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Trump "grazia” San Marino: dazi al 10%. E le aziende italiane chiamano la Serenissima

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Le tariffe imposte dalla Casa Bianca a Monte Titano sono più basse di quelle previste per le imprese tricolore. Che hanno già iniziato a interessarsi
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Fuori dall’Unione Europea, fuori da dazi al 20%. Ecco come la piccola Repubblica di San Marino potrebbe diventare la speranza per le imprese italiane che esportano negli Stati Uniti. La Serenissima si trova infatti in quella che, attualmente, è una posizione strategica per gli scambi commerciali, visto che all’interno della maxi operazione Trump è ricaduta nella lista delle “graziate”, destinataria di un’imposizione minima del 10%. «Il vantaggio competitivo è effettivamente rilevante».

Non si nasconde dietro a un dito il direttore generale della Camera di commercio di San Marino, il cui centralino da giorni ha preso a squillare incessantemente. Dall’altra parte della cornetta la voce di imprenditori italiani in cerca di informazioni. La prima domanda è un…

Fuori dall’Unione Europea, fuori da dazi al 20%. Ecco come la piccola Repubblica di San Marino potrebbe diventare la speranza per le imprese italiane che esportano negli Stati Uniti. La Serenissima si trova infatti in quella che, attualmente, è una posizione strategica per gli scambi commerciali, visto che all’interno della maxi operazione Trump è ricaduta nella lista delle “graziate”, destinataria di un’imposizione minima del 10%. «Il vantaggio competitivo è effettivamente rilevante».

Non si nasconde dietro a un dito il direttore generale della Camera di commercio di San Marino, il cui centralino da giorni ha preso a squillare incessantemente. Dall’altra parte della cornetta la voce di imprenditori italiani in cerca di informazioni. La prima domanda è una conferma: “È vero che da voi i dazi saranno al 10%?”. Risposta affermativa.

La seconda è una richiesta formale: “Come posso aprire un’azienda sul vostro territorio?”. La verità è che dopo gli interventi normativi di questi anni – che hanno imposto al Titano un percorso di adeguamento delle proprie regole interne anche (e soprattutto) dal punto di vista della trasparenza fiscale –, delocalizzare parte delle proprie attività a San Marino è diventato piuttosto semplice. E soprattutto rapido, una decina di giorni appena.

San Marino, i precedenti

Non è la prima volta che la Serenissima si trova ad accogliere l’immigrazione di aziende italiane per puri interessi commerciali. Avvenne lo stesso nel 2014 durante l’avvio del conflitto russo-ucraino. Quando Stati Uniti e Unione Europea imposero le prime sanzioni contro Mosca, le primizie alimentari tricolori trovarono la sponda per raggiungere la Russia proprio passando dalla piccola nazione incastonata tra la Romagna e le Marche. Il passaggio di prosciutti e formaggi divenne celebre. Con l’invasione del 24 febbraio 2022 anche San Marino disse stop. Ma ora torna ad essere terra promessa. A spingerla in questa direzione sono state le scelte della Casa Bianca, sparigliando le carte del commercio globale.

I dazi al 10% per San Marino

Il segretario generale dell’associazione degli industriali sammarinesi, William Vagnini, invita tuttavia alla prudenza. Specie se si parla di economia interna. «Certo per chi ci guarda da fuori la nostra è una posizione in questo momento di favore, ma se l’analizziamo dal punto di vista delle nostre aziende, si tratta comunque di un dazio del 10% che andrà a gravare sui bilanci». Attualmente gli Usa (Italia a parte), sono il principale mercato di sbocco dell’industria del Titano, con esportazioni dirette oltreoceano pari a 36 milioni di euro (dato 2023), a cui se ne aggiungono altre decine e decine indirette tramite le filiere e i clienti italiani ed europei. Attenzione però a non cantare vittoria troppo in fretta, perché il vantaggio potrebbe avere vita breve.

San Marino, i legami con l’Ue

Il governo della Serenissima è infatti impegnato (insieme ad Andorra) nella sigla di un accordo di associazione con l’Unione Europea. Il percorso è iniziato oramai da diversi mesi e quest’anno dovrebbe arrivare la firma. San Marino non entrerà formalmente nell’Ue, ma sono ugualmente previsti trattati che definiscono rapporti per la circolazione di merci e persone. Oltre, e qui viene il nodo, all’equiparazione di condizioni per l’operatività delle attività sammarinesi all’interno del territorio comunitario. Onori e oneri, con questi ultimi che potrebbero voler dire passare a dazi del 20%.

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