Nagel (Mediobanca): “Calo dei tassi in vista. Operazione con Mps ancora più dannosa”
di Carlotta ScozzariMILANO – Il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, replica in forma indiretta all’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio. Al centro della contesa c’è il futuro dello stesso gruppo di Piazzetta Cuccia, sul quale Rocca Salimbeni ha annunciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) che il 17 aprile sarà al centro dell’assemblea dei soci senesi. «Un’operazione che dovesse vedere Mediobanca mettersi insieme con una banca commerciale - ha detto Nagel ieri, intervistato al 2025 Cedacri Forum, con chiaro riferimento a Mps - ha delle evidenti controindicazioni. È infatti probabile che ci sia una recessione, che può essere anche accompagnata da un ribasso dei tassi». E ciò «ha un’incidenza negativa diretta, in particolare sulle banche commerciali che più di altri hanno beneficiato dell’aumento dei tassi».
MILANO – Il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, replica in forma indiretta all’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio. Al centro della contesa c’è il futuro dello stesso gruppo di Piazzetta Cuccia, sul quale Rocca Salimbeni ha annunciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) che il 17 aprile sarà al centro dell’assemblea dei soci senesi. «Un’operazione che dovesse vedere Mediobanca mettersi insieme con una banca commerciale - ha detto Nagel ieri, intervistato al 2025 Cedacri Forum, con chiaro riferimento a Mps - ha delle evidenti controindicazioni. È infatti probabile che ci sia una recessione, che può essere anche accompagnata da un ribasso dei tassi». E ciò «ha un’incidenza negativa diretta, in particolare sulle banche commerciali che più di altri hanno beneficiato dell’aumento dei tassi».
Il riferimento è sempre a Montepaschi che, nel 2024, ha realizzato un margine di interesse di 2,36 miliardi (+2,8% annuo) su ricavi complessivi per 4 miliardi (+6,2 per cento). Mentre la stessa Mediobanca, nel semestre chiuso a fine dicembre, ha registrato interessi netti per 978,9 milioni su un margine di intermediazione di 1,85 miliardi.
Due giorni fa, Lovaglio aveva rilasciato dichiarazioni di segno opposto, sottolineando che proprio l’unione tra i due gruppi avrebbe aiutato in uno scenario complesso come quello che va delineandosi. «La situazione attuale - aveva spiegato l’ad di Mps - conferma che la dimensione conta e che c’è bisogno di unire i ricavi. Se fossimo già una realtà unica saremmo più forti, con più capitale e più capacità di reagire».
Nagel ha anche elencato alcuni «impedimenti alle fusioni». Tra questi, «il fatto che tutti gli Stati che sono entrati nelle banche dopo il fallimento di Lehman Brothers, dopo i salvataggi, non sono disponibili a vendere. Né a banche straniere, né a banche locali. Pensate a quello che succede intorno a Commerzbank in Germania», dove le avances di Unicredit non sembrano gradite. Da ricordare poi che di Mps il ministero dell’Economia possiede l’11,73 per cento.
In ogni caso, Lovaglio aveva escluso impatti legati all’andamento dei mercati e a una eventuale recessione sull’Ops, giudicata «corretta». Ai valori di Borsa di ieri, dopo le recenti tempeste azionarie che hanno colpito soprattutto il comparto bancario, l’offerta del gruppo senese attribuisce a Mediobanca un valore implicito di 13,73 euro rispetto ai 14 del prezzo di mercato di Piazzetta Cuccia. Il tutto con uno sconto nell’ordine dei 220 milioni (la forbice è stata molto più ampia ma anche inferiore).
I riflettori ora sono puntati verso l’assemblea dei soci di Mps, che dovrà in primo luogo approvare l’aumento di capitale a servizio dell’Ops. Per partecipare all’appuntamento il tempo è scaduto: la cosiddetta “record date”, l’ultimo giorno utile per risultare azionisti, era l’8 aprile.
Dopo che i due “suggeritori” assembleari, i proxy advisor Iss e Glass Lewis, si sono schierati su fronti opposti, lo stesso stanno facendo gli azionisti. A favore dell’Ops ci saranno senz’altro il Tesoro, il gruppo Caltagirone, la Delfin della famiglia Del Vecchio ma anche le Fondazioni, da Mps a Cariplo e Compagnia di San Paolo, l’Enpam e il fondo Algebris di Davide Serra. Si scommette poi sul “sì” da parte di Banco Bpm e della controllata Anima. Alcuni fondi americani, New York City Comptroller, Florida State Board of Administration e Calvert, hanno invece già fatto sapere che voteranno contro l’aumento di capitale.