Roma – l settore dell’auto è «a rischio». Soprattutto negli Stati Uniti, per colpa dei dazi decisi da Trump, e in Europa, dove i tempi e modi della transizione elettrica si stanno dimostrando controproducenti. A lanciare l’allarme è il presidente di Stellantis, John Elkann. «Con tariffe dolorose e regolamentazioni eccessivamente rigide, l’industria automobilistica americana ed europea sono a rischio», ha spiegato Elkann in apertura dell’assemblea annuale del gruppo.
Negli Usa l’industria dell’auto è «gravemente colpita dai sovrapprezzi doganali» imposti sui veicoli importati, ma anche da «ulteriori livelli di tasse, in particolare su alluminio, acciaio e componenti». Un extra da 25% alla dogana che ha portato Stellantis a sospendere l’attività in alcune fabbriche del Canada e del Messico con contraccolpi negli States. Elkann parla da Amsterdam mentre il titolo del gruppo va forte in Borsa. Alla fine chiude la giornata con un +6,5% a 8,3 euro. L’apertura di Trump, che propone dopo quella sui dazi reciproci una tregua pure sulle tariffe auto, smuove al rialzo i titoli di tutto il comparto. Elkann non fa cadere nel vuoto la pausa ipotizzata del presidente degli Stati Uniti: «Le parole di Trump sui dazi per l’auto sono incoraggianti». E poi si rivolge all’Europa e, indirettamente, alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha promosso il dialogo strategico sull’auto arrivando però ad un documento che dai costruttori del Vecchio Continente è stato ritenuto insufficiente per sostenere il comparto in un momento difficile. «In Europa, le normative sulle emissioni di CO2 hanno imposto un percorso irrealistico di elettrificazione, scollegato dalla realtà del mercato». E aggiunge: «I governi europei hanno ritirato, a volte bruscamente, gli incentivi all’acquisto e l’infrastruttura di ricarica rimane inadeguata. Di conseguenza, i consumatori tardano a passare ai veicoli elettrici».
Produttori europei e americani devono far fronte alla crescente concorrenza di Pechino. «La Cina è su una traiettoria diversa» mentre Usa e Ue sono sotto pressione. E quest’anno «la Cina potrebbe vendere più auto di Stati Uniti ed Europa messi insieme». Gli effetti complessivi? «Sarebbe una tragedia, la produzione automobilistica è fonte di posti di lavoro, innovazione e comunità forti. Ma non è troppo tardi se gli Stati Uniti e l’Europa adottano le misure urgenti e necessarie per promuovere una transizione armoniosa», rimarca il presidente alla prima assemblea del dopo Tavares. Sull’addio dell’ex ad Elkann ricorda «il disallineamento tra il consiglio di amministrazione e il nostro ceo». Rimarca poi il lavoro fatto con il Comitato esecutivo ad interim, tra il taglio delle scorte, la responsabilizzazione delle Regioni e lo stretto contatto con concessionari, fornitori e sindacati: «Azioni importanti e decisive per garantire che Stellantis sia nella posizione più forte possibile quando verrà nominato il nostro nuovo ceo». L’arrivo è previsto entro giugno. «Il 2024 non è stato un buon anno per Stellantis - ricorda Elkann - i motivi sono stati in parte di nostra competenza, il che ha reso il risultato ancora più deludente».
I compensi e la liquidazione di Tavares, in tutto più di 35 milioni, hanno raccolto il 33% dei voti contrari in assemblea. E il leader della Fiom, Michele De Palma, approfitta del risultato: «Ancora una volta vengono premiati i manager e gli azionisti di Stellantis mentre i lavoratori continuano a essere in cassa integrazione».
Exor, che controlla Repubblica, la famiglia Peugeot e lo Stato francese si sono presentati con il 46% dei diritti di voto per effetto del buy back e della cancellazione delle azioni da parte di Stellantis. Approvati tutti i punti all’ordine del giorno, dal bilancio al dividendo di 0,68 euro per azione, dimezzato rispetto al 2024.