Dazi, l’Europa sospende la reazione ma teme nuove giravolte di Trump
dal nostro corrispondente Claudio TitoDA BRUXELLES – L’Unione europea sospende i contro-dazi ma non si fida di Donald Trump. La “pistola” la lascia sul tavolo e avvia il negoziato. Ma rispetto alle scorse settimane c’è un fattore che è venuto definitivamente meno: la fiducia. Nei tre Palazzi delle istituzioni europee è completamente cambiato il clima nei confronti della Casa Bianca.
«Il punto — spiega un alto funzionario della Commissione europea — è che nessuno più considera affidabile il presidente americano. Non sappiamo cosa aspettarci. Quale giravolta. E quindi il negoziato può essere fatto solo per atti formali». Una vera e propria “rivoluzione” rispetto alle relazioni storiche transatlantiche. Un aspetto che sta toccando anche i mercati finanziari e di cui l’Ue sta tenendo…
DA BRUXELLES – L’Unione europea sospende i contro-dazi ma non si fida di Donald Trump. La “pistola” la lascia sul tavolo e avvia il negoziato. Ma rispetto alle scorse settimane c’è un fattore che è venuto definitivamente meno: la fiducia. Nei tre Palazzi delle istituzioni europee è completamente cambiato il clima nei confronti della Casa Bianca.
«Il punto — spiega un alto funzionario della Commissione europea — è che nessuno più considera affidabile il presidente americano. Non sappiamo cosa aspettarci. Quale giravolta. E quindi il negoziato può essere fatto solo per atti formali». Una vera e propria “rivoluzione” rispetto alle relazioni storiche transatlantiche. Un aspetto che sta toccando anche i mercati finanziari e di cui l’Ue sta tenendo conto. Nel mandato alla trattativa ricevuto dal commissario al Commercio, Maros Sefcovic, il nuovo contesto rappresenta una clausola preliminare: discutere l’accordo ma con la certezza che venga rispettato.
Ieri lo stesso Sefcovic ha nuovamente sentito al telefono il collega statunitense, Howard Lutnick, e il rappresentante al Commercio, Jamieson Greer: «La comunicazione costante e gli aggiornamenti quotidiani ci permettono di andare avanti». Ma i negoziati devono essere «significativi». Così l’esponente dell’esecutivo europeo prepara un’altra missione a Washington per dopo Pasqua ma con un’agenda molto più rigida rispetto all’ultimo viaggio. Perché il tono dei colloqui non può più essere quello delle scorse settimane. La Ue vuole trovare un’intesa ma senza gli strappi e le vertigini di questi giorni.
L’Ue pronta al negoziato prepara le contromosse
Ieri mattina, allora, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha accolto «con favore» l’annuncio di mercoledì sera fatto dal tycoon: «Un passo importante verso la stabilizzazione dell’economia globale». Ormai però ogni valutazione Ue sugli Usa è accompagnata da un “ma”: «Sono essenziali condizioni chiare e prevedibili». Ha poi rilanciato «un accordo tariffario zero a zero tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti. L’Ue resta impegnata a condurre negoziati costruttivi con gli Usa, con l’obiettivo di raggiungere un commercio senza attriti e reciprocamente vantaggioso». E ancora un altro “ma”: «Vogliamo dare una possibilità ai negoziati. In attesa di ultimare l’adozione delle contromisure dell’Ue che hanno ottenuto il forte sostegno dei nostri Stati membri, le sospenderemo per 90 giorni. Se i negoziati non saranno soddisfacenti, entreranno in vigore le nostre contromisure. Come ho già detto, tutte le opzioni restano sul tavolo».
E quindi le tariffe, l’intervento sulle “Big Tech”, lo strumento anticoercizione. Persino i quasi due mila miliardi di dollari di debito pubblico americano detenuto nell’area euro. Perché la reazione dei mercati ha modificato gli atteggiamenti anche in questo campo. A Bruxelles sono sicuri che la tensione tra il capo della Fed Powell e Trump possa riflettersi sulla credibilità della Casa Bianca nelle piazze finanziarie.
L’Ue guarda altri mercati
La fiducia non è più quella di una volta. E allora la Commissione adotta ogni precauzione per evitare un futuro incerto costruendo relazioni commerciali anche con altri Paesi che rappresentano l’87% degli scambi mondiali: «Questa crisi ha chiarito una cosa. Il mercato unico è la nostra ancora di stabilità e resilienza». In questo quadro la porta è aperta verso la Cina, l’India, la Svizzera, il Sud Africa. Dopo il patto con il Mercosur, ieri è stato avviato un negoziato con gli Emirati Arabi Uniti «per un accordo di libero scambio». Un progetto che prevede la «cooperazione in settori strategici come le energie rinnovabili, l’idrogeno verde e le materie prime essenziali».
Ossia, le famose terre rare di cui gli Usa sono alla disperata ricerca. Anche rispetto a Pechino, dopo il recente colloquio telefonico tra la leader Ue e il premier cinese, la strategia non cambia: «Il nostro obiettivo — ha spiegato un portavoce di Palazzo Berlaymont — è chiaro, migliorare i rapporti. Vanno però affrontati dei punti, come la parità di condizioni o l’accesso al mercato cinese. Aspettiamo il summit quest’estate». Per Washington l’Ue è ormai un’altra Europa.