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Dazi, dopo l’annuncio di Trump l’Ue può congelare le contromisure: “Sfruttiamo questi mesi”

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La Commissione vota un pacchetto in tre fasi da 21 miliardi ma l’apertura della Casa Bianca permette di avviare il negoziato
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da Bruxelles – Dopo la Cina anche l’Europa dissotterra l’ascia per rispondere agli Usa e così la guerra commerciale mondiale è stata dichiarata. Ma, subito dopo, viene messa in pausa. Almeno dal Vecchio Continente. Che è pronto a sospendere da subito i controdazi. L’annuncio di Donald Trump di bloccare per 90 giorni le nuove tariffe è infatti caduto come un meteorite sulle decisioni della Commissione. Che, dopo aver preparato il primo pacchetto di contromisure, ha dovuto prendere atto della svolta statunitense e valutare l’immediato stop reciproco.

Palazzo Berlaymont, colto di sorpresa, ha dovuto prima verificare l’effettività dell’iniziativa trumpiana. Perché il presidente americano ha legato la sospensione solo ai Paesi che non avevano reagito. L’Europa, pur avendo avallato la lista predisposta dall’esecutivo comunitario, si trova in un limbo: i controdazi infatti scattano solo da martedì prossimo. E quindi l’orientamento di Bruxelles è quello di accettare la pausa e fare …

da Bruxelles – Dopo la Cina anche l’Europa dissotterra l’ascia per rispondere agli Usa e così la guerra commerciale mondiale è stata dichiarata. Ma, subito dopo, viene messa in pausa. Almeno dal Vecchio Continente. Che è pronto a sospendere da subito i controdazi. L’annuncio di Donald Trump di bloccare per 90 giorni le nuove tariffe è infatti caduto come un meteorite sulle decisioni della Commissione. Che, dopo aver preparato il primo pacchetto di contromisure, ha dovuto prendere atto della svolta statunitense e valutare l’immediato stop reciproco.

Palazzo Berlaymont, colto di sorpresa, ha dovuto prima verificare l’effettività dell’iniziativa trumpiana. Perché il presidente americano ha legato la sospensione solo ai Paesi che non avevano reagito. L’Europa, pur avendo avallato la lista predisposta dall’esecutivo comunitario, si trova in un limbo: i controdazi infatti scattano solo da martedì prossimo. E quindi l’orientamento di Bruxelles è quello di accettare la pausa e fare altrettanto. Ma solo a condizione che ci sia reciprocità. «Mantenere strette le relazioni transatlantiche – ha infatti sottolineato il premier polacco, Donald Tusk, presidente di turno dell’Ue – è una responsabilità comune davanti alle turbolenze del momento. Quindi cerchiamo di sfruttare al meglio i prossimi 90 giorni». Segno che l’Unione si sta mettendo in scia. E oggi la presidente della Commissione sentirà i 27 governi per assumere una posizione definitiva.

Ieri, però, l’Ue aveva dato il via libera al primo pacchetto di contromisure che in teoria entrerebbero in vigore il prossimo 15 aprile. Sono state approvate anche altre due liste che scatteranno - o sono pronte a scattare - rispettivamente il 15 maggio e il primo dicembre. Con un importo complessivo di 21 miliardi di euro. L’Italia ha votato a favore delle nuove tariffe insieme a tutti gli altri tranne l’Ungheria del sovranista Viktor Orban.

Il primo intervento è stato studiato per essere tatticamente molto limitato: l’ammontare sfiora i 4 miliardi di euro. Segno che Bruxelles non ha mai smesso di coltivare la speranza di aprire una trattativa con Washington: «Le misure possono essere sospese in qualsiasi momento, qualora gli Stati Uniti accettino una soluzione negoziata equa ed equilibrata», scriveva fin dall’inizio la Commissione.

L’Unione ha quindi rispolverato l’elenco dei beni da colpire già predisposto tra il 2018 e il 2020 per replicare anche allora alle mosse di Donald Trump escludendo solo il whiskey e i latticini per evitare ritorsioni su un settore importante dell’industria europea. L’obiettivo era puntato sui prodotti in alluminio e acciaio con una tassazione del 25 per cento. E poi beni come moto, barche, scarpe, jeans, t-shirt, legumi, cereali, tabacco. Il 15 maggio entrerebbero nella lista i componenti in acciaio e alluminio finiti, legno, articoli da cucina, pollame, carne, uova, caffè, tè, cosmetici, metalli preziosi, gioielli. Questa seconda ondata è la più consistente e vale, in teoria, circa 14 miliardi. L’Ue sta cercando di evitare di arrivare fino in fondo sebbene, nonostante il passo indietro del Commander in Chief, non abbia ancora individuato il canale più adatto per negoziare.

Nello stesso tempo il Vecchio Continente non si fida, vista l’altalena dei decreti trumpiani, e si prepara al peggio. Tanto che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ieri sembrava sfidare il tycoon chiedendo alle imprese americane di investire nel Vecchio Continente: «L’Europa è aperta al commercio e agli investimenti. Negoziamo, non inaspriamo le tensioni, per mantenere fluide e forti le catene di approvvigionamento Ue-Usa. Stiamo anche intensificando il nostro ruolo di potenza competitiva: semplificando le regole e approfondendo il nostro mercato unico».

Contemporaneamente Bruxelles continua pure a lasciare sul tavolo tutte le armi: dalla tassazione delle cosiddette Big Tech (Google, Amazon, Microsoft, X, Netflix, Apple, etc.) fino allo strumento anti-coercizione. Tutte misure che sembrano svolgere soprattutto la funzione di deterrenza. Ed è stata la vicepresidente della Commissione, la finlandese Henna Virkkunen, a ricordare che «dobbiamo proteggere la nostra industria e i nostri cittadini». Anche colpendo i servizi offerti dalle aziende tecnologiche: «Al momento stiamo preparando anche queste misure». L’esecutivo europeo punta a tranquillizzare i produttori europei e oggi l’altro vicepresidente di Palazzo Berlaymont, il francese Stéphane Séjourné, ha convocato il Forum dell’industria per capire come rispondere limitando l’impatto negativo. È ormai chiaro che la partita con “The Donald” si prospetta ancora molto lunga.

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