Economia

Trump salva gli iPhone: esenzione dai dazi per smartphone, chip e computer

Trump salva gli iPhone: esenzione dai dazi per smartphone, chip e computer
(reuters)

Il presidente Usa: “Automobili, acciaio, prodotti farmaceutici, semiconduttori e altri materiali specifici saranno inclusi in tariffe specifiche per garantire che vengano applicate in modo equo ed efficace”. La Cina avverte: “Possibili conseguenze umanitarie”. Da Taiwan primi negoziati con Washington

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MILANO – Boccata di ossigeno in vista per Apple e per le altre aziende Tech Usa che si riforniscono dall’estero. Secondo quanto riferito da Bloomberg, che cita la Us customs and border protection, l'agenzia federale che si occupa di dogane e frontiere Trump esenta smartphone, computer e altri prodotti elettronici come i chip di memoria dai cosiddetti dazi reciproci. L’esenzione vorrebbe restringere l'ambito di applicazione dazi, in particolare quelli del 125% imposti alle importazioni dalla Cina e a quelli del 10% previsti da Trump per quasi tutti gli altri paesi. L'esenzione si applicherebbe a smartphone, computer portatili, dischi rigidi, processori e chip di memoria, ovvero articoli di elettronica di consumo che non sono prodotti negli Stati Uniti (per avviare una produzione locale servirebbero anni). Tra i prodotti che non saranno soggetti alle nuove tariffe di Trump ci sarebbero anche i macchinari usati per la produzione di semiconduttori, cosa importante per i produttori di chip e, in particolare, per la taiwanese Tsmc che ha annunciato un nuovo importante investimento negli Stati Uniti. Va detto – sottolinea Bloomberg – che la "tregua" potrebbe rivelarsi fugace: le esclusioni derivano dall'ordine iniziale, che impediva che le tariffe extra su alcuni settori si sommassero a quelle nazionali. Non è dunque escluso che siano imposte tariffe diverse.

La conferma arriva dalla amministrazione Trump: "Automobili, acciaio, prodotti farmaceutici, chip e altri materiali specifici saranno inclusi in tariffe specifiche per garantire che vengano applicate in modo equo ed efficace". Lo ha reso noto la portavoce della Casa Bianca. Karoline Leavitt, in un comunicato in cui ha anche affermato che Trump è ancora concentrato sul trasferimento della produzione tecnologica negli Stati Uniti dopo l'annuncio delle esenzioni tariffarie. "Il presidente Trump ha chiarito che l'America non può fare affidamento sulla Cina per la produzione di tecnologie critiche come semiconduttori, chip, smartphone e laptop. Per questo motivo, il presidente si è assicurato migliaia di miliardi di dollari di investimenti statunitensi dalle più grandi aziende tecnologiche al mondo, tra cui Apple, TSMC e Nvidia. Su indicazione del presidente, queste aziende si stanno affrettando a trasferire la loro produzione negli Stati Uniti il prima possibile", ha detto la portavoce.

Trump poche ore prima aveva ventilato la possibilità di offrire esenzioni ai dazi del 10%, insistendo che il 10% è la soglia base per cercare di negoziare un accordo commerciale. "Potrebbero esserci un paio di esenzioni per ovvie ragioni ma direi che il 10% è la soglia", aveva detto Trump senza specificare quali potrebbero essere le "ragioni ovvie" per le esenzioni.

Cina: “Da dazi possibili conseguenze umanitarie”

Da Pechino si registra invece l’allarme del ministro del Commercio cinese Wang Wentao. La continua introduzione di dazi da parte degli Usa secondo l’esponente del governo causerà gravi danni ai Paesi in via di sviluppo e potrebbe persino innescare una crisi umanitaria. Il ministro, durante la videochiamata avuta ieri con la numero uno dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) Ngozi Okonjo-Iweala, ha detto che le "contromisure decisive" di Pechino alle mosse americane mirano a salvaguardare i suoi diritti e interessi legittimi, nonché a sostenere l'equità e la giustizia nella comunità internazionale.
Tutti i Paesi che aderiscono al Wto "dovrebbero unirsi e lavorare per contrastare l'unilateralismo, il protezionismo e le pratiche intimidatorie con una cooperazione aperta e con il multilateralismo - ha aggiunto Wang, nel resoconto del colloquio diffuso oggi dal suo ministero -. E i Paesi meno sviluppati "affrontano alcuni dei maggiori rischi derivanti dai dazi americani".

Primi colloqui Taiwan- Usa

Intanto prosegue l’iniziativa bilaterale dei singoli Paesi. Il governo taiwanese ha avviato i primi negoziati sui dazi imposti dagli Stati Uniti e si aspetta di proseguire i colloqui per stabilire legami commerciali "forti e stabili" tra Taipei e Washington. Il presidente taiwanese Lai Ching-te si è vantato di essere "il primo nella lista di attesa" di quanti hanno chiesto alla Casa Bianca di negoziare, nel tentativo di tutelare l'export taiwanese da un dazio doganale del 32%.

In una dichiarazione, l'Ufficio per i negoziati commerciali di Taiwan ha affermato che i suoi rappresentanti hanno avuto uno "scambio di opinioni sui dazi reciproci in videoconferenza con funzionari statunitensi" sulle barriere commerciali non tariffarie e su una serie di altre questioni economiche e commerciali, compresi i controlli sulle esportazioni". Il surplus commerciale di Taiwan con gli Stati Uniti è il settimo più alto tra tutti i Paesi. Nel 2024 ha raggiunto i 73,9 miliardi di dollari. Circa il 60% delle esportazioni di Taiwan verso gli Stati Uniti è costituito da prodotti hi-tech, compresi i semiconduttori, esentati dai nuovi dazi imposti da Donald Trump.

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