ROMA – Da quest’anno cambia nome. Il Documento di economia e finanza, noto come Def, dopo un passaggio normativo diventerà Dfp, Documento di finanza pubblica. Formalità a parte, il documento che rappresenta il principale strumento della programmazione economico-finanziaria in Italia è stato approvato dal governo dopo un consiglio dei ministri di 45 minuti. Risultato: il governo rivede al ribasso la crescita del Pil per quest’anno, allo +0,6%, “dimezzando di fatto la previsione del Piano che era 1,2%", spiega il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in riferimento al Piano strutturale di bilancio varato da Palazzo Chigi. Poi il Paese crescerà dello 0,8% sia nel 2026 sia nel 2027 (lo 0,7% secondo la Banca d’Italia).
"Questo Def vien…
ROMA – Da quest’anno cambia nome. Il Documento di economia e finanza, noto come Def, dopo un passaggio normativo diventerà Dfp, Documento di finanza pubblica. Formalità a parte, il documento che rappresenta il principale strumento della programmazione economico-finanziaria in Italia è stato approvato dal governo dopo un consiglio dei ministri di 45 minuti. Risultato: il governo rivede al ribasso la crescita del Pil per quest’anno, allo +0,6%, “dimezzando di fatto la previsione del Piano che era 1,2%", spiega il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in riferimento al Piano strutturale di bilancio varato da Palazzo Chigi. Poi il Paese crescerà dello 0,8% sia nel 2026 sia nel 2027 (lo 0,7% secondo la Banca d’Italia).
"Questo Def viene adottato in una situazione molto complessa sotto l'aspetto economico globale, tutto ciò rende molte complicate e difficili, persino aleatorie le previsioni di lungo periodo. Ma anche quelle di medio termine", commenta il titolare del Mef. Potrebbero "determinarsi circostanze peggiorative" rispetto alle stime di crescita, aggiunge Giorgetti, sottolineando che "questo piano non sconta la riprogrammazione del Pnrr, che sarà eseguita entro fine maggio".
Il deficit, invece, sarà al "3,3% nel 2025, al 2,8% l'anno successivo e al 2,6% nel 2027. L'effetto di cassa dei crediti del Superbonus tenderà a sgonfiarsi e anche il piano di traiettoria, in base alla nuova governance europea, risulta rispettato: noi prevediamo 1,3%, poi 1,6%, 1,9%, 1,7% e 1,5% nel 2029”, sono ancora le parole del ministro. Che rimarca come nel documento non ci siano – “come in passato” – i contenuti programmatici: “Li abbiamo sistematizzati e fanno parte della spesa già proiettata nel medio termine, quindi non è necessario finanziarli".
La difesa
"La spesa per la difesa in questo momento mantiene l'orientamento e l'andamento originario, riteniamo in base ai nostri criteri di contabilizzazione che eventualmente saranno discusse in sede Nato, di essere in linea con la richiesta del 2%", annota Giorgetti.
Guardando al futuro, e in particolare alle richieste di un incremento del budget arrivate da Bruxelles, il ministro taglia corto: “Questo implicherà di fare delle scelte che in questo momento non si ritiene di adottare e saranno fatte nei tempi prescritti: c'è una sostanziale richiesta da parte della Commissione di chiedere la clausola nazionale di eccezione rispetto agli indicatori entro la fine di aprile, quindi probabilmente in sede di risoluzione sul Def il Parlamento si dovrà esprimere. Procedendo in quel senso – ragiona il ministro – si dovrà fare uno scostamento che prevede procedura rafforzata di votazione nelle due Camere".
Pnrr
"Il tema della proroga del Pnrr – ricorda Giorgetti – può essere declinato in tanti modi: c'è la proposta di Fitto sui fondi di Coesione, c'è la proposta di mettere da parte il 10% dei progetti Stem. Vedo che in modo surrettizio e laterale poi si arriva al fine, va bene qualsiasi mezzo purché si arrivi a quel fine".
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"È chiaro che tutte le decisioni di politica economica saranno tarate rispetto a tutta una serie di situazioni di contesto generale e di possibilità legate alle regole europee che vedremo se saranno allentate o no", osserva il titolare di Via XX Settembre rispondendo sull'intenzione di ridurre l'irpef al ceto medio. E poi: "Se succede una recessione bestiale rispetto a tutto ciò che sta accadendo, qualcuno dovrà chiedersi se queste regole sono ancora attuali o no".
Le reazioni
"Quello presentato in Cdm questa sera non è il nuovo Def ma il raggiro del Parlamento. Mentendo al paese dimezzano le stime di crescita, che non sono mai state reali, e di fronte alla verità di oggi sono costretti ad ammettere un ulteriore taglio del 50% rispetto a quello che avevano scritto poco più di tre mesi fa nella loro legge di Bilancio da noi contestata. Senza le risorse del Pnrr saremmo in piena recessione", dice il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia.
"È la riprova della totale incapacità di questo governo nell'avere una idea del futuro e della mancanza di rispetto di Giorgia Meloni nei confronti del Parlamento a cui vengono negate le informazioni economiche rilevanti sulle politiche pubbliche. Tutto questo è la conferma che non sanno che pesci prendere, ma vogliono solo nascondere la verità di una evidente crisi economica alle parti sociali", conclude