Studia, lavora, impegnati. Anche oggi, da presidente per l’Italia del gruppo farmaceutico tedesco Boeringher Ingelheim, ricorre per Morena Sangiovanni il monito familiare a non smettere mai di imparare, approfondire, coltivare contatti con le persone che possono insegnare qualcosa. Master, corsi di specializzazione in scuole internazionali, fino a quello che sta seguendo adesso, per diventare coach professionale, “un tipo di competenza importante per lo stile di leadership che piace a me”.
Nel gruppo di Ingelheim, il nome del brand riprende quello della sede storica e mai cambiata, della Renania Palatinato, Morena Sangiovanni è entrata vent’anni fa, festeggiati in questi giorni, rispondendo a un’inserzione sul Corriere della Sera. La società cercava qualcuno per lanciare in Italia un farmaco innovativo per disturbi ostruttivi delle vie respiratorie. La manager, nata a Crema, classe 1972, laureata in Biologia alla Statale di Milano, era sempre stata spinta dalla curiosità di conoscere a…
Studia, lavora, impegnati. Anche oggi, da presidente per l’Italia del gruppo farmaceutico tedesco Boeringher Ingelheim, ricorre per Morena Sangiovanni il monito familiare a non smettere mai di imparare, approfondire, coltivare contatti con le persone che possono insegnare qualcosa. Master, corsi di specializzazione in scuole internazionali, fino a quello che sta seguendo adesso, per diventare coach professionale, “un tipo di competenza importante per lo stile di leadership che piace a me”.
Nel gruppo di Ingelheim, il nome del brand riprende quello della sede storica e mai cambiata, della Renania Palatinato, Morena Sangiovanni è entrata vent’anni fa, festeggiati in questi giorni, rispondendo a un’inserzione sul Corriere della Sera. La società cercava qualcuno per lanciare in Italia un farmaco innovativo per disturbi ostruttivi delle vie respiratorie. La manager, nata a Crema, classe 1972, laureata in Biologia alla Statale di Milano, era sempre stata spinta dalla curiosità di conoscere aziende specializzate in ricerca e innovazione, e in questo ambito ha ricoperto via via ruoli di maggiore responsabilità.Subito dopo la laurea ha cominciato come informatore scientifico ma ha anche fatto una breve incursione nell’industria cosmetica.
La zona di Crema ospita il polo italiano della bellezza, con produttori conto terzi di cosmetici per i principali brand del comparto. Ha seguito un master in scienza e tecnologia cosmetica “per acquisire solidità tecnica e comprensione dei temi. Però ho capito che il mio posto non era in laboratorio”. Ancora dubbi, tante curiosità non soddisfatte. Torna al pharma e non lo mollerà più. Nel 1999 è informatore scientifico per Eg-Stada Italia, all’epoca piccola start up di origine tedesca dove poi assume il ruolo di responsabile marketing per generici e Otc, farmaci acquistabili senza prescrizione medica.
Frequenta un executive master in International business alla Escp business school e si specializza in Digital transformation alla Google-Avado.“In questi venti anni in Boehringer Ingelheim, che sono volati, ho fatto un miliardo di cose. Ho cambiato mansioni ogni tre anni, allargando la mia esperienza e anche la responsabilità, dal sales market al market access, dalle politiche industriali all’associazione pazienti. E sul piano del business ho esercitato ruoli human pharma, animal care e manifacturing”.Azienda familiare alla quarta generazione, con un fatturato netto globale 2024 di 26,8 miliardi di euro in aumento del 6,1 per cento, Boeringher Ingelheim è una delle prime venti multinazionali presenti in oltre 130 paesi del mondo. Il fatturato complessivo in Italia, con mille dipendenti distribuiti in quattro sedi, ha toccato gli 860 milioni di euro di cui il 35 per cento è export in crescita del 7 per cento rispetto al 2023. A livello globale sono stati raggiunti 66 milioni di pazienti nel mondo, con un aumento dell’8 per cento. Gli investimenti in ricerca e sviluppo ammontano a 6,2 miliardi di euro, pari al 23,2 per cento del fatturato netto del gruppo.Sacrifici e vita da pendolare. Sangiovanni ha vissuto sei anni tra Germania e Repubblica Ceca. L’attività all’estero ha significato vedersi nei week end con il marito Antonino, sposato nel 2011, anche lui dirigente farmaceutico. Con incarichi di crescente leadership, la manager è diventata nel 2015 Head of market access Europe, Canada, Australia e nel 2018 General manager della Repubblica Ceca. Nel 2020, al ritorno in Italia, è stata nominata presidente.
Dal 2022 fa parte del consiglio di amministrazione di Ahk Italien, la Camera di Commercio italo tedesca e dal 2023 del comitato di presidenza di Farmindustria.“Siamo tra le pochissime aziende che operano sia in ambito human pharma che animal health”. In controtendenza, Boehringer ha scelto l’Italia per i suoi siti produttivi: uno in particolare per la produzione di principi attivi, nella Bergamasca, a Fornovo San Giovanni, mentre a Noventa Padovana nascono i vaccini veterinari. “Sia per i principi attivi che per i beni essenziali in Europa dipendiamo molto dalla produzione off shore, prevalentemente da Cina e India. Noi siamo specialisti in biotecnologie, i nostri farmaci biotecnologici ce li produciamo da soli e anche conto terzi”.Gli uffici amministrativi sono a Milano e dal dicembre 2024 a Roma, in piazza Monte Citorio, è stata aperta una sede di rappresentanza, punto di appoggio e di incontro. Boehringer in ambito human pharma è impegnata nella ricerca e nello sviluppo di farmaci in varie patologie legate al sistema cardio-renale-metabolico, scompenso cardiaco, malattia renale cronica, obesità, prevenzione cardiovascolare, infarto del miocardio e malattie renali rare, così come nel respiratorio e nell’oncologia.Anche l’animal health business è consolidato, Boehringer è leader. “Lavoriamo su due fronti. Il primo è quello degli animali da compagnia che oggi hanno un ruolo molto più riconosciuto nella famiglia e per il benessere mentale della persona. L’Italia è prima in Europa con oltre 60 milioni di animali da compagnia rispetto a meno di 60 milioni di abitanti. Sostenuto da incentivi economici e detrazioni fiscali sulle spese veterinarie, è destinato anche a crescere nel futuro”.
