Produzione in rosso da 25 mesi. Il Mef: “Con i dazi -0,3% di Pil”
di Valentina ConteROMA – Il tracollo della produzione industriale prosegue ininterrotto da 25 mesi consecutivi. A febbraio il calo sull’anno è stato del 2,7%. Rispetto a gennaio la frenata vale quasi un punto (-0,9%). L’industria italiana non si riprende. Anzi, è sotto ancora di sette punti sul pre-Covid. I nuovi dati Istat arrivano poi nel momento peggiore. La tempesta dei dazi di Trump, per ora solo congelata di 90 giorni, non può che aggravare una situazione già pesantissima.
L’impatto dei dazi sul Pil
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che già ha dovuto dimezzare le stime di crescita per quest’anno allo 0,6%, nel Documento di finanza pubblica trasmesso alle Camere scrive: «L’andamento dell’economia italiana potrebbe risentire degli annunci riguardanti i dazi imposti…
ROMA – Il tracollo della produzione industriale prosegue ininterrotto da 25 mesi consecutivi. A febbraio il calo sull’anno è stato del 2,7%. Rispetto a gennaio la frenata vale quasi un punto (-0,9%). L’industria italiana non si riprende. Anzi, è sotto ancora di sette punti sul pre-Covid. I nuovi dati Istat arrivano poi nel momento peggiore. La tempesta dei dazi di Trump, per ora solo congelata di 90 giorni, non può che aggravare una situazione già pesantissima.
L’impatto dei dazi sul Pil
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che già ha dovuto dimezzare le stime di crescita per quest’anno allo 0,6%, nel Documento di finanza pubblica trasmesso alle Camere scrive: «L’andamento dell’economia italiana potrebbe risentire degli annunci riguardanti i dazi imposti dagli Stati Uniti e dell’elevato grado di incertezza circa l’evoluzione delle politiche tariffarie a livello globale». Nello scenario l’impatto dei dazi è stimato in un -0,3% di Pil.
Il tracollo dell’industria
A essere preoccupati sono i sindacati e le imprese. Se si escludono le aziende che forniscono energia elettrica, gas, vapore e aria (+19,4%), quelle del legno, carta e stampa (+3,4%), le industrie alimentari, bevande e tabacco (+1,6%), tutti gli altri comparti registrano ancora il segno meno.
Va malissimo la fabbricazione di mezzi di trasporto (-14%), le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-13%) come la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-12%). Colpisce il crollo dei beni strumentali di quasi il 10% in un anno, la spia di un ridimensionamento profondo degli investimenti. Scendono anche i beni intermedi (-4,6%) e quelli di consumo (-2%). La macchina Italia non va. In un mese, quello di febbraio, ancora non intaccato dalla macchina impazzita dei dazi.
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L’allarme dei sindacati
Gli imprenditori hanno chiesto lunedì alla premier Meloni di essere tutelati dall’impatto delle barriere doganali sull’export italiano. Ma la proposta del governo – stornare 32 miliardi da Pnrr, fondi di coesione e per il clima – preoccupa i sindacati. La Cgil parla di «saccheggio». Il segretario confederale Pino Gesmundo accusa il governo di «disastro e incapacità» sulla politica industriale. Ricordando che l’anno scorso la richiesta di cassa integrazione è esplosa del 47,5% nell’industria, a fronte di una riduzione delle ore lavorate dello 0,7%.
La Uil ieri ha chiesto ufficialmente al governo, con una lettera del segretario generale Pierpaolo Bombardieri alla premier, di «convocare con urgenza le parti sociali». Non solo le imprese, si intende. La Uil non è contraria a prendere i fondi Pnrr, sempre che l’Europa lo consenta e che sia posto un vincolo occupazionale alle imprese: sussidi senza licenziare. Non vede però di buon occhio l’uso degli 11 miliardi dei fondi di coesione e dei 7 miliardi dei fondi per i cambiamenti climatici, destinati ai territori e ai soggetti più vulnerabili: Sud e lavoratori.
La Cisl invece prova a sdrammatizzare. La segretaria Daniela Fumarola si dice fiduciosa di un incontro a breve con la premier. Il segretario confederale Giorgio Graziani ritiene che «strumentalizzare i dati Istat serva a poco». Poi però snocciola le cifre della crisi industriale e la definisce «tempesta perfetta».