Dazi, per Bankitalia il made in Italy può difendersi: “La qualità attenua l’impatto”
di Filippo SantelliROMA – La Banca d’Italia dà qualche ragione di (cauto) ottimismo all’economia italiana in mezzo al terrorismo commerciale di Donald Trump. Una in particolare: la qualità delle sue esportazioni le rendono più resilienti rispetto ai dazi. Lo si legge nel Bollettino economico pubblicato venerdì da Via Nazionale, nel quale i tecnici scrivono che se da un lato l’esposizione della nostra economia al mercato americano è rilevante – circa l’8% del valore aggiunto manifatturiero – dall’altro “la composizione settoriale, il posizionamento qualitativo e la buona profittabilità delle imprese potrebbero attenuare le ricadute più sfavorevoli, almeno nel breve periodo”. Il 43% dei beni italiani esportati verso gli States ha infatti qualità alta, e il 49% media, un posizionamento che in Europa è di poco inferiore solo a quello di Francia e Germania. Sarebbero in sostanza prodotti difficili da rimpiazzare per gli americani. Mentre i margini elevati delle aziende italiane potrebbero aiutarle ad assorbi…
ROMA – La Banca d’Italia dà qualche ragione di (cauto) ottimismo all’economia italiana in mezzo al terrorismo commerciale di Donald Trump. Una in particolare: la qualità delle sue esportazioni le rendono più resilienti rispetto ai dazi. Lo si legge nel Bollettino economico pubblicato venerdì da Via Nazionale, nel quale i tecnici scrivono che se da un lato l’esposizione della nostra economia al mercato americano è rilevante – circa l’8% del valore aggiunto manifatturiero – dall’altro “la composizione settoriale, il posizionamento qualitativo e la buona profittabilità delle imprese potrebbero attenuare le ricadute più sfavorevoli, almeno nel breve periodo”. Il 43% dei beni italiani esportati verso gli States ha infatti qualità alta, e il 49% media, un posizionamento che in Europa è di poco inferiore solo a quello di Francia e Germania. Sarebbero in sostanza prodotti difficili da rimpiazzare per gli americani. Mentre i margini elevati delle aziende italiane potrebbero aiutarle ad assorbire almeno parte dei costi extra alla dogana, restando competitive.
Rischi al ribasso
Questo è uno dei fattori che spiegano il relativo ottimismo delle stime di crescita di Bankitalia, già anticipate una settimana fa: +0,6% quest’anno (in linea con quella appena inserita dal governo nel Dpf, ma superiore ad altri previsori), +0,8% nel 2026 e +0,7% nel 2027. Va considerato che in queste stime i tecnici di Via Nazionale considerano come scenario base i dazi “reciproci” varati da Trump la scorsa settimana, ma non la “pausa” di tre mesi appena concessa ai Paesi che non hanno variato ritorsioni. E’ possibile quindi che vada anche meglio, se la pausa dovesse diventare accordo e ridurre il valore delle tariffe. Potrebbe però anche andare peggio, si legge nel Bollettino: eventuali ritorsioni, una persistente incertezza e una destabilizzazione dei mercati finanziari renderebbero l’impatto di una guerra commerciale ben più consistente. Domina l’incertezza.
Salari “reali” dell’8% più bassi
Per il resto Bankitalia dipinge un quadro di crescita moderata e in ripresa per il nostro Paese, in linea con quello europeo, grazie a un aumento dei consumi e degli investimenti – anche grazie ai cantieri del Pnrr – e nonostante le persistenti incertezze dell’industria. L’attesa è che le spese delle famiglie continuino a crescere grazie all’incremento dei salari, che ora è superiore all’inflazione e dovrebbe rimanere sostenuto anche quest’anno. Allargando lo sguardo però dal Bollettino emerge un quadro preoccupante: nonostante la ripresa dell’ultimo anno, a febbraio del 2025 le buste paga “reali” dei lavoratori privati restavano ancora dell’8% inferiori al 2021, prima dello tsunami dei prezzi. Quelli dell’industria sono 5 punti sotto, quelli dei servizi addirittura dieci.