“Fiere volano per le pmi. Preoccupati dall’Europa”
di Rosaria AmatoGianpiero Calzolari presidente BolognaFiere
Le fiere come momento di confronto, piazza internazionale che «mette a disposizione del sistema tutto quello che c’è di nuovo sul mercato, compresi l’intelligenza artificiale e il green deal». In anni confusi come quelli che stiamo vivendo, stretti tra guerre e dazi, il sistema fieristico, sottolinea il presidente di BolognaFiere Gianpiero Calzolari, «può aiutare le imprese a orientarsi sui nuovi mercati: a fronte di una situazione che si sta inasprendo, non è detto che si debba dipendere dagli Usa, si può andare anche in Canada, in Messico, nel Sud-Est asiatico, nei Paesi Arabi. Le fiere, purché abbiano una dimensione internazionale, possono essere un volano anche per le imprese più piccole, soprattutto quando queste costituiscono delle eccellenze». BolognaFiere con 274 milioni di fatturato nel 2024 ha superato la Fiera di Milano, diventando il primo operatore del settore in Italia.
Sono appena scattati i nuovi dazi imposti dal presidente Usa Trump all’Europa. Che impatto avranno?
…Le fiere come momento di confronto, piazza internazionale che «mette a disposizione del sistema tutto quello che c’è di nuovo sul mercato, compresi l’intelligenza artificiale e il green deal». In anni confusi come quelli che stiamo vivendo, stretti tra guerre e dazi, il sistema fieristico, sottolinea il presidente di BolognaFiere Gianpiero Calzolari, «può aiutare le imprese a orientarsi sui nuovi mercati: a fronte di una situazione che si sta inasprendo, non è detto che si debba dipendere dagli Usa, si può andare anche in Canada, in Messico, nel Sud-Est asiatico, nei Paesi Arabi. Le fiere, purché abbiano una dimensione internazionale, possono essere un volano anche per le imprese più piccole, soprattutto quando queste costituiscono delle eccellenze». BolognaFiere con 274 milioni di fatturato nel 2024 ha superato la Fiera di Milano, diventando il primo operatore del settore in Italia.
Sono appena scattati i nuovi dazi imposti dal presidente Usa Trump all’Europa. Che impatto avranno?
«È evidente che la situazione geopolitica, le guerre sempre più vicine e i dazi finiranno per comprimere lo spazio del mercato globale. Un elemento di grande preoccupazione, considerato che la nostra capacità di produrre ricchezza dipende in gran parte dalle esportazioni. I nostri comparti produttivi si basano sulla capacità di trasformare materie prime, che spesso non abbiamo, in prodotti finiti di grande valore. Noi caratterizziamo tutto quello che tocchiamo, siamo i re Mida del Made in Italy».
Quali potrebbero essere i comparti più danneggiati dai dazi?
«Il Parmigiano reggiano, il vino, l’acciaio, l’automotive, la meccanica: sono tanti i settori che destano preoccupazione».
Le fiere hanno appena superato le conseguenze negative del Covid. Adesso subiranno altri danni?
«Nei due anni della pandemia siamo stati costretti a rimanere chiusi. Eppure molti operatori fieristici sono riusciti a mantenere i contatti, avvalendosi dei nuovi strumenti, diventati man mano di uso comune, dalle call al catalogo virtuale allo smart working. Strumenti che anche adesso utilizziamo, anche se siamo tornati in piena attività, recuperando ampiamente: noi di BolognaFiere abbiamo appena chiuso il 2024 con un fatturato superiore del 50% a quello del preCovid. Sul 2023 l’incremento è del 40 per cento».
Dati che sembravano un miraggio due anni fa.
«C’era in effetti la preoccupazione che si potesse immaginare un futuro senza fiere. Abbiamo ampiamente recuperato. Abbiamo appena chiuso Cosmoprof che è stata una fiera fantastica, con 3.128 aziende espositrici da 65 Paesi e 255mila operatori da 150 Paesi, e rappresentanti di oltre 10mila brand: la dimostrazione plastica della forza di quel settore, che in Italia non ha grandi marchi, ma può contare sul distretto più importante al mondo per i cosmetici che vengono utilizzati dai principali gruppi internazionali. Le fiere non servono a confermare il business: il loro valore aggiunto è quello di mettere a disposizione del sistema tutto quello che c’è di nuovo sul mercato, con cui si può stabilire una relazione fisica, che non è solo la stretta di mano. Però le fiere funzionano quando hanno una dimensione internazionale: in Italia Milano, Bologna e Rimini».
Vale anche per le Pmi?
«Il sottodimensionamento delle imprese costituisce il nostro punto debole, ma a maggior ragione possono offrire opportunità alle piccole imprese, che farebbero più fatica a trovare mercati all’estero. Le fiere sono interessanti se si ha qualcosa di interessante da dire. Mentre gli aspiranti acquirenti possono toccare con mano il polso di una categoria, di un comparto. Anche l’innovazione in fiera si materializza, e può essere occasione di confronto con la convegnistica di settore che permette di analizzare le prospettive di crescita, di sviluppo, e anche di crisi all’orizzonte».
Che posto avranno le fiere nella nuova politica industriale europea?
«Stiamo osservando con una certa perplessità le nuove politiche industriali presentate dalla presidente Von der Leyen. Aspettiamo di vedere come tutto questo possa essere messo a terra senza diventare l’ennesima ridondante pianificazione-regolamentazione di cui non si sente alcun bisogno.
Pensiamo per esempio al disastro dell’automobile. L’Europa ha bisogno di più concretezza, meno tensioni politiche, meno ricerca del consenso, e di una lettura più credibile della realtà».