MILANO – Telecom Italia a un passo dalla firma della vendita del 100% di Sparkle, la società che gestrice la rete dei cavi sottomarini, a una cordata capitanata dal Mef, e partecipata in minoranza dalla Retelit del fondo Asterion (30%). L’operazione da 700 milioni di euro, che è subordinata al via libera dell’Antitrust e del Golden Power, dovrebbe essere imminente.
Dismissioni e debiti
Per Tim Sparkle è l’ultima di una serie di dismissioni tra cui Inwit e la rete, che le hanno permesso in un paio di anni di ridurre i debiti sotto 7 miliardi, per il Mef invece è il terzo investimento diretto e indiretto sull’ex monopolista delle tlc. Il 70% di Sparkle costerà al Mef, debiti compresi, 490 milioni di euro. Un investimento che si aggiunge a quello fatto lo scorso luglio nel 16% della rete fissa di Fibercop, e a quello appena fatto indirettamente, attraverso Poste Italiane, per diventare il primo socio dell’ex monopolista delle tlc.
In 10 mesi tre investimenti
Il Tesoro (16%), insieme a…
MILANO – Telecom Italia a un passo dalla firma della vendita del 100% di Sparkle, la società che gestrice la rete dei cavi sottomarini, a una cordata capitanata dal Mef, e partecipata in minoranza dalla Retelit del fondo Asterion (30%). L’operazione da 700 milioni di euro, che è subordinata al via libera dell’Antitrust e del Golden Power, dovrebbe essere imminente.
Dismissioni e debiti
Per Tim Sparkle è l’ultima di una serie di dismissioni tra cui Inwit e la rete, che le hanno permesso in un paio di anni di ridurre i debiti sotto 7 miliardi, per il Mef invece è il terzo investimento diretto e indiretto sull’ex monopolista delle tlc. Il 70% di Sparkle costerà al Mef, debiti compresi, 490 milioni di euro. Un investimento che si aggiunge a quello fatto lo scorso luglio nel 16% della rete fissa di Fibercop, e a quello appena fatto indirettamente, attraverso Poste Italiane, per diventare il primo socio dell’ex monopolista delle tlc.
In 10 mesi tre investimenti
Il Tesoro (16%), insieme al fondo F2i, (11,2%) ha infatti rilevato una minoranza di Fibercop, con diritti di governance, in cordata con Kkr. Il fondo Usa a sua volta ha valutato la rete di Telecom 18,8 miliardi (debiti compresi), e fino a 22 miliardi al verificarsi di alcune condizioni (earn out).
Fatto sta che, secondo i calcoli degli analisti, il Mef ha staccato un assegno da 1,6 miliardi per mettere un piede nella rete fissa di Tim, assumendosi pro quota 1,4 miliardi di debiti, per un valore d’impresa pari a oltre 3 miliardi. Infine, indirettamente attraverso Poste, Il Mef ha investito anche nel capitale di Telecom Italia, di cui il gruppo della logistica ha appena rilevato il 24,81% dei titoli con diritto di voto.
La società guidata da Matteo Del Fante, ha comprato azioni da Cdp (il 9,81%) e da Vivendi (un altro 15%) spendendo 854 milioni in contanti, e dando in cambio alla Cassa anche il suo pacchetto di azioni Nexi (pari al 3,78% del capitale e a un controvalore che secondo gli analisti ammonta a circa 230 milioni). Pertanto il Mef che direttamente e via Cdp controlla il 65% di Poste, attraverso la società dei pacchi ha investito pro quota altri 785 milioni per diventare, indirettamente, l’azionista di riferimento del gruppo guidato da Pietro Labriola.
Messi 4,28 miliardi sull’ex monopolista
Morale tra capitale e assunzione di debiti, tra investimenti diretti e indiretti, nell’arco di dieci mesi il Mef ha puntato un fiches da 4,28 miliardi di euro su Tim e sulle sue reti. Se all’investimento fatto su Telecom, si aggiunge l’aumento di capitale da 1,05 miliardi sottoscritto al 60% da Cdp per sostenere il piano per completare la rete in fibra di Open Fiber, ecco che in meno di un anno il tesoro ha destinato circa 5 miliardi di euro di risorse, tra capitale e debito, nella telefonia e nelle reti tricolori.