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L’americana Delta: “Non ritiriamo gli Airbus ordinati, indisponibili a pagare dazi”

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La tempesta commerciale si abbatte anche sull’industria dei velivoli. Air France: “Lieve flessione nelle prenotazioni”. Le incognite sul mercato del cargo. Segui il titolo della compagnia statunitense
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ROMA – Anche l’industria degli aerei comincia a subire il contraccolpo della guerra commerciale che l’amministrazione Trump ha scatenato.

Il fulmine viene scagliato da Ed Bastian, amministratore delegato di Delta Air Lines, la più grande compagnia degli Stati Uniti.

Il manager spiega di non avere “intenzione di pagare i dazi sui nuovi aerei”. E pur di non pagarli, Delta Air Lines non vuole ritirare i velivoli che ha già ordinato dal produttore europeo Airbus.

La trimestrale

Il ritiro e il pagamento degli aerei – aggiunge Ed Bastian – “è rinviato”. Oggi Delta ha pubblicato una trimestrale superiore alle attese, ma ha messo in guardia sul rallentamento della domanda di voli.

La flessione può avere un impatto sul conto economico di Delta, che taglia le sue stime per il 2025. La crescita – che prima della tempesta dei dazi era compresa tra il 7 e il 9% – ora vola verso il basso, tra il 3 e il 4%.

I dipendenti pubblici

Fin da febbraio, un altro vettore statunitense (United Airline…

ROMA – Anche l’industria degli aerei comincia a subire il contraccolpo della guerra commerciale che l’amministrazione Trump ha scatenato.

Il fulmine viene scagliato da Ed Bastian, amministratore delegato di Delta Air Lines, la più grande compagnia degli Stati Uniti.

Il manager spiega di non avere “intenzione di pagare i dazi sui nuovi aerei”. E pur di non pagarli, Delta Air Lines non vuole ritirare i velivoli che ha già ordinato dal produttore europeo Airbus.

La trimestrale

Il ritiro e il pagamento degli aerei – aggiunge Ed Bastian – “è rinviato”. Oggi Delta ha pubblicato una trimestrale superiore alle attese, ma ha messo in guardia sul rallentamento della domanda di voli.

La flessione può avere un impatto sul conto economico di Delta, che taglia le sue stime per il 2025. La crescita – che prima della tempesta dei dazi era compresa tra il 7 e il 9% – ora vola verso il basso, tra il 3 e il 4%.

I dipendenti pubblici

Fin da febbraio, un altro vettore statunitense (United Airlines) ha notato un calo nelle prenotazioni dei dipendenti pubblici nel Paese, effetto dei licenziamenti e delle dimissioni ispirate da Elon Musk.

United Airlines ricava il 2% del suo fatturato dalle missioni di lavoro di persone riconducibili al governo. Lo stesso vettore è forte sui voli verso il Canada, anch’essi in sofferenza per le tensioni geopolitiche.

Intanto, per la prima volta in 58 anni di onorata attività, la compagnia Southwest Airlines farà pagare il bagaglio a bordo ai suoi passeggeri. Il suo famoso slogan – “Bags fly free”, il bagaglio viaggia gratis – è destinato ad andare in pensione.

Le tariffe più basse

Un ulteriore scricchiolio prende forma qui in Europa, nei cieli di Air France-Klm, che parla di un “leggero rallentamento” delle vendite di biglietti sulle sue rotte tra l'Europa e gli Stati Uniti.

Benjamin Smith, direttore generale del gruppo aereo, spiega al canale Cnbc che le prenotazioni per i posti premium (i più costosi) non stanno subendo variazioni.

Il calo, semmai, si registra per i posti in classe economica. Air France-Klm sta usando la leva dei prezzi per fronteggiare la situazione. Tariffe più basse permettono di rivitalizzare la domanda di voli.

Il problema si segnala sia per le vendite in Europa sia per quelle in Nord America. Il vettore, per il momento, non rivedrà al ribasso le stime finanziarie per l'anno in corso.

Le merci

Ansia infine si segnala nell’industria del trasporto di merci, il cargo. Nelle ultime settimane, in attesa che entrassero in vigore i dazi decisi da Donald Trump, le imprese cinesi hanno cercato di giocare d’anticipo riempendo le stive dei velivoli diretti in America.

Tra l’inizio e la fine di marzo 2025, il costo per trasportare beni dalla Cina agli Stati Uniti è aumentato del 37% arrivando a 4,14 dollari per chilogrammo.

Impennata anche per le tariffe degli invii dall’Europa agli Usa, in crescita del 7% a 2,61 dollari per chilo spedito.

L’incognita per Temu

In prospettiva, con i dazi incrociati ormai in vigore, i costi di spedizione potrebbero diminuire, a causa di un calo dei volumi in viaggio.

Il calo sarebbe effetto anche della decisione dell’amministrazione Trump di sottoporre a severe tassazioni perfino le merci di piccole e piccolissime dimensioni, come quelle vendute da negozi cinesi come Temu e Shein

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