Export da record per i distretti italiani. Ora nuovi mercati e tecnologie per sfuggire a Trump
di Raffaele RicciardiMILANO – Esportazioni e saldo commerciale da record per i distretti italiani, nel 2023-2024, ma tutto suona ormai “vecchio” con gli annunci di Trump sui dazi che hanno sconvolto il panorama. Il Rapporto sui Distretti industriali di Intesa Sanpaolo offre però indicazioni di sistema interessanti anche col senno di esser finiti in una guerra commerciale.
"Per le imprese italiane diventa più difficile esportare in un mercato dinamico, ricco e vasto che nel 2024 ha assorbito l’11% dell’export dei distretti”, riconosce il loro documento, che suggerisce però anche le strade da percorrere: “Contenere la frenata sul mercato americano puntando sulla qualità delle loro produzioni e, al contempo, cogliere opportunità di crescita in nuovi mercati. Già nel 2024, tra i primi merca…
MILANO – Esportazioni e saldo commerciale da record per i distretti italiani, nel 2023-2024, ma tutto suona ormai “vecchio” con gli annunci di Trump sui dazi che hanno sconvolto il panorama. Il Rapporto sui Distretti industriali di Intesa Sanpaolo offre però indicazioni di sistema interessanti anche col senno di esser finiti in una guerra commerciale.
"Per le imprese italiane diventa più difficile esportare in un mercato dinamico, ricco e vasto che nel 2024 ha assorbito l’11% dell’export dei distretti”, riconosce il loro documento, che suggerisce però anche le strade da percorrere: “Contenere la frenata sul mercato americano puntando sulla qualità delle loro produzioni e, al contempo, cogliere opportunità di crescita in nuovi mercati. Già nel 2024, tra i primi mercati per crescita in valore dell’export dei distretti vi erano Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Vietnam, Messico, Brasile, India”.
Senza dimenticare che, se davvero l’Europa (leggi soprattutto Germania), comincerà a investire seriamente ci saranno “nuovi spazi di crescita” nel Continente, che “resta la principale destinazione commerciale delle esportazioni distrettuali”.
Secondo il Rapporto, il fatturato si è stabilizzato a 344 miliardi (2023), ma la redditività dei distretti è migliorata sopra l’8%. “È proseguito il rafforzamento patrimoniale, con l’incidenza del patrimonio netto sul passivo salita al 34,4%, tre punti percentuali in più rispetto all’anno precedente e sei sopra la percentuale del 2019”, si legge. Dopo la frenata del fatturato stimata per il 2024 (-3,5%), “le prospettive per il 2025 sono condizionate dall’esito delle tensioni commerciali in corso che rischiano di annullare gli effetti positivi del rientro dell’inflazione e dei tassi di interesse europei”.
L’export ha segnato un record a quota 163,4 miliardi (+0,9%), con un avanzo commerciale oltre i 100 miliardi. “Si è messa in evidenza la filiera agro-alimentare” che “ha registrato un aumento dell’export a prezzi correnti pari al 7,1%”.
Ma dove va il made in Italy? Sempre più lonano: la distanza media percorsa dall’export è passata da 3.150 chilometri nel 2005 a 3.434 nel 2023. Al contempo, è aumentata la diversificazione degli sbocchi commerciali.
Se diversificare è una via obbligata viste le barriere Usa, dall’analisi emerge quanto sia importante alzare l’asticella: chi, ad esempio, ha puntato sui certificati di qualità ha visto salire margini al 10,2% nel 2023, dal 9,3% nel 2022. Le altre imprese distrettuali si sono fermate all’8,4%. Le imprese distrettuali con impianti di autoproduzione di energia hanno registrato un ebitda margin pari al 10,3%, quasi due punti in più rispetto alle altre. Questi vantaggi hanno interessato anche chi ha in portafoglio marchi o brevetti o certificati ambientali.
L’innovazione tecnologica gioca dunque “un ruolo determinante: dopo il 2020, grazie alla spinta del piano Transizione 4.0, si è assistito a un aumento della diffusione di tecnologie, con vantaggi significativi in termini di efficientamento dei processi, produttività, miglioramento di sicurezza e flessibilità”. E un spinta “è venuta anche dall’ingresso di giovani nel board, più attivi negli investimenti digitali e green. È fondamentale trattenere e attrarre competenze in azienda, puntando su miglioramento delle condizioni lavorative e welfare”, suggerisce l’analisi.