Unicredit, gli ostacoli di Orcel nella scalata al Banco Bpm
Giovanni PonsMilano – Si avvicina il 24 aprile, data dell’assemblea Generali, e i riflettori sono sempre più puntati su Andrea Orcel, ad di Unicredit. E sulle sue possibili mosse che potrebbero essere determinanti per il risiko bancario in corso.
Unicredit ha annunciato un’Ops sul Banco Bpm che dovrebbe partire verso la fine del mese ma che ha ancora diverse incognite davanti a sè. Entro il 30 aprile deve arrivare dal governo il via libera ai fini del golden power, i poteri speciali in materia di sicurezza e ordine pubblico. E da più parti si dice che il governo aspetti di vedere come voterà Orcel all’assemblea Generali per orientare il proprio parere. Poi c’è la questione del prezzo che ancora non si è allineato ai parametri molto sfidanti richiesti dal banchiere romano. In base al concambio annunciato il 24 novembre scorso, 0,175 azioni Unicredit per ogni azione Banco Bpm, lo sconto di mercato è ancora del 5,4%. Orcel ha tempo fino a fine giugno per decidere se effettuare un rilancio e dunque …
Milano – Si avvicina il 24 aprile, data dell’assemblea Generali, e i riflettori sono sempre più puntati su Andrea Orcel, ad di Unicredit. E sulle sue possibili mosse che potrebbero essere determinanti per il risiko bancario in corso.
Unicredit ha annunciato un’Ops sul Banco Bpm che dovrebbe partire verso la fine del mese ma che ha ancora diverse incognite davanti a sè. Entro il 30 aprile deve arrivare dal governo il via libera ai fini del golden power, i poteri speciali in materia di sicurezza e ordine pubblico. E da più parti si dice che il governo aspetti di vedere come voterà Orcel all’assemblea Generali per orientare il proprio parere. Poi c’è la questione del prezzo che ancora non si è allineato ai parametri molto sfidanti richiesti dal banchiere romano. In base al concambio annunciato il 24 novembre scorso, 0,175 azioni Unicredit per ogni azione Banco Bpm, lo sconto di mercato è ancora del 5,4%. Orcel ha tempo fino a fine giugno per decidere se effettuare un rilancio e dunque la decisione non è imminente. Ma con il valore di Banco Bpm già cresciuto di oltre 3 miliardi da quando l’offerta è stata lanciata, la convenienza a realizzare la fusione diminuisce rispetto all’alternativa di continuare a produrre utili in maniera indipendente e distribuirli ai propri azionisti.
In più c’è un’altra difficoltà oggettiva: il 28-30% circa del capitale Banco Bpm potrebbe non aderire all’Ops. Il Crédit Agricole, che ha in mano il 20%, non consegna senza un rinnovo dell’accordo di distribuzione dei prodotti Amundi sugli sportelli Unicredit, in scadenza nel 2027. Inoltre il CA si è messo a disposizione del governo per una soluzione istituzionale del risiko in corso. Ma anche le Casse di previdenza, azioniste del Banco con un altro 7%, sono molto vicine all’ad Giuseppe Castagna e allo stesso governo, quindi difficilmente consegneranno le proprie azioni. Con una minoranza di blocco al 30% Orcel difficilmente riuscirà ad arrivare al 67% del capitale del Banco Bpm, quota necessaria per procedere alla fusione con Unicredit ed estrarre le sinergie.
In questo quadro così complesso l’ad di Unicredit sta vagliando tutte le opzioni possibili. Inclusa quella di fare un passo indietro, visto che una clausola glielo permette senza conseguenze. Oppure votare a favore della lista Caltagirone in Generali per ingraziarsi il governo a lui finora ostile, oppure votare a favore della lista Mediobanca in Generali trattando delle contropartite industriali favorevoli a Unicredit. Tra un paio di settimane si incastrerà il primo tassello del risiko.