L’Italia guarda ai mercati alternativi: dall’India alle Filippine, ecco chi crescerà di più
di Rosaria AmatoROMA – Il commercio globale continuerà a crescere nei prossimi anni nonostante i dazi americani. E i Paesi che da qui al 2029 andranno più veloci per la quantità e il valore degli scambi vanno cercati nel Sud-Est asiatico: in testa, secondo le previsioni dl Dhl Atlas 2025 (il rapporto redatto dalla New York University Stern School of Business) India, Vietnam, Indonesia e Filippine. Da Osaka, in Giappone, dove in questi giorni si inaugura l’Expo Universale, anche il presidente dell’Ice Matteo Zoppas ha ricordato come «L’Asia-Pacifico è un’area strategica a cui l’Italia guarda con grande attenzione». Nel 2024 l’export italiano verso i Paesi Asean è cresciuto del 10,3%. Nonostante «la grande incognita che oggi deriva dai dazi e che può essere un fattore di rallentamento», ha aggiunto Zoppas, il piano della Farnesina, supportato da Ice, Sace e Simest, è quello di far passare l’export italiano dai 623 miliardi del 2024 a 700 miliardi.
E’ possibile con tutte le difficoltà poste dalla aggr…
ROMA – Il commercio globale continuerà a crescere nei prossimi anni nonostante i dazi americani. E i Paesi che da qui al 2029 andranno più veloci per la quantità e il valore degli scambi vanno cercati nel Sud-Est asiatico: in testa, secondo le previsioni dl Dhl Atlas 2025 (il rapporto redatto dalla New York University Stern School of Business) India, Vietnam, Indonesia e Filippine. Da Osaka, in Giappone, dove in questi giorni si inaugura l’Expo Universale, anche il presidente dell’Ice Matteo Zoppas ha ricordato come «L’Asia-Pacifico è un’area strategica a cui l’Italia guarda con grande attenzione». Nel 2024 l’export italiano verso i Paesi Asean è cresciuto del 10,3%. Nonostante «la grande incognita che oggi deriva dai dazi e che può essere un fattore di rallentamento», ha aggiunto Zoppas, il piano della Farnesina, supportato da Ice, Sace e Simest, è quello di far passare l’export italiano dai 623 miliardi del 2024 a 700 miliardi.
E’ possibile con tutte le difficoltà poste dalla aggressiva politica del presidente Usa Trump? Pur avendo un ruolo di rilievo, sostengono gli analisti della Stern School of Business, «gli Stati Uniti non possono determinare unilateralmente l’andamento del commercio globale, rappresentando oggi il 13% delle importazioni e il 9% delle esportazioni mondiali». Ecco perché è importante individuare i punti di forza e di debolezza della situazione attuale.
Il ruolo dell’Italia
Al decimo posto a livello mondiale per valore degli scambi, nel 2024 corrispondenti a 1,3 trilioni di dollari con esportazioni per 668,6 miliardi (7° posto mondiale) e importazioni per 630 miliardi (12°), l’Italia dal 2019,ha registrato una crescita pari a 258,6 miliardi di dollari, con un tasso annuo medio di crescita dell1,8%. Le previsioni al 2029 indicano un ulteriore incremento di 239,8 miliardi, con un tasso di crescita stimato dell’1,7% annuo. Gli Stati Uniti, terzo destinatario dell’export italiano, rappresentano il principale mercato di destinazione per i macchinari industriali italiani, la prima voce dell’export nazionale, che da sola copre il 19% delle esportazioni totali. Dobbiamo espandere i nostri orizzonti, coinvolgendo nuovi mercati e rivolgendo la nostra attenzione verso paesi emergenti che offrono opportunità significative», afferma Nazzarena Franco, Ceo di Dhl Express Italy.
Nuovi orizzonti
Dove cercare nuovi mercati? Soprattutto verso l’Asia, suggerisce l’Atlante Dhl, ma non solo: anche l’Africa potrebbe offrire sbocchi interessanti. E poi ci sono Canada, Messico e diversi Paesi dell’America Latina. I nuovi leader nella crescita del commercio da qui al 2029 saranno India, Vietnam, Indonesia e Filippine. I Paesi che si prevede cresceranno maggiormente in termini assoluti sono distribuiti tra Asia, Europa e Nord America, mentre tra quelli che cresceranno più rapidamente figurano anche diversi paesi in Africa e in America Latina. A livello di grandi regioni mondiali, la crescita più rapida del volume degli scambi tra il 2024 e il 2029 è prevista per l’Asia Centrale e del Sud, l’Africa subsahariana e i paesi dell’Asean, con tassi di crescita annuali composti compresi tra il 5% e il 6%. Per tutte le altre regioni si prevede una crescita tra il 2% e il 4%.
Usa e Cina
Il rapporto non azzarda previsioni sul duello Usa/Cina, ma sottolinea come «gli Stati Uniti continuano a importare dalla Cina una quantità di prodotti pari a quella del resto del mondo»; per di più «secondo alcuni analisti le importazioni dalla Cina sarebbero sottostimate». Una dipendenza accresciuta anche dagli «input cinesi nei prodotti importati attraverso Paesi terzi».