Dazi, la California fa causa a Trump: “Le tariffe sono illegali e provocano danni”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Magari non siamo ancora ad un passo dalla secessione della “California Republic”, ma lo stato più ricco e popolato degli Usa è diventato anche il primo a sfidare Trump sui dazi. Il governatore Gavin Newsom e il ministro della Giustizia Rob Bonta hanno fatto causa ieri davanti nella U.S. District Court del Northern District locale, sostenendo che il capo della Casa Bianca non aveva l’autorità di imporre le tariffe. Perciò hanno chiesto ai giudici di bloccarle subito, perché stanno già provocando danni significativi e irreparabili. Dunque è un attacco frontale all’intera strategia dei dazi, che se avesse successo li fermerebbe in tutto il paese, aiutando anche le varie nazioni colpite. Una sfida nella sfida, perché la California è lo stato liberal più forte, insieme a New York, e Newsom non nasconde l’ambizione di puntare alla Casa Bianca nel 2028.
«Donald Trump - ha scritto il governatore su X - non ha l’autorità di imporre unilateralmente il più grande aumento delle…
NEW YORK – Magari non siamo ancora ad un passo dalla secessione della “California Republic”, ma lo stato più ricco e popolato degli Usa è diventato anche il primo a sfidare Trump sui dazi. Il governatore Gavin Newsom e il ministro della Giustizia Rob Bonta hanno fatto causa ieri davanti nella U.S. District Court del Northern District locale, sostenendo che il capo della Casa Bianca non aveva l’autorità di imporre le tariffe. Perciò hanno chiesto ai giudici di bloccarle subito, perché stanno già provocando danni significativi e irreparabili. Dunque è un attacco frontale all’intera strategia dei dazi, che se avesse successo li fermerebbe in tutto il paese, aiutando anche le varie nazioni colpite. Una sfida nella sfida, perché la California è lo stato liberal più forte, insieme a New York, e Newsom non nasconde l’ambizione di puntare alla Casa Bianca nel 2028.
«Donald Trump - ha scritto il governatore su X - non ha l’autorità di imporre unilateralmente il più grande aumento delle tasse della nostra epoca con i suoi dazi distruttivi. Lo porteremo in tribunale». Quindi ha aggiunto: «Le tariffe illegali del Presidente Trump stanno creando il caos tra le famiglie, le imprese e la nostra economia californiana, facendo salire i prezzi e mettendo a rischio posti di lavoro. Stiamo difendendo le famiglie americane che non possono permettersi di lasciare che il caos continui». L’attorney general Bonta ha poi articolato così l’azione: «L’applicazione caotica e casuale dei dazi da parte del Presidente non è solo profondamente preoccupante, ma anche illegale. Essendo la quinta economia mondiale, la California comprende che la politica commerciale globale non è solo un gioco».
La causa sostiene che Trump non può usare l’Emergency Economic Powers Act del 1977 per imporre i dazi, appigliandosi al fatto che il traffico di Fentanyl dalla Cina o il deficit commerciale rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. La Costituzione assegna esplicitamente al Congresso l’autorità di decidere le tariffe, e comunque la legge usata dalla Casa Bianca non le include tra le misure che il presidente può prendere in caso di emergenze. Quindi la prassi adottata è illegale e va immediatamente fermata, perché sta già facendo danni.
La Casa Bianca, col portavoce Kush Desai, ha risposto così: «Invece di concentrarsi sulla dilagante criminalità, sui senzatetto e sull’inaccessibilità economica della California, Gavin Newsom sta impiegando il suo tempo a cercare di bloccare gli sforzi storici del Presidente Trump per affrontare finalmente l’emergenza nazionale rappresentata dal persistente deficit commerciale del nostro Paese. L’intera amministrazione rimane impegnata ad affrontare questa emergenza che sta decimando le industrie americane e abbandonando i nostri lavoratori, con ogni strumento a disposizione, dai dazi ai negoziati».
La California, se fosse indipendente, farebbe parte del G7. Ciò aiuta a capire il suo peso fondamentale per l’economia americana, dalla Silicon Valley al vino, dall’agricoltura alle aziende del settore difesa e spazio, per non parlare della Tesla di Elon Musk, che ha spostato per ripicca politica gli stabilimenti in Texas, ma è stato costretto a lasciare la ricerca dove era. Dai tempi di Haight-Ashbury e la Summer of Love è anche uno degli stati più liberal, forse con New York e Massachsetts, e colpito da fenomeni come i cambiamenti climatici. Quindi è maggiormente a disagio culturale e politico con Trump e la parte dell’America che in lui si riconosce.
Sul piano pratico Messico, Canada e Cina sono i tre principali partner commerciali della California, che l’anno scorso ha esportato beni per 183 miliardi di dollari e ne ha importati per 491 miliardi. A confronto anche l’Italia impallidisce. I dazi stanno già facendo danni all’economia locale e complicano anche la ricostruzione di Los Angeles, dopo gli incendi di gennaio che hanno distrutto interi quartieri come Pacific Palisades o Altadena, e sono costati almeno due miliardi di dollari. Un disastro, dunque, a cui vanno aggiunte anche le perdite provocate a settori chiave come il turismo.
Newsom negli ultimi mesi ha cercato di riposizionarsi con scelte più moderate, ad esempio sulla partecipazione dei trans nelle gare sportive femminili, e ha dialogato anche con l’ex consigliere di Trump Steve Bannon, perché così pensa di diventare più eleggibile nel 2028. Però sui dazi ha deciso di non cedere, non solo per i danni che stanno facendo alla California e all’intera America, ma anche perché sono un errore economico che potrebbe indebolire molto Trump fra gli elettori. Perciò la California ha deciso di diventare la portabandiera della resistenza.