Usa, nuovo scontro sui tassi. Powell resiste al taglio: “C’è rischio inflazione”
dalla nostra inviata Anna LombardiIl governatore della Fed, Jerome Powell
(reuters)NEW YORK – «L’impatto dei dazi sulla crescita americana rischia di essere più elevata del previsto. Potrebbe avere un impatto sulla crescita dell’inflazione e pure su quella dell’occupazione». Dunque, no, «per ora la Fed non taglia i tassi d’interesse». Calmo ma inflessibile com’è da sempre il suo stile, il presidente della Federal Reserve ha assestato ieri l’ennesimo no alle pressioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Affermando ancora una volta la sua indipendenza alla guida dell’istituzione finanziaria più importante del mondo, con buona pace del fatto che fu lo stesso Trump a sceglierlo nel 2018 come capo della banca centrale americana responsabile della politica monetaria: salvo poi – com’è successo con altri – diventarne il più acerrimo nemico, una volta capito quanto le sue politiche non sarebbero state accomodanti con gli interessi della Casa Bianca.
NEW YORK – «L’impatto dei dazi sulla crescita americana rischia di essere più elevata del previsto. Potrebbe avere un impatto sulla crescita dell’inflazione e pure su quella dell’occupazione». Dunque, no, «per ora la Fed non taglia i tassi d’interesse». Calmo ma inflessibile com’è da sempre il suo stile, il presidente della Federal Reserve ha assestato ieri l’ennesimo no alle pressioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Affermando ancora una volta la sua indipendenza alla guida dell’istituzione finanziaria più importante del mondo, con buona pace del fatto che fu lo stesso Trump a sceglierlo nel 2018 come capo della banca centrale americana responsabile della politica monetaria: salvo poi – com’è successo con altri – diventarne il più acerrimo nemico, una volta capito quanto le sue politiche non sarebbero state accomodanti con gli interessi della Casa Bianca.
Ciò nonostante, ieri The Donald ha tentato di trascinare nel suo ambizioso wargame commerciale pure il banchiere centrale. Evidentemente conscio del persistente caos provocato dal suo annuncio di dazi “reciproci” a tutti di mercoledì: che ha provocato il rogo di miliardi di dollari in Borse: e spinto il biglietto verde a cedere terreno anziché rafforzarsi.
Così, a pochi minuti dal previsto intervento di Powell alla Society for Advancing Business Editing and Writing di Arlington, Virginia, a una manciata di chilometri da Washington, President Trump gli ha aggressivamente chiesto, attraverso il suo social Truth, di tagliare i tassi d’interesse: «Il presidente delle Fed è sempre in ritardo ma oggi potrebbe cogliere il momento perfetto per farlo» lo ha stuzzicato. Per poi sostenere le sue ragioni (non esattamente corrispondenti alla realtà): «I prezzi dell’energia si abbassano, l’inflazione è in calo, persino il prezzo delle uova è sceso del 69 per cento, mentre i posti di lavoro aumentano, tutto nel giro di due mesi. Una grande vittoria per l’America. Taglia i tassi d’interesse, Jerome. Smetti di fare politica».
Quello però ha risposto serafico: «Per ora aspettiamo. È troppo presto per dire se sarà questo il percorso appropriato per la politica monetaria». La Fed già aveva sospeso i tagli dei tassi nelle riunioni recenti perché i progressi nella riduzione dell’inflazione sembravano essersi fermati.
Ora, però, coi nuovi dazi «ben superiori alle aspettative», come ha appunto notato Powell, potrebbero portare a un aumento – almeno temporaneo – diffuso dei prezzi. Complicando ulteriormente il quadro dell’inflazione ed evocando lo spettro della stagnazione: «L’incertezza è alta. Dobbiamo aspettare e vedere come si evolveranno le cose. Tra un anno l’incertezza dovrebbe essere molto più bassa», ha chiuso l’argomento Mister Fed. Intanto, persino l’oro cade con le materie prime.