tra i candidati al salvataggio di Coin SpA, impegnato in una rilevante ristrutturazione con il tribunale delle Imprese di Venezia, spunta anche Generalfinance, boutique finanziaria quotata a Piazza Affari con una capitalizzazione di 200 milioni, che si sarebbe proposto come partner finanziario, al fianco di Invitalia e della cordata di azionisti già presenti nella società. Gli attuali soci, e in particolare la Mia srl del proprietario di Liu Jo Marco Marchi, Sagitta sgr (veicolo di Europa Investimenti), l’ex ceo Stefano Beraldo attraverso Red Navy e Enzo de Gasperi attraverso Hi Dec, si sono impegnati a sottoscrivere un aumento di capitale da 21,2 milioni, l’obiettivo è di trovare almeno 50 milioni di risorse di cui 15 milioni sarebbero la quota parte di Invitalia, e il resto potrebbero essere iniettati da Generalfinance, il gruppo che è presieduto da Maurizio Dallocchio.

Tagliare i negozi per salvare i dipendenti

L’aumento di capitale, che dovrebbe essere perfezionato a cavallo dell’estate, è finalizzato a realizzare il piano industriale elaborato dal nuovo ad Matteo Cosmi, che punta a raggiungere il pareggio già a partire dal prossimo anno. L’idea è quella di trovare una soluzione condivisa con il Mimit e i sindacati, per evitare i licenziamenti collettivi del gruppo che dà lavoro a oltre 1.300 persone. Ma per raggiungere il pareggio, oltre che ristrutturare i debiti e iniettare nuove risorse, c’è bisogno di tagliare i costi. In proposito sarebbe già stata deliberata la chiusura di 8 punti vendita su 34, nel dettaglio quelli di Roma Lunghezza, Bufalotta a cui si sono aggiunti gli store di Termini, Latina, di San Donà di Piave e di Milano City Life, che non sono profittevoli da anni e che occupano un centinaio di persone che saranno ricollocate all’interno del gruppo. Sono ancora in bilico invece sia il grande magazzino di Firenze, sia quello di Bologna: su questi due negozi era stata avviata nelle settimane scorse una valutazione legata soprattutto alla sostenibilità dei contratti di locazione. Stesso discorso per il punto vendita di Vicenza, che era tra quelli a rischio di chiusura, e che invece potrebbe essere salvato.

Stralcio dei debiti prima della ricapitalizzazione

I sacrifici che devono fare fornitori e creditori potrebbero essere significativi, e una composizione degli interessi non sarà facile anche perché le passività sono lievitate a quota 240 milioni: ormai i debiti sono di poco inferiori al fatturato, e quindi difficilmente sostenibili. Aprile servirà per trovare una quadra tra soci, creditori e fornitori, l’obiettivo è di chiudere la crisi entro luglio iniettando le nuove risorse. Intanto, in questo quadro ancora tutto da definire, il flagship di Piazza Cordusio a Milano continua a rimanere chiuso, e dalle vetrine è sparito perfino il cartello “opening soon”.

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