Lavazza, il rialzo del caffè fa più paura dei dazi: “Aumenteremo la produzione negli Usa”
di Flavio BiniMILANO – Lavazza archivia il 2024 con risultati in crescita ma l’incognita dazi, insieme all’esplosione del prezzo del caffè getta una pesante incognita sul futuro. “Questo sarà l’anno più difficile di tutti, peggio di quello del Covid, difficilmente possiamo scommettere che sarà un anno di crescita”, ha spiegato l’ad Antonio Baravalle illustrando i dati dell’esercizio appena chiuso. Dati più che incoraggianti considerata l’impennata del prezzo del caffé, cresciuto del 70% in un solo anno e il fatto che la materia prima incide per tre quarti sul costo del prodotto finito. L’azienda ha registrato nel 2024 una crescita del fatturato a 3,35 miliardi (+9,1% rispetto al 2023) con un miglioramento sia del margine operativo lordo a 312 milioni (+18,6%) e utile netto in salita a 83 milioni (dai 68 dello scorso anno). Migliora anche la redditività con l’Ebitda margin salito al 9,3% dall’8,6% el 2023.
“Puntiamo a crescere negli Usa”
Metriche che proiettate sul 2025 non possono non tenere cont…
MILANO – Lavazza archivia il 2024 con risultati in crescita ma l’incognita dazi, insieme all’esplosione del prezzo del caffè getta una pesante incognita sul futuro. “Questo sarà l’anno più difficile di tutti, peggio di quello del Covid, difficilmente possiamo scommettere che sarà un anno di crescita”, ha spiegato l’ad Antonio Baravalle illustrando i dati dell’esercizio appena chiuso. Dati più che incoraggianti considerata l’impennata del prezzo del caffé, cresciuto del 70% in un solo anno e il fatto che la materia prima incide per tre quarti sul costo del prodotto finito. L’azienda ha registrato nel 2024 una crescita del fatturato a 3,35 miliardi (+9,1% rispetto al 2023) con un miglioramento sia del margine operativo lordo a 312 milioni (+18,6%) e utile netto in salita a 83 milioni (dai 68 dello scorso anno). Migliora anche la redditività con l’Ebitda margin salito al 9,3% dall’8,6% el 2023.
“Puntiamo a crescere negli Usa”
Metriche che proiettate sul 2025 non possono non tenere conto del terremoto fatto scatenare ieri sera da Donald Tump. A partire dai dazi al 20% per le importazioni negli Usa dall’Unione Europea. L’azienda da questo punto di vista ha già un paraurti importante: negli Usa è presente con due stabilimenti, 450 persone e un fatturato di 400 milioni di euro. "A oggi già il 50% della nostra produzione americana è fatta in loco, ci manca un 50%, il progetto è già approvato" per arrivare al 100%, "è chiaro che ci sono dei tempi. Noi siamo pronti e vedremo che evoluzione ci sarà", ha detto Baravalle spiegando che l’espansione era già stata prevista in un’orizzonte di 5 anni e che ora ragionevolmente potrebbe subire una accelerazione. Anche perché il Paese è troppo importante per pensare a una qualche forma di disimpegno, valendo il 16% del mercato mondiale.
"Come farà industria del caffè Usa con dazi al 10% sul Brasile?”
Certo le conseguenze dell’annuncio di Trump sono tutte da verificare. E prima ancora di quelle sull’export dei beni prodotti in Europa e destinati al mercato americano, Baravalle invita a riflettere anche su un altro elemento. L’industria della trasformazione del caffè negli Usa dovrà ora avere a che fare con un nuovo dazio del 10% sulle importazioni dal Brasile, massimo produttore mondiale. Si può chiedere alle aziende di spostare la produzione di auto negli Usa, ma è più complicato convertire la Florida a gigantesca piantagione di caffè per soddisfare la domanda delle aziende. "Mi ha stupito avere letto di dazi del 10% dal Brasile perché il mercato del caffè americano è controllato dall'industria Usa - ha osservato il manager -, quindi tutte saranno tassate del 10%?".
“Quotazione? Non se ne parla. Puntiamo a crescere in Ivs”
Nei pensieri dell’azienda ci sono i dazi e il rialzo del caffé ma ancora non c’è la quotazione. "Di Borsa non se ne parla. Per un'azienda che è 100% caffè delle nostre dimensioni essere quotata in Borsa ha dei vincoli enormi sui processi di sviluppo". Baravalle insiste sempre su un punto: “Siamo organizzati come una quotata senza esserlo”, sottolineando come l’essere azienda privata consenta tutta la flessibilità necessaria anche per affrontare turbolenze come quelle di questi anni, che hanno anche parzialmente ridotto i margini e quindi in proporzione la remunerazione per i soci. Quanto a Ivs, la società delle “macchinette” acquisita al 49% con un’Opa lanciata e conclusa lo scorso anno, resta vivo il proposito di salire ancora.quando dal 2027 scatterà l’opzione per irrobustire la propria quota.
Presentata Tablì, la capsula 100% caffé senza rivestimento
La presentazione dei risultati è stata anche l’occasione per presentare Tablì, la nuova capsula composta al 100% di caffè e senza rivestimento, pensata per una macchina dedicata, sviluppata da una startup rilevata dall’azienda negli anni scorsi. Una innovazione, ha detto Baravalle, “che ci permette di aprire una nuova categoria merceologica – la “tab” fatta 100% di caffè – in un segmento strategico come quello del single-serve”