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Btp sull’onda del rialzo del rating di S&P. Panetta: “Aspettavo la promozione”

Fabio Panetta, direttore generale della Banca d'Italia e Presidente dell'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, durante il VI Workshop SSM, Roma, 18 settembre 2019..ANSA/ALESSANDRO DI MEO 

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Il governatore di Bankitalia sottolinea come le condizioni dell’economia italiana e dei conti pubblici siano migliorate. Ma lo spread resta in balia dei dazi
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MILANO – La promozione dell’Italia da parte di S&P Global Ratings spiazza Giancarlo Giorgetti e trova preparato Fabio Panetta. «Ce lo meritavamo anche se non ce l’aspettavamo» ha commentato ieri il ministro dell’Economia. «Non sono sorpreso; anzi, me lo aspettavo» ha invece affermato il governatore della Banca d’Italia.

«Tre mesi fa - ha aggiunto Panetta - lo avevo detto. Le condizioni dell’economia italiana sono cambiate, i conti pubblici sono stati gestiti con ragionevolezza e non sono stati trattati come una variabile indipendente. Rispetto a 15 anni fa, quando ci fu il peggioramento delle valutazioni delle agenzie, sono migliorate le condizioni del sistema bancario, che allora erano deboli e in sofferenza. Oggi siamo un creditore nei confronti del Paesi esteri, quindi non solo non mi stupisce ma potrebbe ancora migliorare la valutazione».

MILANO – La promozione dell’Italia da parte di S&P Global Ratings spiazza Giancarlo Giorgetti e trova preparato Fabio Panetta. «Ce lo meritavamo anche se non ce l’aspettavamo» ha commentato ieri il ministro dell’Economia. «Non sono sorpreso; anzi, me lo aspettavo» ha invece affermato il governatore della Banca d’Italia.

«Tre mesi fa - ha aggiunto Panetta - lo avevo detto. Le condizioni dell’economia italiana sono cambiate, i conti pubblici sono stati gestiti con ragionevolezza e non sono stati trattati come una variabile indipendente. Rispetto a 15 anni fa, quando ci fu il peggioramento delle valutazioni delle agenzie, sono migliorate le condizioni del sistema bancario, che allora erano deboli e in sofferenza. Oggi siamo un creditore nei confronti del Paesi esteri, quindi non solo non mi stupisce ma potrebbe ancora migliorare la valutazione».

Dopo la promozione di S&P, si guarda all’apertura di domani dei mercati dei titoli di Stato. Generalmente un aumento del rating tende a ridurre i costi di emissione del debito per un Paese, con un effetto positivo sui prezzi dei Btp e delle altre obbligazioni statali già quotate. Al momento, però, complici le politiche commerciali decise da Donald Trump, i mercati finanziari stanno attraversando una fase di grande incertezza.

Ecco perché, a detta di Mauro Valle, responsabile fixed income di Generali Asset Management, la promozione dell’Italia «è sicuramente una buona notizia, grazie alla stabilità politica e al buon andamento dei conti pubblici. Tuttavia lo spread italiano, nei giorni scorsi cresciuto fino a 130 punti, in questa fase si muove in base all’andamento dei mercati e al flusso di notizie sui dazi. Questa incertezza dovrebbe proseguire. Appena la situazione internazionale di stabilizzerà, potremmo rivedere di nuovo i minimi di spread toccati nel corso dell’anno».

Il differenziale tra rendimenti decennali italiani e tedeschi, lo spread appunto, dopo essere sceso sino in area 103,75 punti il 17 marzo, è tornato ad allargarsi negli ultimi giorni. Venerdì la forbice si è ampliata a 126 punti, in rialzo del 2,6% dal giorno prima, anche perché nei momenti di grande incertezza il Bund della Germania viene considerato un bene rifugio. Una caratteristica che sta invece rischiando di perdere il Treasury statunitense, che di recente ha assistito a un forte rialzo dei rendimenti in corrispondenza della pioggia di vendite di Borsa.

Quanto al Btp decennale italiano, venerdì i rendimenti hanno terminato la giornata di mercato al 3,81% rispetto ai massimi degli ultimi sei mesi toccati l’11 marzo appena sotto al 4 per cento. Allora, però, lo spread era più basso, a 108 punti, perché i Bund si erano mossi con i Btp in scia ai timori per le spese per la difesa. I minimi semestrali risalgono invece agli inizi di dicembre, con il rendimento al 3,17% per il decennale italiano.

Un rating migliore per le nostre obbligazioni significa anche più possibilità di entrare nei portafogli degli investitori esteri. Questi ultimi, alla fine del 2024, possedevano titoli pubblici italiani per 923,8 miliardi di euro secondo il centro studi di Unimpresa, ossia il 31,1% del totale e in crescita dal 27,7% del 2023, dal 26,8% del 2022 e dal 29,2% del 2021. Al 28 febbraio, stando al sito del Mef, i titoli di Stato in circolazione ammontavano a 2.561 miliardi, il 72,2% dei quali rappresentati da Btp tradizionali e con un peso dei Bot per il 5,1% e del 5% per i Ccteu.

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