L’escalation dei dazi affonda Wall Street. Milano recupera il 2,4%
di Raffaele RicciardiMILANO – Lo squarcio di sereno sulle Borse europee è tornato a farsi tempesta su Wall Street. A segnare l’umore dei mercati, ieri, sono state prima le aperture su possibili trattative tra gli Usa e i partner commerciali, per mitigare l’impatto dei dazi reciproci in vigore oggi. Poi la paura ha ripreso il sopravvento: la Casa Bianca ha confermato che su Pechino caleranno tariffe aggiuntive del 50 per cento, in risposta alla rappresaglia cinese dopo gli annunci del 2 aprile, per salire al 104% complessivo. «Quando l’America è colpita, risponde con più forza», il pensiero trumpiano riportato dalla portavoce Karoline Leavitt. Il premier cinese Li Qiang, nonostante lo yuan sia sceso ai minimi, ha assicurato che ha gli strumenti per controbattere: altro colpo alle speranze di pax commerciale.
MILANO – Lo squarcio di sereno sulle Borse europee è tornato a farsi tempesta su Wall Street. A segnare l’umore dei mercati, ieri, sono state prima le aperture su possibili trattative tra gli Usa e i partner commerciali, per mitigare l’impatto dei dazi reciproci in vigore oggi. Poi la paura ha ripreso il sopravvento: la Casa Bianca ha confermato che su Pechino caleranno tariffe aggiuntive del 50 per cento, in risposta alla rappresaglia cinese dopo gli annunci del 2 aprile, per salire al 104% complessivo. «Quando l’America è colpita, risponde con più forza», il pensiero trumpiano riportato dalla portavoce Karoline Leavitt. Il premier cinese Li Qiang, nonostante lo yuan sia sceso ai minimi, ha assicurato che ha gli strumenti per controbattere: altro colpo alle speranze di pax commerciale.
Il problema è che se i pugili mettono insieme oltre il 40% del Pil mondiale, più che una scazzottata si prospetta un film alla Godzilla contro King Kong: chiunque ne esca vincitore, rischia di ritrovarsi circondato da un cumulo di macerie. Così Wall Street, che nella mattinata americana viaggiava al passo migliore dal 2022 con rialzi sopra il +4 per cento, ha virato bruscamente al ribasso per chiudere con lo S&P500 a -1,6 per cento (prima volta da un anno sotto 5mila punti) e il Nasdaq dei tecnologici a -2,15 per cento. Dati che non possono che riaccendere la tensione sulla riapertura odierna in Asia ed Europa.
Mercati tiratissimi dal punto di vista della liquidità e algoritmi all’opera hanno esasperato lo scossone. Ma la ragione di fondo resta: gli investitori brancolano nel loro peggior nemico, il buio. «Il crollo è motivato dall’incertezza politica» e sarà «impossibile dire di aver toccato il fondo finché questa non sarà risolta», ha sintetizzato a Bloomberg Scott Ladner di Horizon Investments. E dire che fino a quel momento la giornata si era incanalata sui binari del recupero. Tokyo era salita del 6 per cento, Londra del 2,7, Parigi del 2,5 e Milano del 2,44 per cento. Oltre a un rimbalzo fisiologico dopo tre giorni neri, a dare qualche appiglio concreto erano state le parole del segretario al Tesoro, Scott Bessent: l’amministrazione Trump è aperta a negoziare per ridurre le tariffe, aveva detto, aggiungendo che gli Stati Uniti potrebbero «concludere qualche buon accordo». Lo stesso Trump aveva riferito di «buone prospettive» nei negoziati con la Corea del Sud, come a dire che sui dazi si procede Paese per Paese. Ma la conferma dell’extra-tariffa sulla Cina ha fatto scemare l’ottimismo.
Il petrolio, spia del rischio recessione, ha perso colpi per tuffarsi sotto i 60 dollari ai minimi dal 2021.
La debole domanda a un’asta di titoli del Tesoro Usa da 58 miliardi ha segnalato la perdita di fiducia verso Washington. Mentre i rendimenti del debito a lungo termine sono saliti in modo deciso (oltre dieci punti base sul decennale), in una delle giornate più nervose dalla pandemia. Apple ha perso il 5% (per un -23% in quattro sedute): paga il suo legame con la produzione cinese e cede a Microsoft lo scettro di società di maggior valore. Trump dice che Cupertino può produrre l’iPhone in casa, il mercato ha idee diverse.