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Helene Rey: “Da Trump danno alla credibilità Usa e attacco mostruoso alle istituzioni”

Sheils Burnett 

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L’economista: “Abolire i dazi non basterà agli Stati Uniti per ripristinare la fiducia. La svolta tedesca sulla spesa per armamenti un grande sollievo”
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Helene Rey è stata tra le prime economiste a mettere in luce gli aspetti più problematici della globalizzazione finanziaria, e in quest’intervista con Repubblica sembra pessimista sulla possibilità che gli Stati Uniti possano riconquistare la fiducia andata in fumo in queste settimane. La professoressa della London Business School sottolinea che la fuga dal dollaro e dai bond americani non dipende solo dai dazi, ma dal “mostruoso attacco in atto alla qualità delle istituzioni americane”.

Professoressa, sui dazi c’è una semi tregua. Ma i picchi persistenti sui rendimenti dei treasuries americani sembrano segnalare che c’è un problema più profondo. O no?

“I dazi sono solo una parte della storia. Quest’Amministrazione da un lato è incompetente, dall’altra piccona il multilateralismo e perde la credibilità con ogni giorno che passa. Quanto ai dazi: ufficialmente la ratio è rimpatriare il lavoro. Ma anche incassare tasse alle frontiere. Le due cose non si tengono. E lo scompiglio che Tru…

Helene Rey è stata tra le prime economiste a mettere in luce gli aspetti più problematici della globalizzazione finanziaria, e in quest’intervista con Repubblica sembra pessimista sulla possibilità che gli Stati Uniti possano riconquistare la fiducia andata in fumo in queste settimane. La professoressa della London Business School sottolinea che la fuga dal dollaro e dai bond americani non dipende solo dai dazi, ma dal “mostruoso attacco in atto alla qualità delle istituzioni americane”.

Professoressa, sui dazi c’è una semi tregua. Ma i picchi persistenti sui rendimenti dei treasuries americani sembrano segnalare che c’è un problema più profondo. O no?

“I dazi sono solo una parte della storia. Quest’Amministrazione da un lato è incompetente, dall’altra piccona il multilateralismo e perde la credibilità con ogni giorno che passa. Quanto ai dazi: ufficialmente la ratio è rimpatriare il lavoro. Ma anche incassare tasse alle frontiere. Le due cose non si tengono. E lo scompiglio che Trump che sta creando non dipende solo da questo”.

E’ dovuto all’incertezza.

“Anche, certo, è un altro pezzo della storia. Perché se un giorno minacci i dazi e il giorno dopo li sospendi, crei un’incertezza devastante. E qualsiasi imprenditore o investitore ha bisogno di prevedibilità. Poi c’è anche un altro aspetto che salta agli occhi. La colossale corruzione: l’emissione delle criptovalute targate Trump nel giorno dell’inaugurazione, l’aggiotaggio con le anticipazioni via social media delle decisioni sui dazi. Sono tutti sintomi di un dilemma più grave”.

Quale?

“Stiamo assistendo a un mostruoso attacco alla qualità delle istituzioni americane. Gli attacchi ai giudici, il rifiuto di obbedire alla Corte suprema, i ricatti contro i grandi studi legali, le aggressioni contro le più prestigiose università, l’umiliazione della scienza: Trump sta distruggendo tutto ciò su cui si è basata la prosperità americana e che ha reso grande l’America, ossia l’innovazione, la produttività e un solido stato di diritto. Ed è questo il punto vero, è questo l’insieme di fattori che sta minando la credibilità americana e scatenando la fuga dal dollaro e dai treasuries. Negli Usa si stanno accumulando segnali negativi che impatteranno sulla crescita di lungo termine. Ed è spaventoso”.

Quindi non basterà abolire i dazi per ripristinare la fiducia negli Usa.

“Io penso di no, perché qui stanno agendo tante cose, tutte insieme. La fiducia è compromessa. E temo non sia reversibile”.

Lei pensa che ci possa essere persino un rischio default, se la crisi di fiducia si aggrava e la pressione sui bond aumenta ancora?

“Per ora no. Ma un dettaglio inquietante è che Stephen Miran, uno dei consiglieri di Trump, ha proposto di usare la clava geopolitica per ottenere uno scambio di titoli americani. Come dire: in cambio della garanzia della protezione militare americana, i Paesi che detengono treasuries dovrebbero essere obbligati ad accettare uno swap con bond a lunghissimo termine e a rendimenti bassi. Una forma di repressione finanziaria, un ricatto che di per sé, tecnicamente, rappresenterebbe un default. Trump lo farà? Nessuno lo sa. Ci si muove al buio. E ciò non aiuta certo a ripristinare la fiducia negli Usa”.

Oggi la Bce taglierà prevedibilmente i tassi. Ha lo stesso problema della Fed, stretta tra rischio inflazione e recessione?

“No. La Fed affronta un rischio stagflazione, ed è un dilemma non facile da risolvere. Per la Bce dipende tutto dalle risposte ai dazi. Se anche la Ue li metterà, anche noi rischiamo un po’ di inflazione. Ma al momento il rischio più forte viene dal probabile rallentamento della crescita. Certo, se si aggravasse la guerra degli Usa con la Cina, se ci fosse un’interruzione delle forniture come durante il Covid, ciò colpirebbe anche l’Europa”.

L’Europa prepara una deterrenza contro la Russia attraverso il piano di riarmo. E la Germania intende investire mille miliardi nelle infrastrutture e nella difesa nei prossimi dodici anni, e a debito. Non si rischia uno squilibrio in Europa con questa “turbo” Germania?

“Ci siamo lamentati a lungo del rigore tedesco, direi che la svolta tedesca è un grande sollievo. Deve assolutamente investire nelle sue infrastrutture. E l’Europa è un bene che investa nella difesa ma mi

auguro che avvenga attraverso acquisti comuni. L’Europa deve rafforzarsi e rendersi autonoma sulla difesa, sull’energia e nei settori strategici. Ma anche l’euro va rafforzato, sul piano globale”.

Se usassimo più eurobond per comprare sistemi di difesa comuni non rafforzeremmo l’euro?

“Assolutamente, emettere bond comuni europei rafforzerebbe moneta unica. Sulla difesa

ci consentirebbe anche di agire molto rapidamente. Ma se sul lungo termine sarebbe saggio, dopo qualche tempo, finanziare la difesa non più a debito”.

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