MILANO – A due giorni dall’assemblea dei soci di Mps chiamata a varare l’aumento di capitale necessario per la conquista di Mediobanca, il gruppo Banco Bpm schiera il proprio 9% con il fronte del “sì” all’operazione. Lo hanno deciso ieri i due consigli di amministrazione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna e di Anima, società del risparmio gestito controllata dallo stesso Banco Bpm con quasi il 90% del capitale.
In questo modo, gli azionisti di Montepaschi favorevoli all’aumento salgono di slancio sopra il 50% del capitale. Oltre al Banco Bpm con il suo 5% e ad Anima con il 4, appaiono schierati per l’operazione, e quindi per l’offerta su Mediobanca, anche il gruppo Caltagirone, appena salito oltre il 9, la Delfin della famiglia Del Vecchio (9,78), il Tesoro (11,73), il fondo Algebris di Davide Serra secondo indiscrezioni tra l’1 e il 2 per cento, Pimco (1,5), le Fondazioni (1,5% complessivo), le casse Enpam ed Enasarco (tra il 4 e il 5 per cento) e da sabato anche il fondo s…
MILANO – A due giorni dall’assemblea dei soci di Mps chiamata a varare l’aumento di capitale necessario per la conquista di Mediobanca, il gruppo Banco Bpm schiera il proprio 9% con il fronte del “sì” all’operazione. Lo hanno deciso ieri i due consigli di amministrazione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna e di Anima, società del risparmio gestito controllata dallo stesso Banco Bpm con quasi il 90% del capitale.
In questo modo, gli azionisti di Montepaschi favorevoli all’aumento salgono di slancio sopra il 50% del capitale. Oltre al Banco Bpm con il suo 5% e ad Anima con il 4, appaiono schierati per l’operazione, e quindi per l’offerta su Mediobanca, anche il gruppo Caltagirone, appena salito oltre il 9, la Delfin della famiglia Del Vecchio (9,78), il Tesoro (11,73), il fondo Algebris di Davide Serra secondo indiscrezioni tra l’1 e il 2 per cento, Pimco (1,5), le Fondazioni (1,5% complessivo), le casse Enpam ed Enasarco (tra il 4 e il 5 per cento) e da sabato anche il fondo sovrano norvegese Norges Bank, con il 2,6 per cento.
C’è poi una pattuglia di fondi con quote più piccole posizionati contro l’operazione: New York City Comptroller, Florida State Board of Administration, Calvert, Cpp Investments e California Public Employees’ Retirement System. Il fondo pensione California State Teachers Retirement System voterà invece a favore e anche il gruppo Ion di Andrea Pignataro, con una piccola quota sotto il 2 per cento, dovrebbe dire “sì”.
Se domani, come da attese, dovesse riversarsi a Siena il 70-75% dei soci, l’ad di Mps Luigi Lovaglio potrebbe avere già la vittoria in tasca. L’operazione dovrà infatti essere approvata dai due terzi del capitale, che con un’affluenza al 70-75% significa il 47-50% degli azionisti.
Nei giorni scorsi, sempre in vista dell’appuntamento di domani e su richiesta di Consob, Mps ha pubblicato alcune informazioni ulteriori circa l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Mediobanca. Tra queste, la mappa dell’azionariato del nuovo gruppo che, ipotizzando un’adesione del 66,7% all’Ops, vedrebbe Delfin al 19,9% del capitale, Caltagirone al 6,7 (ma la simulazione non tiene conto del recente aumento della quota oltre il 9 per cento), il Mef al 5,4, Banco Bpm con Anima al 4,1 e Mediolanum al 2,7 per cento.
Il gruppo senese ha poi confermato l’obiettivo di arrivare ad almeno il 66,7% di Piazzetta Cuccia, condizione a cui però può rinunciare. Nel documento si precisa, inoltre, che il raggiungimento di almeno il 50% di Mediobanca, complice una base imponibile consolidata più elevata, consentirà di sfruttare appieno a bilancio i benefici collegati alle attività fiscali differite (Dta) per 2,9 miliardi. Mps punta poi a ottenere sinergie anche sotto il 50% sebbene «con possibili variazioni e ritardi nella loro implementazione».