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Dazi, la Cina apre a Trump: “Esenzioni sull’elettronica un piccolo passo, ma ne serve uno grande”

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Pechino chiede agli Stati Uniti di eliminare tutte le tariffe reciproche e aprire un negoziato. Anche il finanziere Ackman suggerisce una “pausa”. Ma il segretario al Commercio Usa Lutnick: “Smartphone e chip colpiti entro due mesi”
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ROMA – La Cina prova a leggere l’ultima marcia indietro degli Stati Uniti sui dazi come un vero ripensamento. E quindi ad offrire a Trump una strada per la de-escalation commerciale. “Un piccolo passo per correggere le sue errate pratiche multilaterali”, ha detto domenica il ministro del Commercio della lista di esenzioni pubblicata sabato, che esclude dalle tariffe reciproche una serie di prodotti di elettronica di consumo e industriale e così facendo concede un respiro soprattutto agli esportatori cinesi. Chiedendo però “un grande passo”, cioè “abolire del tutto le tariffe reciproche e tornare al giusto metodo di risolvere le differenze attraverso rispetto reciproco e dialogo tra uguali”.

Il segnale di Pechino

La risposta cinese non era scontata. Sia n…

ROMA – La Cina prova a leggere l’ultima marcia indietro degli Stati Uniti sui dazi come un vero ripensamento. E quindi ad offrire a Trump una strada per la de-escalation commerciale. “Un piccolo passo per correggere le sue errate pratiche multilaterali”, ha detto domenica il ministro del Commercio della lista di esenzioni pubblicata sabato, che esclude dalle tariffe reciproche una serie di prodotti di elettronica di consumo e industriale e così facendo concede un respiro soprattutto agli esportatori cinesi. Chiedendo però “un grande passo”, cioè “abolire del tutto le tariffe reciproche e tornare al giusto metodo di risolvere le differenze attraverso rispetto reciproco e dialogo tra uguali”.

Il segnale di Pechino

La risposta cinese non era scontata. Sia nella forma, visto che il ministero ha replicato di domenica pubblicando una serie di “domande e risposte” sul proprio sito, uscendo dai consueti cerimoniali della comunicazione di regime regime. Sia nel contenuto, visto che Pechino fa a sua volta un passetto verso gli Stati Uniti, chiedendo a Trump di eliminare solo le tariffe reciproche e non il precedente 20% che il presidente americano aveva imposto sulle merci cinesi come punizione per la mancata collaborazione nell'arginare il traffico di oppioidi.

Il miliardario Ackman a Trump: “Una pausa con la Cina”

Potrebbe essere questa la “tregua” che apre la trattativa tra le due superpotenze? Domenica anche il miliardario Bill Ackman, investitore hedge che ha sostenuto la campagna elettorale del presidente americano ma poi criticato le sue tariffe reciproche, ha suggerito su X al presidente di estendere anche alla Cina la pausa di 90 giorni concessa al resto del mondo, lasciando in vigore la sola tariffa “base” del 10%, così da aprire un negoziato e dare alle piccole e medie aziende americane il tempo di adattarsi all’eventuale divorzio senza subire uno choc troppo grande.

Lutnick: “Dazi su elettronica entro due mesi”

Sia l’appello di Ackman che quello della Cina però si basano sul presupposto che le esenzioni di Trump siano un reale ripensamento, cosa tutt’altro che scontata. La versione ufficiale della Casa Bianca è infatti che si tratti solo di una pausa “tecnica” e temporanea in attesa di mettere a punto uno specifico pacchetto settoriale su elettronica e chip, simile a quelli che hanno colpito l’auto o l’acciaio. Domenica il segretario al commercio americano Lutnick ha detto che questo intervento “arriverà in un mese o due”.

Smartphone, pc e processori

Dopo aver imposto altissime tariffe reciproche su decine di Paesi, Trump ha deciso di metterle in pausa per tre mesi, lasciandone in vigore solo una “base” del 10%. La pausa non ha però riguardato la Cina, che nel frattempo aveva avviato una ritorsione, e con cui invece è proseguita una escalation che ha portato le tariffe a valori esorbitanti, rispettivamente 145 e 125%. Livelli del genere significherebbero un divorzio di fatto tra le due economie. Venerdì però l’amministrazione americana ha pubblicato una lista di prodotti elettronici esentati dai dazi (per tutti i Paesi), dagli smartphone ai pc ai semiconduttori, per lo più prodotti dalla Cina. Le esenzioni “salvano”, almeno momentaneamente, circa il 25% delle esportazioni delle Repubblica popolare verso gli Stati Uniti, almeno cento miliardi di dollari, ma anche le tante aziende come Apple che hanno la loro base produttiva nel Paese.

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