Dazi, Prandini: “Per vino, olio e le eccellenze italiane un danno da 3 miliardi”
di Giuseppe ColomboROMA – “Rischiamo di bruciare tre miliardi, ma alla fine il prezzo da pagare per la guerra commerciale sarà ancora più alto”. A quantificare l’impatto dei dazi americani sulle imprese italiane dell’agroalimentare è il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. “Ora - dice - tocca all’Europa farsi sentire, ma bisogna evitare di rispondere ai dazi con altri dazi”.
Quanto peseranno i dazi di Trump?
“Siamo preoccupati perché i dazi mettono a rischio un mercato che negli Stati Uniti vale 7,8 miliardi con una crescita del 17% nel 2024. Quest’anno puntavamo ai 9 miliardi e invece dovremo fare i conti con una regressione. Rischiamo di bruciare 3 miliardi, ma i danni potrebbero essere di più”.
Perché?
“La stima riguarda solo le mancate vendite, ma poi ci potrebbe essere il deprezzamento dei prodotti e l’aumento dei costi di stoccaggio. Speriamo si possa ancora evitare questo scenario”.
Quali prodotti saranno più colpiti?
“Oltre ai formaggi, dal Parmigiano reggiano al Pecorino romano, anche il …
ROMA – “Rischiamo di bruciare tre miliardi, ma alla fine il prezzo da pagare per la guerra commerciale sarà ancora più alto”. A quantificare l’impatto dei dazi americani sulle imprese italiane dell’agroalimentare è il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. “Ora - dice - tocca all’Europa farsi sentire, ma bisogna evitare di rispondere ai dazi con altri dazi”.
Quanto peseranno i dazi di Trump?
“Siamo preoccupati perché i dazi mettono a rischio un mercato che negli Stati Uniti vale 7,8 miliardi con una crescita del 17% nel 2024. Quest’anno puntavamo ai 9 miliardi e invece dovremo fare i conti con una regressione. Rischiamo di bruciare 3 miliardi, ma i danni potrebbero essere di più”.
Perché?
“La stima riguarda solo le mancate vendite, ma poi ci potrebbe essere il deprezzamento dei prodotti e l’aumento dei costi di stoccaggio. Speriamo si possa ancora evitare questo scenario”.
Quali prodotti saranno più colpiti?
“Oltre ai formaggi, dal Parmigiano reggiano al Pecorino romano, anche il vino, l’olio extravergine di oliva, la pasta, i dolci, le passate e le confetture”.
Come agiranno i dazi?
“I dazi al 20% si aggiungeranno a una tassazione già esistente. La filiera più colpita sarà quella del lattiero-caseario, dove le tasse arriveranno al 35%. Gli americani pagheranno 6 euro di tasse su un chilo di Grana Padano invece degli attuali 2,4 euro. Rischiamo di passare da un mercato di fascia media a uno di nicchia”.
Le nuove tariffe allontaneranno gli americani dai prodotti italiani?
“Il rischio è proprio questo. Se l’aumento per i nostri prodotti sarà del 20% di certo i salari dei cittadini americani non aumenteranno della stessa percentuale. Il nostro timore è che si allarghi il mercato dell’italian sounding e delle imitazioni del made in Italy che vale già 40 miliardi negli Usa. Dovremo lavorare affinché gli americani riconoscano sempre di più la qualità dei nostri prodotti”.
Trump sostiene che i dazi ai prodotti americani sono più alti.
“Non è vero. Prendiamo il lattiero-caseario: Trump va dicendo che la tassazione di ingresso in Europa per i prodotti americani è del 39%, ma non è così. Quando esportano i loro formaggi, gli americani pagano 1/3 in meno rispetto a quanto paghiamo noi quando portiamo i nostri prodotti negli Stati Uniti”.
Come se ne esce?
“Bisogna promuovere accordi di libero scambio con altri Paesi, ma la reciprocità deve essere effettiva”.
Con i Paesi dell’area Mercosur?
“Questo modello non rappresenta l’idea che abbiamo noi di reciprocità, ma se la reciprocità dovesse essere attuata non saremmo di certo contrari”.
L’Italia deve trattare da sola con gli Usa o deve agire con gli altri Paesi dell’Ue?
“Mai come in questo momento abbiamo la necessità di muoverci compatti e uniti. Guai se dovessimo dividerci. Ci può stare che per spingere un’intesa si faccia leva sui rapporti personali, ma la trattativa deve essere condotta dall’Europa. Non dobbiamo però commettere l’errore di rispondere con dazi ai dazi. Chiediamo all’Ue di investire direttamente sui vari settori produttivi senza gravare sul debito dei singoli Stati, aumentare gli investimenti nell’internalizzazione e cancellare tanta burocrazia che diventa un vero e proprio dazio”.
Cosa intende per tutela?
“Non è un caso se nel libro sui dazi dell’amministrazione americana vengano criticate alcune battaglie italiane, che Coldiretti promuove da tempo, come quella contro gli Ogm o per la difesa delle denominazioni geografiche. Non possiamo retrocedere”.