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Guerra dei dazi, cosa resta: la moratoria di Trump, la pausa dell’Ue, l’escalation con la Cina

(reuters)

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Stati Uniti ed Europa si danno tre mesi per i negoziati, su acciaio, alluminio e auto le tariffe rimangono, così come per Messico e Canada: a che punto siamo
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ROMA – Tra moratorie, annunci sui social e colpi di scena, a che punto è la guerra commerciale dichiarata da Donald Trump al resto del mondo? Dopo l’escalation delle ultime settimane, culminata con i dazi al 125% con la Cina e le contromisure dell’Unione europea su 21 miliardi di euro di scambi con gli Stati Uniti, tutto è cambiato ancora una volta. Alla moratoria di 90 giorni annunciata dalla Casa Bianca, è seguita la decisione analoga della presidente della Commissione europea giovedì 10 aprile. Ma i dazi non sono stati cancellati, e una parte di quelli incrociati continua a produrre i suoi effetti.

Dazi su acciaio, alluminio e auto

Nella categoria dei dazi in vigore ci sono quelli al 25% sulle auto prodotte fuori dagli Usa. Sono st…

ROMA – Tra moratorie, annunci sui social e colpi di scena, a che punto è la guerra commerciale dichiarata da Donald Trump al resto del mondo? Dopo l’escalation delle ultime settimane, culminata con i dazi al 125% con la Cina e le contromisure dell’Unione europea su 21 miliardi di euro di scambi con gli Stati Uniti, tutto è cambiato ancora una volta. Alla moratoria di 90 giorni annunciata dalla Casa Bianca, è seguita la decisione analoga della presidente della Commissione europea giovedì 10 aprile. Ma i dazi non sono stati cancellati, e una parte di quelli incrociati continua a produrre i suoi effetti.

Dazi su acciaio, alluminio e auto

Nella categoria dei dazi in vigore ci sono quelli al 25% sulle auto prodotte fuori dagli Usa. Sono state introdotte dalla mezzanotte del 3 aprile sulla base della Section 232 del Trade Expansion Act del 1962. Questi valgono sui veicoli finiti, ma dal 3 maggio diventeranno operativi quelli sulle singole componenti auto, sempre al 25%. E che rischiano di dare un duro colpo all’industria automobilistica, perché bloccano anche gli interscambi tra Paesi non in guerra commerciale tra loro, ma che poi esportano il prodotto finito negli Stati Uniti.

Sono poi ancora efficaci i dazi su tutte le importazioni di acciaio e alluminio al 25%, i primi introdotti da Washington a inizio febbraio. Nel 2024 il principale esportatore di acciaio negli Usa è stato il Canada, con 11,2 miliardi di dollari, seguito dal Messico con 6,5 miliardi. Per l’alluminio il leader è ancora il Canada, con forniture per 9,5 miliardi di dollari vendute oltre il confine meridionale, seguito dagli Emirati Arabi Uniti con 1,2 miliardi, e poi Messico con 686,2 milioni. Questi dazi continuano a essere in vigore, non fanno parte della moratoria annunciata da Donald Trump mercoledì 9 aprile e sono rivolti a tutti i Paesi del mondo.

Ue-Usa, la sospensione reciproca

L’Unione europea è tra i partner, commerciali e politici, più importanti di Washington. Ma la Casa Bianca non ha per questo esonerato l’alleato dai dazi. Oltre a quelli su acciaio, alluminio e auto, il 2 aprile Trump ha annunciato ulteriori tariffe "reciproche” su tutte le merci al 20%. Bisogna ricordare che alla mezzanotte del 3 aprile sono entrati in vigore i dazi reciproci al 10% (la soglia minima) verso tutti i Paesi presenti nella lista. Poi dal 9 aprile è toccato alla differenza tra la percentuale mostrata in lavagna e il 10% già effettivo.

Mercoledì 9 aprile, nel pomeriggio di Washington e nella serata del Vecchio Continente, Trump ha annunciato una sospensione di 90 giorni per tutte le tariffe entrate in vigore il 9 aprile. Rimangono quelle al 10% verso tutti, e rimangono quelle specifiche contro Cina, Canada e Messico. Nella sospensione invece è coinvolta l’Unione europea, e l’Italia. I 27 avevano appena approvato un pacchetto di dazi su 21 miliardi di euro di scambi con gli Usa, da implementare in tre fasi: 15 aprile, 16 maggio, 1 dicembre.

Nella mattinata del 10 aprile, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato una analoga sospensione di 90 giorni dell’efficacia delle contromisure. L’iter di adozione proseguirà e in questi tre mesi Bruxelles si impegna ad aprire i negoziati con il partner, ma se la trattativa dovesse fallire è pronta a farle entrare in vigore.

Dazi, l’escalation tra Usa e Cina

La Cina è il rivale commerciale più colpito dalla recente impennata di dazi doganali decisi da Washington. A febbraio è stato stabilito un primo 10% su tutte le merci importate negli Stati Uniti. Poi un altro 10%, poi è stata mostrata la lavagna con una percentuale da aggiungere alle barriere già in essere: 34%. Il totale si era fissato al 54% da pagare alla dogana sul valore del prodotto importato.

Pechino non si è sottratta allo scontro e ha imposto uguali tariffe al 34% e Trump ha imposto un ulteriore 50%, arrivando a un 104% complessivo. La misura non ha intimidito il Dragone, e il 9 aprile l’escalation ha portato a ulteriori rialzi. Annunciando la sospensione di 90 giorni, Trump ha specificato: la Cina non beneficerà della moratoria, anzi la tariffa sale del 125%. Un portavoce della Casa Bianca ha poi aggiornato la percentuale, specificando che bisogna aggiungere un altro 20% di dazi già imposti. E quindi 145% in tutto.

Dazi Usa, la situazione con Messico e Canada

Tra i primi Paesi a essere coinvolti nella guerra commerciale ci sono Messico e Canada. La Casa Bianca ha giustificato l’inasprimento dei rapporti con i due vicini in una più generale lotta al traffico di migranti e di fentanyl. Prima sono stati imposti dazi al 25% sulle merci in arrivo dai Paesi confinanti, con una riduzione al 10% per le risorse energetiche da Ottawa. Mentre Canada e Messico promettevano contro tariffe, le misure sono state sospese fino al 2 aprile in attesa di un accordo.

Sulla famosa lavagna colorata mostrata alle telecamere da Trump, nel giorno dei “dazi reciproci”, i due Paesi nordamericani non comparivano per questo motivo. E per lo stesso motivo, non rientrano nella moratoria annunciata dal presidente Usa. Contro di due confinanti, rimangono in vigore alle quote stabilite.

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