L’altro ambito è quello degli animali da allevamento. “Tema fondamentale. In primis perché con l’aumento della domanda da parte delle popolazioni meno sviluppate, ci sarà bisogno di assicurare una produzione sempre più efficiente, sicura e sana a fronte dell’eccessiva medicalizzazione e all’abuso di antibiotici. Noi proponiamo un allevamento più orientato alla prevenzione. I nostri allevatori hanno sempre più bisogno che la ricerca trovi soluzioni di vaccini e terapie che aiutino a contenere o evitare certe patologie che mettono a rischio la salute umana. Con un approccio human head, noi siamo attenti al benessere dei collaboratori e delle persone, perché l’impatto sull’ambiente possa ridursi. La nostra azienda è carbon neutral in tutte le sue sedi dal 2024”.
Una manager sempre curiosa e aperta. “La mia filosofia non è mai stata da guru della carriera. Le opportunità si sono presentate, ho anche detto dei no quando mi sono state proposte geografie che mi avrebbero portato lontano, mai sulla tipologia di mansione o area. Ho lavorato su dinamiche di sistema, per rendere più facile l’incontro tra innovazione e possibilità di trasformarla in qualcosa in grado di aiutare persone e animali. Anche nel rapporto con le istituzioni applichiamo la ricerca del dialogo, tante occasioni di contatto e di scambio”.La famiglia e il suo ruolo. “Mi hanno insegnato tutto quello che so e che metto in pratica. Con ottimismo e coraggio. Non capita a tutte un ambiente famigliare che non ti ostacola, io apripista di due fratelli maschi più piccoli. E mio marito felice dei miei successi, anche quando mi trovavo in altri paesi, mi ha aiutato a rendere possibili i passaggi da un ruolo all’altro”.
Fortunata a non avere incontrato barriere o preclusioni, e di non essere mai stata trattata in maniera sminuente. “Con il mio team mi impegno perché l’inclusione sia parte del nostro modo di operare come accettazione e rispetto dell’altro. L’inclusione si realizza se si promuove il merito”. Boehringer tra le prime compagnie in Italia a ottenere la certificazione di genere. “Adesso ce l’ha il 70 per cento delle aziende farmaceutiche. Bisogna essere semplici e concreti. Ho vissuto anche nella Repubblica Ceca. Sono una runner da sempre, ho bellissimi ricordi delle corse lungo il fiume a Praga”.
Legata al territorio. “Vivo a Crema, in campagna, qui mi sento veramente a casa e ho i piedi ben piantati per terra. Mi dedico alle passeggiate con Maya, un bellissimo cane pastore dei Pirenei di quasi tre anni. Leggo molto, ad alta velocità, consumo libri come caramelle, mi aiutano a dormire. Due tipologie: crime, in inglese, uno o due alla settimana tipo ‘The teacher’ di Freida McFadden; classici di saggistica, quelli che servono per riflettere su come sei, come agisci con gli altri, come affronti la vita e il lavoro, quando è il momento in cui devi guardare alle cose con occhi nuovi della semplicità, come ‘Il coraggio di non piacere’, di due autori giapponesi, Ichiro Kishimi e Fumitake Koga. Su consiglio di mio marito”. Vacanze. “Dopo i 45 non sono più andata al mare. Ora si va dove piace al cane, montagna, lago, dove troviamo il fresco”.
Poi ci sono gli hobby. “Da giovane dipingevo o disegnavo, una passione insieme alla corsa dai sette anni e alla lettura dai quattro. China o olio e colori acrilici. Ho ripreso, mi sono ricomprata tutto, non è facilissimo, sono autodidatta, ma la mano c’è ancora, è sempre bello, i ritratti o la figura, il corpo umano, ora dipingo vegetazione e fiori. Tra liceo e università ho accarezzato l’idea delle Belle Arti: ha prevalso la scelta scientifica perché temevo che gli studi artistici non mi avrebbero dato l’autonomia. Non ho bisogno di incontrare amici ogni settimana, le mie amicizie importanti, due, risalgono all’asilo: ci vediamo tre, quattro volte l’anno, ci sosteniamo nelle difficoltà della vita. Amicizie di persone speciali conosciute nel pharma, quattro donne. Credo nel gioco di squadra – conclude – soprattutto per raggiungere risultati e avere successo, nelle relazioni basate sulla chiarezza e sulla fiducia. Mi sento serena non perché va sempre tutto bene, ma perché so che sto dando il mio meglio. Tutte le scelte che ho fatto anche in questo ultimo ruolo supportano una leadership partecipativa, nessuno può vincere da solo, sia nella vita che nel lavoro”.