Il guru di Reagan, Laffer: “Se la crisi dura più di un anno possono scoppiare conflitti veri”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliArthur Laffer
NEW YORK – Non misura le parole, Arthur Laffer: «Se questi dazi saranno ancora in vigore tra un anno, scoppierà la guerra». Il guru economico di Ronald Reagan, che sulla “Laffer Curve” aveva basato la propria politica, ha uno stretto rapporto anche con Donald Trump. Eppure avverte: «Se il presidente intende i dazi come strumento negoziale per eliminarli in tutto il mondo, potrebbero avere un effetto positivo nel lungo termine, dopo i danni di questi giorni. Se invece sono misure permanenti adottate per incassare soldi, indebolire Europa e Cina, o far tornare la manifattura negli Usa, provocheranno disastri economici e guerre. Scopriremo presto la risposta, nel giro di tre mesi».
Reagan come giudicherebbe le scelte di Trump?
«Se tra un anno i dazi fossero ancora in vigore, Reagan sarebbe molto, ma molto deluso».
Perché?
«Sappiamo con certezza che un regime come quello messo in atto ha conseguenze assai negative prima sul mercato azionario, poi sull’allocazione delle risorse…
NEW YORK – Non misura le parole, Arthur Laffer: «Se questi dazi saranno ancora in vigore tra un anno, scoppierà la guerra». Il guru economico di Ronald Reagan, che sulla “Laffer Curve” aveva basato la propria politica, ha uno stretto rapporto anche con Donald Trump. Eppure avverte: «Se il presidente intende i dazi come strumento negoziale per eliminarli in tutto il mondo, potrebbero avere un effetto positivo nel lungo termine, dopo i danni di questi giorni. Se invece sono misure permanenti adottate per incassare soldi, indebolire Europa e Cina, o far tornare la manifattura negli Usa, provocheranno disastri economici e guerre. Scopriremo presto la risposta, nel giro di tre mesi».
Reagan come giudicherebbe le scelte di Trump?
«Se tra un anno i dazi fossero ancora in vigore, Reagan sarebbe molto, ma molto deluso».
Perché?
«Sappiamo con certezza che un regime come quello messo in atto ha conseguenze assai negative prima sul mercato azionario, poi sull’allocazione delle risorse e il Pil di tutti i paesi. Le tariffe dello Smoot-Hawley Act causarono la Grande depressione, che provocò la Seconda guerra mondiale. Nixon aumentò del 10% le tasse sulle importazioni e perse la Casa Bianca. Poi però ci sono anche precedenti positivi. John Kennedy ridusse i dazi a livello globale, avviando uno dei periodi più esplosivi dell’economia. Reagan iniziò il negoziato sul Nafta con Messico e Canada, finalizzato poi da Clinton, che ha generato enorme ricchezza. La storia è chiara: ogni volta che i dazi sono stati imposti hanno provocato disastri economici e guerre; ogni volta che sono stati tolti, prosperità e pace sono seguite. La domanda è un’altra».
Quale?
«Trump sta pianificando di mantenere questi dazi in vigore a lungo termine? Non credo. Se li sta usando per negoziare con paesi come l’Italia e gli altri europei, molto più protezionisti degli Usa, per abbassare le tariffe in tutto il mondo, ci aspetta un grande periodo di prosperità; se invece li vede come strumento politico di lungo termine, vivremo un esteso periodo di oscurità».
Lei cosa pensa che voglia?
«Nel primo mandato Trump ha usato i dazi come strumento negoziale per ridurre le barriere commerciali: Usmca, gli accordi con Giappone, Corea del Sud, Bolivia, Colombia, Brasile. Ci ho parlato l’ultima volta dieci giorni fa, ma non so leggere nel pensiero delle persone. Il negoziato sarebbe meraviglioso, ma se non lo farà avremo un periodo molto buio davanti a noi».
La durezza dei dazi le fa pensare che voglia negoziare?
«Non vedo come possa pensare che causare una profonda recessione sia positivo per l’America. È solo una sciocchezza. È consapevole che non puoi aumentare le entrate fiscali durante la depressione».
Come capiremo le sue intenzioni?
«Parliamo di mesi, non anni. Se i dazi continueranno per 30, 60 o 90 giorni, il sistema andrà in caduta libera. Tre mesi sono il limite per comprendere se intende negoziare seriamente o no».
La Ue propone zero tariffe sui prodotti industriali.
«Mi piace, ma non so quanto pensi di ottenere Trump col negoziato, se lo farà. I dazi europei sono molto peggiori dei nostri, siete voi che dovete proporre di sbarazzarvi di queste barriere».
La settimana prossima la premier italiana Giorgia Meloni sarà alla Casa Bianca. Cosa le suggerisce di dire a Trump?
«La ritorsione è stupida. Lei piace molto al presidente. Deve dirgli che gli europei vogliono continuare a fare affari con gli Usa, ma dobbiamo fermare il protezionismo nel mondo».
Quindi serve una proposta concreta?
«Sì, quella di liberarci di tutti i dazi e smettere di discriminare gli americani. Noi siamo i vostri amici migliori».
Lei ha scritto uno studio sull’effetto dei dazi sull’auto.
«Possono provocare un aumento dei prezzi di 10.000 dollari per macchina. Se il danno sarà irreversibile dipenderà dalla durata».