ROMA – «Il governo Meloni non ha una strategia sui dazi». Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, chiude così la due giorni milanese in collegamento con 120 piazze che inaugura la campagna per i referendum dell’8-9 giugno. «Per noi sono cinque sì. Raggiungeremo il quorum. Porteremo a votare 25 milioni di italiani perché il giorno dopo abbiano più diritti sul lavoro e per la cittadinanza», dice.
Ma poi non rinuncia a dare una stoccata al governo. E anche alla tv di Stato, la Rai: «Molti non sanno che si vota, sento uno strano silenzio». Lunedì Landini vedrà i leader della sinistra: Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Ha già incontrato Italia Viva. «Nessuno dovrebbe consigliare di andare al mare. Votare fa crescere la democrazia».
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I dazi e la delegittimazione
«Andare da Trump non mi pare una strategia visto che tocca all’Europa mediare», ragiona Landini sul viaggio che porterà il 17 aprile Meloni negli Usa. «Il momento è drammatico. Ma vedo un gran casino nel governo. E diversi rischi concreti, a partire dalle delocalizzazioni delle nostre imprese negli Stati Uniti. Il governo italiano le favorisce?». Il leader Cgil vorrebbe discuterne con la premier: «Non ci convoca da novembre quando ci chiamò 15 giorni dopo aver trasmesso la legge di bilancio alle Camere. Non mi meraviglia. Decidere senza confronto significa comando. E questo governo delegittima il sindacato».
La mobilitazione per il referendum
Landini ci crede: «Raggiungeremo il quorum. Faremo un lavoro capillare. Andremo casa per casa, Comune per Comune, seggio per seggio. Ce ne sono 65 mila. Ricorderemo a chi è all’estero che deve iscriversi entro il 5 maggio se vuole votare. Tutti si impegnino per spingere le persone alle urne, per sconfiggere la crisi della democrazia che lascia a casa la metà dell’elettorato impaurito. Il voto è la nostra rivolta. Vogliamo cambiare il Paese».
I cinque referendum sono un inizio. Spiega Landini: «Il giorno dopo sarebbe ripristinato l’articolo 18 nelle imprese con più di 15 dipendenti: significa il reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Salterebbe il tetto di soli sei mesi agli indennizzi per i dipendenti licenziati ingiustamente nelle piccole imprese sotto i 15. Verrebbe reintrodotta la causale in tutti i contratti a termine come deterrenza contro la precarietà. L’azienda madre avrebbe responsibilità per tutta la filiera dei subappalti in caso di incidenti sul lavoro. Chi lavora e paga le tasse in Italia da cinque anni sarebbe cittadino italiano, com’era fino al 1992».
La spesa sociale e quella in armi
Landini non trascura il tema della spesa per la difesa. «L’Italia spende in armi già 32 miliardi all’anno, l’1.5% del Pil. Raddoppiare questa quota significa arrivare a 60 miliardi. Dove si trovano i soldi? E perché per scuola e sanità l’Europa non concede deroghe al Patto di stabilità? Quando la destra non governava parlava di austerità. Ora però accetta di limitare all’1.5% all’anno la spesa sociale per i prossimi sette anni. Così andiamo a sbattere».
I salari
Bankitalia dice che le retribuzioni sono cresciute del 4% l’anno scorso, più dell’inflazione. Ma il divario con il 2021 è ancora di 8 punti. «Lo diciamo da tempo. Bankitalia non fa che mettere il timbro sulla giustezza delle battaglie che stiamo facendo. Mentre il governo come datore di lavoro programma la riduzione del potere d’acquisto offrendo ai lavoratori pubblici un aumento del 6% a fronte di una perdita del potere d’acquisto del 17%». A chi gli chiede dello stallo sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici, Landini risponde: «Federmeccanica ha deciso di rompere la trattativa pretendendo di fatto dai sindacati il ritiro della loro piattaforma. Torni al tavolo e faccia ripartire il confronto».