Palenzona: “Con gli Stati Uniti bisogna trattare per convivere. Su Generali c’è una terza via”
di Sara BennewitzFabrizio Palenzona, presidente di Prelios e a lungo nei cda di Unicredit e Mediobanca, auspica una trattativa diplomatica con Trump.
Presidente Palenzona, è preoccupato per i dazi voluti da Trump?
«I vari governi, a partire da quello Usa, si stanno esercitando a misurare chi ha i dazi più lunghi. Bene ha fatto la nostra premier a criticare Trump evitando il braccio di ferro. L’Europa non è la Cina. Bisogna usare tutta la diplomazia di cui siamo capaci per aprire una nuova fase di convivenza economica e politica con l’America, che deve restare il nostro alleato principale».
Come si aspetta che risponda la Ue: ogni Paese membro è giusto che si muova in autonomia?
«Con un narcisista che è anche l’uomo più potente del mondo, usare il metodo Pertini “a brigante, brigante e mezzo” non funziona. Trump non va preso a muso duro. Bisogna trattare da partner e dargli ragione dove ce l’ha, come sulle spese militari che noi dobbiamo rafforzare. La Nato deve restare il baluardo della nostr…
Fabrizio Palenzona, presidente di Prelios e a lungo nei cda di Unicredit e Mediobanca, auspica una trattativa diplomatica con Trump.
Presidente Palenzona, è preoccupato per i dazi voluti da Trump?
«I vari governi, a partire da quello Usa, si stanno esercitando a misurare chi ha i dazi più lunghi. Bene ha fatto la nostra premier a criticare Trump evitando il braccio di ferro. L’Europa non è la Cina. Bisogna usare tutta la diplomazia di cui siamo capaci per aprire una nuova fase di convivenza economica e politica con l’America, che deve restare il nostro alleato principale».
Come si aspetta che risponda la Ue: ogni Paese membro è giusto che si muova in autonomia?
«Con un narcisista che è anche l’uomo più potente del mondo, usare il metodo Pertini “a brigante, brigante e mezzo” non funziona. Trump non va preso a muso duro. Bisogna trattare da partner e dargli ragione dove ce l’ha, come sulle spese militari che noi dobbiamo rafforzare. La Nato deve restare il baluardo della nostra difesa. Non possiamo lasciare sola la Germania su questo fronte. A tal proposito, ho letto con interesse il richiamo al realismo di Tronchetti Provera sul vostro giornale».
Quali rischi per l’economia?
«In questi anni, l’assurda politica del “green ideologico” ha messo in crisi l’economia tedesca e francese, i nostri principali mercati di export. Le imprese, che vivono di innovazione e flessibilità hanno recuperato la perdita, circa sei miliardi, aprendo nuovi sbocchi: Arabia Saudita, Emirati, Messico, Brasile e così via. Prima di lamentarci, va sostenuto il nostro sistema produttivo, mettendo a sua disposizione le piattaforme tecnologiche e la gestione dei dati dell’AI per puntare su una formazione continua. Solo così potremo essere competitivi».
Cosa pensa delle Ops bancarie Bper-Sondrio, Mps-Mediobanca, Unicredit-Bpm? E di Generali?
«Le vicende sono intrecciate, ma diverse. Si combinano e si confondono tra loro logiche industriali e di mercato, con ego personali di imprenditori e manager. Non si vedono autorevoli e indipendenti voci istituzionali capaci di fare da arbitri. Non si vedono neanche, rispettati cavalieri bianchi. Tuttavia l’interesse del Paese richiede che termini questa infinita battaglia evitando destabilizzazione, in un momento così delicato. Non ho soluzioni miracolose, ma pensando all’esperienza che ho vissuto e sofferto più di venti anni fa, provo a dare un suggerimento».
Che sarebbe?
«Quando il grande Vincenzo Maranghi, anche lui caparbio combattente, vide in pericolo le Generali, si fece da parte a condizione di salvaguardare il Leone, che Cuccia considerava l’asset più importante del Paese. Sono amico e stimo Alberto Nagel, sono legato molto a Mediobanca, ma se fossi in lui, se ritenessi, come ormai i più ritengono, che non ci sia un vincitore ma solo molti sconfitti, ci penserei seriamente. La disponibilità a un grande gesto di sacrificio personale non solo gli farebbe onore, ma gli consentirebbe, come fece Maranghi, di porre la condizione della salvaguardia e dell’indipendenza di Generali».
Come?
«Chiedendo di votare l’unica lista completa presentata in assemblea e deliberando altresì, Mediobanca, di vendere una parte consistente della partecipazione in Generali, chiedendo nel contempo a tutti di abbassare la tensione. Si potrebbe individuare e far spazio a un partner industriale che possa aprire una fase di stabilizzazione della compagnia e compattare intorno a questo l’azionariato storico, superando, nessuno escluso, quell’ego e quei personalismi che caratterizzano la situazione attuale. È un sogno? Se qualcuno ha idee migliori si faccia avanti».
La preoccupa l’indagine fiscale su Ion, che controlla Prelios?
«No affatto, confido che, nelle sedi opportune, l’infondatezza delle contestazioni sarà chiarita. Amara considerazione: Andrea Pignataro per 20 anni ha lavorato ovunque senza problemi, investe nel suo Paese 6,5 miliardi in tre anni ed è subito “attenzionato”. Questo conferma quanto il nostro sistema regolamentare e fiscale rendano l’Italia più debole e meno attrattiva rispetto alle economie anglosassoni. E questo è tanto più negativo oggi, in un contesto segnato da neoprotezionismo e deglobalizzazione. Invece di favorire l’ingresso di capitali per costruire campioni capaci di competere su scala globale, allontaniamo i pochi investitori coraggiosi e non speculativi come Ion, che hanno già dimostrato, con i fatti e con i capitali, di credere nel futuro del Paese e dell’Europa».
A cosa si riferiva Poggi, presidente di Crt, quando ha detto che è finita l’era del “metodo Palenzona”?
«Parafrasando il libro dell’Esodo, vorrei dire: “Ho rifiutato la mano all’empio per non essere un testimone iniquo”. Ho denunciato i comportamenti anomali per i quali stanno indagando due procure. Altri metodi non mi appartengono».