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Unicredit-Banco, golden power su sede e cessione di sportelli

(ansa)

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Atteso il via libera con prescrizioni. La decisione potrebbe arrivare già con il Consiglio dei ministri di venerdì o al più tardi martedì 22
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Roma - Il verdetto è vicino. Potrebbe arrivare già venerdì pomeriggio il parere del Comitato golden power di Palazzo Chigi sull’offerta di Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm. A ieri sera, spiegavano fonti di governo, i lavori sull’istruttoria dei tecnici del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio erano ancora in corso, ma l’orientamento è quello di stringere i tempi e arrivare a chiudere il dossier nei prossimi giorni.

La prima occasione utile è il Consiglio dei ministri atteso dopodomani alle 17.30, a mercati chiusi. Ma non è escluso che possa servire qualche giorno in più, fino al 22. In ogni caso l’intenzione dell’esecutivo è evitare che la decisione sul golden power possa interferire con l’assemblea di Generali in programma il 24 aprile. Ecco il perché dell’accelerazione.

Sul tavolo ci sono tre opzioni. La prima, più remota, è il veto. E quindi lo stop all’offerta pubblica di scambio volontaria sul 100% delle azioni di Banco Bpm che …

Roma - Il verdetto è vicino. Potrebbe arrivare già venerdì pomeriggio il parere del Comitato golden power di Palazzo Chigi sull’offerta di Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm. A ieri sera, spiegavano fonti di governo, i lavori sull’istruttoria dei tecnici del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio erano ancora in corso, ma l’orientamento è quello di stringere i tempi e arrivare a chiudere il dossier nei prossimi giorni.

La prima occasione utile è il Consiglio dei ministri atteso dopodomani alle 17.30, a mercati chiusi. Ma non è escluso che possa servire qualche giorno in più, fino al 22. In ogni caso l’intenzione dell’esecutivo è evitare che la decisione sul golden power possa interferire con l’assemblea di Generali in programma il 24 aprile. Ecco il perché dell’accelerazione.

Sul tavolo ci sono tre opzioni. La prima, più remota, è il veto. E quindi lo stop all’offerta pubblica di scambio volontaria sul 100% delle azioni di Banco Bpm che l’istituto guidato da Andrea Orcel ha lanciato il 25 novembre dell’anno scorso. All’opposto c’è l’esclusione dell’operazione dall’applicazione della normativa sul golden power.

La terza opzione, già circolata nei giorni scorsi, ma non confermata ufficialmente dal governo, è un via libera con prescrizioni. Secondo quanto si apprende in ambienti di maggioranza, i tecnici di Palazzo Chigi starebbero valutando quindi un sì condizionato alla mossa di Unicredit. Tra gli ambiti su cui verrebbero fissati i paletti ci sarebbero le sedi e il perimetro all’eventuale cessione di sportelli, mentre sono più sfumate le possibilità di un intervento anche sul personale e gli equilibri della governance.

I tecnici di Palazzo Chigi nelle loro interlocuzioni con i dirigenti di Unicredit - il responsabile M&a Giacomo Marino, il cfo Stefano Porro e la general counsel Rita Izzo - avevano chiesto informazioni anche sull’operazione Commerzbank e la situazione in Russia. Per quanto riguarda la scalata alla banca tedesca, di cui Unicredit ha raccolto il 28% del capitale, il timore è che nell’eventualità di una fusione il baricentro possa spostarsi verso la Germania. Ma l’acquisizione del Banco Bpm nelle intenzioni di Orcel servirebbe proprio a rafforzare la presenza in Italia ed evitare così future richieste di spostamento di sede da quella naturale di Milano.

Per quanto riguarda la Russia, invece, Unicredit da quando è iniziata la guerra con l’Ucraina ha diminuito sostanzialmente l’attività nel paese governato da Putin ma finora si è sempre rifiutato di cedere la banca a prezzi stracciati, in attesa di vedere l’evolversi della situazione. Anche facendo ricorso alla Corte di Giustizia contro le sollecitazioni della Bce. Se si arriverà a un cessate il fuoco questa scelta potrebbe rivelarsi la migliore.

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